Neganyahu

Rabbia e dolore per il nuovo attacco israeliano all’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud di Gaza, nel quale sono rimasti uccisi 20 palestinesi, tra cui 5 fotoreporter e un membro della protezione civile. Secondo le prime ricostruzioni, un drone esplosivo dell’Idf ha colpito il tetto dell’ospedale, uccidendo un giornalista. A questo è seguito un raid aereo dell’Idf che ha colpito reporter, medici e soccorritori accorsi sul posto.

“Israele esprime profondo rammarico per il tragico incidente avvenuto oggi all’ospedale Nasser di Gaza. Israele apprezza il lavoro dei giornalisti, del personale medico e di tutti i civili”. Lo scrive l’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che si ostina a negare l’evidenza di un attacco volontario e mirato, avvenuto con la tecnica del “second strike”.

Israele ha annunciato che condurrà “un’inchiesta immediata” sull’attacco e ha espresso “rammarico per qualsiasi danno arrecato a civili non coinvolti”. Le forze armate israeliane “non prendono in alcun modo di mira i giornalisti in quanto tali, e si adoperano il più possibile per ridurre al minimo i danni a loro arrecati, garantendo al contempo la sicurezza delle nostre forze”, ha fatto sapere.

“Restiamo allibiti di fronte a quello che sta succedendo a Gaza, nonostante ci sia la condanna del mondo intero. È proprio un non-senso”. Il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, commenta cosi’ il raid sul Nasser Hospital di Gaza.
“Sembra che non ci siano spiragli di soluzione sembra che la situazione diventi sempre di più complicata e sempre più precaria dal punto di vista umanitario, con tutte le conseguenze che vediamo quotidianamente”, aggiunge Parolin, parlando con i giornalisti a Napoli, a margine delle celebrazioni per la 75esima Settimana liturgica nazionale.

Tra le vittime, il fotoreporter di Al Jazeera Mohammed Salameh, il giornalista Moaz Abu Taha, il fotoreporter Hussam al-Masri di Reuters, la fotoreporter Mariam Abu Daqqa impegnata a coprire il conflitto per Associated Press e Ahmed Abu Aziz, collaboratore di Quds Network e altri media. L’emittente Al Jazeera ha condannato con forza “l’orribile crimine” di Israele che rientra nella “campagna sistematica per mettere a tacere la verità”. Anche Reuters e AP si sono dette scioccate e devastate per la morte dei loro collaboratori.

Il ministero della Salute palestinese nella Striscia, gestito da Hamas, ha condannato con forza “l’attacco odierno all’ospedale da parte delle forze di occupazione e l’uccisione di personale medico, giornalisti e personale della protezione civile”. Si tratta della “continuazione della distruzione sistematica del sistema sanitario e del genocidio. È un messaggio di sfida al mondo intero e a tutti i valori di umanità e giustizia”, si legge in una nota.

Dall’Associazione della Stampa Estera in Israele è arrivata la richiesta di una “spiegazione immediata” per l’attacco, con l’esortazione a Tel Aviv di “porre fine una volta per tutte alla sua abominevole pratica di prendere di mira i giornalisti”.

Secondo quanto riferito da Yedioth Ahronoth, l’attacco all’ospedale Nasser non è stato effettuato dall’Aeronautica Militare, ma da un missile terrestre o navale su richiesta della Brigata 36. I militari si trovavano nella zona e avevano individuato una minaccia proveniente dall’edificio. L’Idf sta indagando per capire che tipo di munizione sia stata usata contro l’edificio, dal momento che – in qualità di ‘luogo sensibile’ – non può essere attaccato senza l’autorizzazione di un alto ufficiale.

Meno di un mese fa aveva suscitato un’ondata di sdegno e condanna internazionale l’assassinio da parte di Israele del giornalista di Al Jazeera, Anas al-Sharif, insieme a quattro colleghi, mentre si trovavano in una tenda fuori dall’ospedale Al-Shifa a Gaza City. L’esercito israeliano si era difeso, sostenendo che il reporter era a capo di una cellula terroristica di Hamas. Dall’inizio della guerra oltre 200 giornalisti sono stati uccisi.

Filippo Borsani

Lascia un commento