Trump ai ferri Corte…

L’amministrazione Trump ha annunciato la presentazione di un ricorso alla Corte Suprema per i dazi dichiarati illegali. L’amministrazione Trump ha anche chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di esaminare rapidamente il suo ricorso, affermando che ha già danneggiato delicate trattative commerciali.

“Il Procuratore Generale… chiede rispettosamente a questa Corte di accelerare la risoluzione di questo caso nella massima misura possibile, data l’enorme importanza di confermare rapidamente la piena legittimità dei dazi del Presidente”, ha scritto John Sauer in una mozione depositata presso la Corte, richiedendo una discussione orale entro l’inizio di novembre.

 “I dazi di Trump sono in gran parte illegali”. È stata questa la sentenza di una corte d’appello federale americana nel bocciare le tariffe doganali imposte dal presidente americano.

Se non sarà ‘ribaltato’ dalla massima giurisdizione americana, il verdetto della Corte di appello potrebbe mettere in discussione gli accordi stipulati da Trump con l’Unione europea e con gli altri partner commerciali. I dazi, in ogni caso – come stabilito dai giudici – resteranno fino al 14 ottobre in modo da dare alla Casa Bianca il tempo di ricorrere al più alto tribunale Usa.

Nella sentenza – passata con 7 voti a favore e 4 contrari – si rileva che “la legge conferisce al presidente un’autorità significativa per intraprendere una serie di azioni in risposta a un’emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste azioni include esplicitamente il potere di imporre tariffe, dazi o simili”. Per i giudici, in sintesi, è “incostituzionale” la decisione di Trump di utilizzare i poteri di emergenza per giustificare i dazi.

La Corte di appello (confermando la sentenza di un tribunale di grado inferiore) contesta quindi la linea del presidente americano che, per imporre i dazi, si affida all’International emergency economic powers act (Ieepa). Ovvero a una legge promulgata nel 1977, che autorizza il Presidente a dichiarare un’emergenza nazionale in risposta a minacce insolite e straordinarie alla sicurezza nazionale, alla politica estera o all’economia degli Stati Uniti. “Sembra improbabile che il Congresso, emanando l’Ieepa – scrivono i giudici – intendesse concedere al presidente un’autorità illimitata per imporre dazi”.

Il Presidente americano ha ribattuto a stretto giro e ha acceso la battaglia giudiziaria: “Una corte d’appello di parte – ha scritto su Truth – ha erroneamente affermato che i nostri dazi dovrebbero essere rimossi, ma sa che alla fine gli Stati Uniti d’America vinceranno. Se questi dazi venissero mai eliminati, sarebbe un disastro totale per il Paese. Ci renderebbe finanziariamente deboli e dobbiamo essere forti. Gli Stati Uniti – ha proseguito Trump – non tollereranno più enormi deficit commerciali e dazi doganali e barriere commerciali non tariffarie ingiuste imposte da altri Paesi, amici o nemici, che minano i nostri produttori, agricoltori e tutti gli altri. Se lasciata in vigore, questa decisione distruggerebbe letteralmente gli Stati Uniti d’America. Per molti anni i nostri politici indifferenti e imprudenti hanno permesso che i dazi venissero usati contro di noi. Ora, con l’aiuto della Corte Suprema degli Stati Uniti – ha concluso – li useremo a beneficio della nostra nazione e renderemo l’America di nuovo ricca, forte e potente”. In un documento supplementare depositato poche ore prima della pubblicazione della sentenza, i funzionari dell’amministrazione Trump hanno sostenuto che bloccare i dazi globali dichiarandoli illegali avrebbe danneggiato la politica estera e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

“Una tale sentenza minaccerebbe i più ampi interessi strategici degli Stati Uniti in patria e all’estero, portando probabilmente a ritorsioni e alla risoluzione degli accordi concordati da parte dei partner commerciali esteri”, ha scritto il segretario al Commercio, Howard Lutnick. Nel frattempo, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha avvertito che sospendere le tariffe doganali “comporterebbe un pericoloso imbarazzo diplomatico”.

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