Centinaia di bandiere di Israele con il nastro giallo divenuto, simbolo della mobilitazione per il rilascio degli ostaggi, e cartelli con i volti dei prigionieri nelle mani di Hamas. Così “Piazza degli Ostaggi” a Tel Aviv vive il momento atteso da 737 giorni: il rilascio dei propri cari.
Lo scambio di ostaggi rappresenta la prima tappa del piano presentato dal presidente americano Donald Trump per mettere fine alle ostilità: il ritorno in Israele dei 48 ostaggi, vivi o morti, dovrà essere accompagnato dal rilascio da parte di Israele di 250 detenuti per “motivi di sicurezza”, tra cui molti condannati per attentati mortali contro Israele, e di 1.700 palestinesi arrestati a Gaza dall’ottobre 2023.
Sono arrivati a Khan Younis i veicoli della Croce rossa internazionale che prenderanno in consegna il secondo gruppo di ostaggi israeliani dalle mani di Hamas. Lo riferisce al Jazeera.
I sette ostaggi rilasciati questa mattina da Hamas hanno potuto vedere finalmente i loro famigliari, per la prima volta dopo 783 giorni di prigionia. Lo riferiscono le televisioni israeliane.
Matan Angrest, i fratelli Gali e Ziv Berman, Alon Ohel, Eitan Mor, Omri Miran e Guy Gilboa-Dala sono arrivati alla base Reim dove saranno sottoposti a un primo controllo fisico. La stampa ha pubblicano le prime foto di alcuni degli ex ostaggi che emozionati, storditi, ma soprattutto felici parlanno con i soldati
Sono arrivati alla base di Reim i primi sette ostaggi rilasciati quetsa mattina da Hamas. Lo riferisce il Times of Israel.
Matan Angrest, i fratelli Gali e Ziv Berman, Alon Ohel, Eitan Mor, Omri Miran e Guy Gilboa-Dala saranno sottoposti a un primo controllo fisico nel sito dell’esercito e incontreranno i loro famigliari per la prima volta dopo 783 giorni.
L’Air Force One con a bordo Donald Trump è atterrato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv in Israele
L’aereo del presidente americano Donald Trump ha sorvolato a bassa quota la piazza degli Ostaggi a Tel Aviv poco prima di atterrare all’aeroporto Ben Gurion. A quanto riporta la stampa israeliana, e nei video circolati sui social media, l’Air Force One e’ sceso abbastanza per consentire al Presidente di vedere l’enorme scritta ‘Grazie Trump’ sulla spiaggia della citta’, a ridosso della piazza.
Ad attendere Trump sulla pista c’erano il premier Benjamin Netanyahu e sua moglie Sara, l’inviato speciale americano Steve Witkoff, cosi’ come la figlia di Trump Ivanka e suo marito Jared Kushner.
Diversi ostaggi ancora nelle mani di Hamas hanno potuto chiamare i famigliari. “All’inizio ho rifiutato la telefonata perche’ non riconoscevo il numero. Sembrano a posto: la barba di David e’ un po’ piu’ bianca, ma va bene cosi’. Ho detto loro che lo adoro”, ha raccontato Sylvia Cunio, madre di David e Ariel Cunio.
Anche Einav Zangauker ha parlato con suo figlio Matan: “La guerra e’ finita, stai tornando a casa”, gli ha detto.
E cosi’ Nimrod Cohen, che ha parlato con i suoi genitori per la prima volta in 2 anni.
Tutti i 1.966 detenuti palestinesi usciti dalle prigioni israeliane sono saliti sugli autobus prima del loro rilascio, per lo scambio con gli ostaggi israeliani previsto dall’accordo di Sharm el Sheikh. Lo riferisce il Times of Israel citando anche l’agenzia Reuters.
Tra i detenuti ci sono 250 condannati per terrorismo che dovrebbero essere liberati dalla prigione di Ofer in Cisgiordania, anche se solo dopo che Hamas avra’ consegnato tutti gli ostaggi. Secondo i media arabi, le squadre della Mezzaluna Rossa palestinese sono entrate nella prigione per trasferire un prigioniero malato.
Il presidente americano Donald Trump ha assistito alla liberazione dei primi sette ostaggi israeliani dall’Air Force One che lo porta a Tel Aviv. “La storia mentre accade”, ha scritto la sua portavoce Karoline Leavitt sui social media, insieme a una foto della televisione che sull’aereo presidenziale trasmetteva immagini da Gaza e da Israele.
Hamas ha assicurato che rispetterà l’intera di Sharm el Sheikh, a patto che lo faccia anche Israele. “Assicuriamo il nostro impegno sull’accordo e sui relativi calendari, a condizione che Israele li rispetti”, si legge in una nota diffusa dai media.
