La CINA e la contesa sul mare

Per quelli della mai età, non ancora nè anziani e meno inutili, per l’esperienza acquisita e per il fatto che nulla ci spaventa e meno quanto abbiamo già vissuto, non è cosi drammatico riconoscere che ci troviamo ina situazione di conflitto latente, forse quello della guerra fredda di non antica memoria, certamente quello di una pace diventata molto fredda per non averla tutelata come si sarebbe dovuto.
Abbiamo avuto difficoltà a prevedere i rischi ed anticipare le rivalità, e pur avendo una trave nell’occhio, la Russia con il ritorno dell’antica minaccia, non riusciamo a capire che il pericolo maggiore, la vera rivalità deriva dalla Cina e dalla sua strategia per il dominio globale.
Se nel teatro europeo la minaccia percettibile può essere è la Russia, difficile da accettare per molti anche per motivi ideologici, la realtà ci parla delle priorità dell’Indopacifico, degli interessi della Cina, soverchianti i nostri, e condizionanti il nostro sviluppo, ed i fatti recenti portano chiedersi quali sono i vantaggi che Jinping pensa di poter ricavare da uno scontro, e se pensa che il momento sia vicino.
Voglio condividere la prima parte di un lungo rapporto che abbiamo cominciato a presentare in un evento di ieri:

Dominio marittimo, controllo del commercio mondiale, potere navale: per la Cina la conquista della marittimità, in ogni sua forma, è condizione essenziale per il dominio del commercio e pertanto dell’economia globale.
Per la Cina il dominio del Pacifico è condizione prioritaria di sicurezza (ma anche di aBermazione politica).
Si continua a parlare, spesso a sproposito, di Indopacifico, ma mentre l’Oceano Pacifico è l‘area di diretto confronto tra Cina e Stati Uniti (e la contesa del Pacifico è stata alla base dei maggiori conflitti del secolo scorso), l’Oceano Indiano – il più “piccolo” degli oceani – è l’area condizionante, la limitante possibile e fondamentale dell’espansionismo cinese.
L’Oceano Pacifico è l’area di contesa, il punto di propagazione delle aspirazioni o pretese cinesi, l’Oceano Indiano, con i suoi accessi, è l’area di scontro probabilmente più vicina.
Per l’Occidente, e riesumando a proposito un ormai desueto detto, per il mondo libero è fondamentale il controllo se non il dominio di questo Oceano.
Per il controllo dell’Oceano Indiano si sta rivelando non solo opportuna ma necessaria una nuova convergenza di alleanze, forse la premessa di una mega alleanza di carattere marittimo, una convergenza a vantaggio di tutti i paesi i cui interessi gravitano sul mare, anche se geograficamente con si aBacciano sull’ Oceano Indiano.
Una convergenza di interessi che può tradursi o meno in una mega alleanza strutturata, è difficile pensare a un modello sulla falsariga della NATO, ma certamente la consapevolezza di un teatro dove è necessaria la presenza e soprattutto la capacità di operarci stabilmente: se è al centro dei programmi della Cina deve esserlo maggiormente per i paesi occidentali, quelli UE con l’Italia in testa, paese Mediterraneo e più esposto come interessi.
Una convergenza di interessi che può o dovrebbe concretarsi in un patto superando le difficoltà della maggior parte degli attuali (e probabili oltre che possibili) partner, distanziati tra loro dall’acqua o da significative barriere terrestri, con gli stessi ostacoli che li separano dal territorio e dalle aree di influenza del comune potenziale avversario.
Si tratta di circostanze che in caso di guerra potrebbero anche favorire la difesa, ma al momento potrebbero anche complicare gli sforzi per organizzare e tenere insieme una coalizione di contrasto che dovrebbe essere in grado di scoraggiare la guerra (ed ancora potrebbe essere in grado di farlo).
Nuova rivalità, ormai patente e diBusa, quella cinese, che agisce come collante ma anche le difficoltà di paesi/nazioni separati da immense distanze, separati soprattutto dall’acqua: il mare, motivo e strumento di affinità e di unione, ma anche difficoltà di coesione.
Se nel teatro europeo per alcuni la minaccia è la Russia, la realtà ci parla delle priorità dell’Indopacifico, degli interessi della Cina, ed i fatti recenti portano chiedersi quali sono i vantaggi che Jinping pensa di poter ricavare da uno scontro, e se pensa che il momento sia vicino.
Il commercio rimane il motore essenziale della crescita cinese e la maggior parte degli scambi avviene via mare: in sintesi, si può aBermare che oggi la Cina è una grande potenza perché è diventata una nazione marittima.
Per il commercio la Cina ha puntato sulla marittimità, nel senso più ampio del termine, cercando di asservire l’occidente alle sue crescenti necessità e capacità, adottando ogni possibile pratica, dal dumping, alla politica del debito (strangolamento, tanto di realtà locali quanto di interi paesi),
alle interferenze nella politica interna dei paesi corrispondenti: il commercio è stato drogato, a livello globale, ed oggi è un fattore di rischio, ed un innesco di conflitti.In quest’ottica la strategia cinese travalica l’Indopacifico, riguarda i mari confinanti, e ci riguarda ampiamente e direttamente, con l’area chiave del Mediterraneo
Pur con una ovvia posizione di forza ad Oriente, almeno per ora la posizione della Cina rimane e rimarrà ancora piuttosto fragile nell’Oceano Indiano: e se questo vale va preso atto che l’Oceano Indiano è ancora blu (e non giallo) e per questo spazio vale ancora il termine “minaccia cinese”, che, come tale, può e deve essere contrastata…. considerazioni spicciole e contingenti, sulle quali riflettere per generare soluzioni, sia lontane, che ci devono coinvolgere e vedere presenti sugli oceani, ma anche vigili ed attivi nel cortile di casa, anzi nei nostri mari e nei nostri porti. GIAN CARLO PODDIGHE


Per chi fosse interessato, oltre consultarlo, può scaricare il testo completo al link:
https://www.academia.edu/130277261/La_CINA_e_la_contesa_sul_mare_Indopacifico_ed_Oceano_Indiano_il_peso_delle_alleanze?email_work_card=title

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