Niente più pause umanitarie nei combattimenti nella città di Gaza: da oggi il capoluogo della Striscia è zona di guerra. Ad annuncialo è stato l’Idf in un post sui social media.
“In conformità con la valutazione della situazione e le direttive del livello politico, a partire da oggi (venerdi’) alle ore 10:00 la pausa tattica locale nelle attività militari non sarà applicata all’area della città di Gaza, che costituisce una zona di combattimento pericolosa”, si legge.
“L’Idf continuerà a sostenere gli sforzi umanitari parallelamente alle operazioni offensive contro le organizzazioni terroristiche”, si assicura.
Per tutta la notte,droni, artiglieria pesante e aerei da combattimento hanno effettuato una serie di attacchi mortali, molti dei quali concentrati nella parte settentrionale della Striscia, in un’area nota come as-Sudaniya, al largo della strada costiera vicino a Beit Lahiya. La stragrande maggioranza delle persone in fuga dalla parte nord-orientale di Gaza City si è rifugiata in questa particolare area.
Secondo quanto riferisce al Jazeera, sarebbero almeno 30 i palestinesi uccisi dall’alba in attacchi israeliani in tutta Gaza, di cui cinque nell’area di al-Mawasi, ‘zona umanitaria’ nel sud designata da Israele come sicura.
A Gaza le organizzazione umanitarie “sono profondamente preoccupate” per il rischio di una prossima offensiva israeliana in altre zone di Gaza City. Lo ha detto il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric, nell’incontro quotidiano con i media internazionali.
“Alcuni quartieri – ha aggiunto -, hanno già subito attacchi mortali negli ultimi giorni. I nostri colleghi umanitari affermano che l’impatto di un’offensiva su vasta scala sarebbe più che catastrofico, non solo per chi vive in città, ma per tutta la Striscia di Gaza”.
Nonostante l’allentamento delle restrizioni da parte di Israele all’ingresso di convogli umanitari a Gaza, i rifornimenti sono ancora complessi e spesso ostacolati. Lo ha detto l’Onu nel suo bollettino su Gaza. “Tra mercoledì e martedì di questa settimana – ha dichiarato il portavoce – su 89 tentativi di coordinare movimenti con le autorità israeliane in tutta la Striscia di Gaza, solo il 59 per cento è stato facilitato. Un altro 26 per cento è stato inizialmente approvato ma poi ostacolato sul terreno, l’8 per cento è stato negato del tutto e il 7 per cento è stato ritirato dagli organizzatori”.
Nella Striscia di Gaza centinaia di migliaia di famiglie continuano a vivere in condizioni di sovraffollamento, “indegne e insicure”, nei siti di accoglienza per sfollati. Lo ha ricordato il portavoce dell’Onu. “Oggi (ieri, ndr) – ha aggiunto Stephane Dujarric -, la direttrice esecutiva del Programma alimentare mondiale, Cindy McCain, ha chiesto approvazioni più rapide per far entrare e circolare gli aiuti a Gaza, nonché garanzie di sicurezza per le persone che devono raggiungere l’assistenza e per gli operatori umanitari che devono arrivare a chi ha bisogno di aiuto”.
McCain, ha aggiunto il portavoce, ha visitato una clinica nutrizionale che sta mantenendo in vita i bambini e ha parlato con madri sfollate che hanno descritto la loro lotta quotidiana per sopravvivere, spesso alla ricerca di avanzi di cibo senza però trovare nulla.
“C’è stato – ha segnalato Dujarric -, un moderato aumento della quantità di beni umanitari e commerciali in ingresso nella Striscia. Ma questo e’ ancora ben al di sotto di quanto necessario per sostenere due milioni di persone, molte delle quali in condizione di fame estrema”.
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