Ursula von der Daje!

Il Parlamento europeo ha bocciato la mozione di sfiducia nei confronti della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. I voti favorevoli sono stati 175, quelli contrari 360 e gli astenuti 18. I votanti sono stati 553 su 719.

Seppur scontato l’esito dell’iniziativa promossa dall’eurodeputato romeno dell’Ecr, Gheorghe Piperea, non manca di offrire dei segnali politici. Il primo fra tutti la scelta della delegazione di Fratelli d’Italia – insieme a uno schieramento dell’Ecr – di non partecipare al voto. Non un’astensione né un voto contrario, come inizialmente si prospettava per Fdi.

Il risultato è che i conservatori sono usciti spaccati: polacchi e romeni a favore della sfiducia; i belgi contro, gli italiani (e altri) assenti. “La nostra priorità resta quella di rafforzare la cooperazione sui singoli dossier con le forze politiche affini, sia al centro che a destra, che condividano i nostri obiettivi e sappiano andare oltre le barriere nazionali e i pregiudizi ideologici, cavalcando il vento del cambiamento generato dalle ultime elezioni europee”, hanno spiegato i capidelegazione di chi non ha partecipato alla votazione, tra cui Carlo Fidanza. Hanno ritenuto “controproducente alimentare divisioni interne all’Unione” in un “contesto internazionale complesso”. Una scelta che non poteva passare inosservata.

In primis dagli italiani che hanno votato a favore della sfiducia: il Movimento 5 Stelle e la Lega, che hanno rivendicato la propria coerenza. “Meloni è la stampella di von der Leyen”, hanno accusato i Cinquestelle. “Siamo l’unica forza del centrodestra contraria a questa Commissione”, ha insistito la Lega. Forza Italia esce dalla partita senza scossoni, compatta in difesa di von der Leyen (come d’altronde tutto il Ppe di cui fa parte).

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