“L’accordo che è stato raggiunto è il frutto della fermezza e della resistenza del nostro popolo”, si legge ancora nel comunicato delle Brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas. “L’occupazione avrebbe potuto riportare la maggior parte dei suoi prigionieri vivi molti mesi fa, ma ha continuato a temporeggiare”, si sottolinea.
“Ti aspettavamo”. Così il primo ministro Benjamin Netanyahu e sua moglie Sara hanno scritto a ciascuno degli ostaggi liberi da oggi, in un biglietto lasciato sul lettino che accogliera’ i rapiti negli ospedali dove saranno visitati. Lo ha riferito l’ufficio del premier. “A nome di tutto il popolo d’Israele, bentornato! Ti abbiamo aspettato. Ti abbracciamo. Sara e Benjamin Netanyahu”, si legge.
Il biglietto e’ parte del kit di benvenuto preparati dall’Autorita’ per gli ostaggi dell’ufficio del primo ministro e include vestiti, prodotti per l’igiene, un computer portatile, un cellulare e un tablet.
I sette ostaggi israeliani consegnati questa mattina da Hamas alla Croce Rosa sono sulla via per la consegna all’Idf. Lo riferiscono i media israeliani.
Sono stati rilasciati a Gaza i primi sette ostaggi israeliani che erano dal 7 ottobre 2023 nelle mani di Hamas. Lo ha annunciato la Croce Rossa, a quanto riportano media israeliani. I sette ostaggi sono stati consegnati da Hamas alla Croce Rossa.
La Croce Rossa si sta recando in un punto di incontro nel nord della Striscia di Gaza dove diversi ostaggi saranno trasferiti sotto la sua custodia, ha riferito l’esercito israeliano in un comunicato. “Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) sono pronte a ricevere altri ostaggi, che dovrebbero essere trasferiti alla Croce Rossa in un secondo momento”, aggiunge la nota.
L’ala armata di Hamas ha pubblicato un elenco di 20 ostaggi sopravvissuti detenuti a Gaza che dovrebbero essere liberati nell’ambito di un accordo raggiunto con Israele. Gli ostaggi citati dalle Brigate Ezzedine al-Qassam sul proprio canale Telegram fanno parte dei 48 prigionieri, sia vivi che deceduti, detenuti dai militanti palestinesi a Gaza. Nell’ambito dell’accordo” di cessate il fuoco e “per lo scambio di prigionieri, le Brigate al-Qassam hanno deciso di liberare i seguenti prigionieri sionisti vivi”, si legge in un comunicato del gruppo armato che pubblica l’elenco dei nomi dei venti ostaggi. Bar Kuperstein, Eviatar David, Yosef Haim Ohana, Segev Kalfon, Avitan Or, Elkana Buchbot, Maxim Harkin, Nimrod Cohen, Matan Tsengauker, David Cuneo, Eitan Horn, Matan Engerst, Eitan Mor, Gali Berman, Ziv Berman, Omri Miran, Alon Ohel, Guy Gilboa-Dalal, Rom Breslavsky e Ariel Cune. Questi i nomi che compaiono sulla lista.
Donald Trump è atteso in Israele alle 6,20 circa. Dopo uno scambio con Netanyahu, parlerà davanti al Parlamento e incontrerà i famigliari degli ostaggi. “La guerra è finita. D’accordo? Lo capite?”, ha dichiarato il presidente americano ai giornalisti al momento di lasciare gli Stati Uniti. Da parte sua, Netanyahu ha affermato che Israele ha ottenuto “vittorie immense, vittorie che hanno stupito il mondo intero. Devo dirvi che la lotta non è finita”, ha tuttavia aggiunto il premier israeliano in un discorso televisivo.
Dopo il suo breve soggiorno in Israele, Trump si recherà a Sharm el-Sheikh, in Egitto, per copresiedere insieme al suo omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi un “vertice per la pace a Gaza”, alla presenza dei leader di oltre 20 paesi e del segretario generale dell’ONU Antonio Guterres. La governance della Striscia di Gaza, devastata da due anni di guerra, sarà uno dei temi in discussione. I paesi mediatori dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza dovranno firmare un documento che ne garantisca l’applicazione, ha indicato una fonte diplomatica secondo cui questi paesi saranno gli Stati Uniti, l’Egitto, il Qatar e probabilmente la Turchia. Nessun responsabile israeliano parteciperà al viaggio, né tantomeno Hamas. L’Iran, da tempo sostenitore di quest’ultimo, è stato invitato ma non parteciperà.
Parallelamente al ritiro graduale già avviato dell’esercito israeliano, che mantiene il controllo del 53% della Striscia di Gaza, il piano americano prevede in una fase successiva che Hamas sia escluso dal governo della Striscia di Gaza, dove ha preso il potere nel 2007, e che il suo arsenale sia distrutto. Secondo il piano americano, il governo sarebbe affidato a “un comitato palestinese tecnocratico e apolitico” posto “sotto la supervisione e il controllo di un nuovo organo internazionale di transizione” guidato da Trump.
Filippo Borsani
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