Dazi ed Europa

Demonizzare TRUMP fa parte della propaganda interna, manca solo si dica , come a i tempi di Stalin, che mangia i bambini.

Non posso che trascrivere e fare mie alcune considerazioni di un noto e “navigato” analista, politico e parlamentare di lungo corso oggi dedicato agli studi ed alla sensibilizzazione della responsabilità, di cittadini e politici

Grande conoscitore degli Stati Uniti, ci siamo inizialmente incontrati e intesi in missioni all’estero per poi stabilire un’intesa, ormai da decenni.

Tutti a piangere per i dazi imposti all’UE da quel matto e cattivone di Trump, che peraltro non fa che applicare il suo programma elettorale e che – a dispetto di quello che viene raccontato ai teleutenti italiani – è sempre più apprezzato da molti americani perché così può ridurre deficit e tasse.

Tutti a piangere, da destra a sinistra, per i dazi imposti all’UE da quel matto e cattivone di Trump

Con l’obbiettivo di ottenere dei “ristori” (brutto ed indebito termine), nazionali ed europei, ossia dei sussidi che alimentano solo speculazione e clientelismo, e nulla in realtà contribuiscono all’occupazione

Al di là delle poche capacità colloquiali e personali della Van der Leyen – che sta in piedi sostanzialmente perché l’Europa non può permettersi proprio adesso una crisi di vertice (e per la quale quindi le crisi internazionali e i dazi sono una polizza sulla vita) – sarebbe anche ora che gli europei, e gli italiani in particolare, facessero comunque un po’ di autocritica trasformando la “crisi dazi” in una opportunità.

La Coldiretti, per esempio, oltre che aggiornarci in tempo reale sui danni all’agricoltura (se piove, tempesta, fa caldo o freddo oppure tira vento, prima di sera uscirà con suo un comunicato di aggiornamento sulle perdite causate dal meteo ai produttori) potrebbe spiegarci perché in un supermercato svedese tutta la verdura e la frutta arrivi da mezzo mondo salvo che dall’Italia, oppure perché il prosciutto San Daniele tre settimane fa fosse in vendita ad Oslo (Norvegia) a 139 corone l’etto (12 euro all’ ETTO!) ovvero il doppio rispetto al prosciutto spagnolo presentato nella stessa vetrina ed ancora perchè un calice di barbera da tavola viene servito da ristoratori italiani, alla fine di una consolidata filiera logistica (e di speculazione) a 20-27 dollari, ossia – nella migliore e più onesta delle ipotesi (otto calici a bottiglia)- a 160/200 dollari a bottiglia (prezzo al litro tra 213 e 266 dollari, costo alla produzione ben sotto i 5 dollari, prezzo medio di vendita al consumo in Italia, di un buon prodotto intorno ai 6 euro ). C’è qualcosa che non funziona, soprattutto se confrontato con l’ottimo vino cileno (degli stessi vitigni italiani) “daziato” pesantemente anch’esso, per non parlare del vino spagnolo… serviti a frazioni di tali prezzi, e senza considerare il vino californiano che viene criticato (dagli italiani) per i costi…

Se gli Stati Uniti rappresentano (solo) il 10% della nostra esportazione agricola e vitivinicola, come mai intanto sui mercati europei non c’è una maggiore presenza di “Made in Italy” a compensare la possibile futura crisi di quello americano?

In Europa (ma anche da noi) la frutta e la verdura arriva troppo spesso da Marocco, Egitto e Spagna e importiamo mirtilli dal Perù, cozze dal Cile e pomodori dall’Olanda.

Consumiamo di più il “Coltivato in Italia”: volendo si può, magari rinunciando a primizie fuori stagione che spesso non solo non sanno di niente, ma magari sono anche impestate di prodotti chimici assurdi oltre al costo economico ed ecologico del loro trasporto.

Lo stesso vale ancora di più per l’Europa: ha senso finanziare la viticultura sudafricana (15 milioni di contributi UE) per ritrovarsi nuovi concorrenti interni ed internazionali proprio in un settore così delicato?

E come mai in un nostro qualsiasi supermercato le angurie raramente quest’anno sono scese sotto l’euro al chilo se poi si lasciano marcire nei campi, come i pomodori o i meloni?

Se la catena di distribuzione dei prodotti italiani in Italia e all’estero non funziona la colpa non è di Trump, ma prima di tutto interna e migliorarla sarebbe un dovere e un vantaggio per tutti, non solo per l’esportazione verso gli USA.

Certo che è tutto collegato, dal prezzo dei trasporti alle infiltrazioni mafiose, ma alla fine troppe volte usciamo dal mercato semplicemente per colpa nostra.

Per esempio le scelte prima di Alitalia e poi di ITA di cancellare i contatti aerei tra Milano, gli USA e il resto del mondo non è stata miope e controproducente?

Tutto accentrato a Roma e così tutto il Nord vola con compagnie estere e se un turista dalla Florida vuole venire in Nord Italia dopo il COVID tuttora non ha un volo diretto da Miami, tanto che deve passare da New York o da un altro scalo europeo.

Non è forse il turismo una delle principali “industrie” italiane? Eppure Malpensa è desolatamente sottoutilizzata e ridotta agli arrivi di Easyjet e Ryanair .

Nessuno ci obbliga a sanzionare la Russia, ma se decidiamo di farlo per motivi ideologici e per giustamente protestare contro l’invasione in Ucraina almeno controlliamo le spese militari che aiutano Kiev e chiediamoci perché quei paesi che fanno parte della NATO (ad esempio la Norvegia) non debbano operare sconti di prezzo sui propri prodotti (gas) almeno agli alleati. L’Europa in tre anni e mezzo di crisi energetica non è stata in grado (meglio, non ha voluto) stabilire neppure un prezzo univoco per l’energia e così i nostri prodotti costano comunque di più anche sul mercato interno europeo. Se non diventiamo più efficienti al nostro interno ne sopportiamo poi le conseguenze e quindi non serve a molto prendersela con Trump che, da presidente USA, alla fine fa soltanto il proprio mestiere. GIAN CARLO PODDIGHE

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