Raggiungere i 9 miliardi di euro di esportazioni agroalimentari negli Stati Uniti è l’obiettivo secondo Coldiretti e Filiera Italia, anche se pesano i dazi e il dollaro debole. Il primo mese di applicazione dei dazi USA ha drasticamente ridotto la crescita delle esportazioni di cibo Made in Italy negli States, crollata al +1,3% rispetto al +28,7% dell’anno precedente. Un campanello d’allarme da tenere in considerazione rispetto alle trattative in corso tra Unione Europea e Stati Uniti.
Ad affermarlo è un’analisi Coldiretti su dati Istat diffusa in occasione dell’apertura del Fancy Food a New York, con l’incontro su “L’eccellenza del modello alimentare italiano” organizzato da Coldiretti e Filiera Italia al Padiglione Italia (Level 3 – stand No. 2718), con la presenza di Vincenzo Gesmundo, Ettore Prandini, Francesco Lollobrigida, Luigi Scordamaglia, Matteo Zoppas, Maurizio Massari, Michele Candotti e Jacopo Morrone.
Ad aprile, quando sono entrate in vigore le tariffe aggiuntive sulle merci europee volute dal presidente Donald Trump (prima al 20%, poi dimezzate al 10%), la crescita delle esportazioni agroalimentari negli USA è drasticamente diminuita rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Anche rispetto al primo trimestre 2025, che aveva segnato un +11%, il confronto è negativo. Per un bilancio più chiaro si attendono i dati di maggio e giugno, quando l’effetto “scorte” sarà esaurito.
I primi segnali negativi sono arrivati dal vino: secondo Coldiretti su dati Eurostat, ad aprile si è registrato un calo del 9%, contro il +18,1% dell’aprile 2024. Le vendite di formaggi restano positive (+7%), ma lontane dal +24,5% dell’anno precedente. Per l’olio d’oliva si passa dal +75% al -17%.
I dazi impattano anche sui consumatori americani, con l’aumento dell’inflazione e l’indebolimento del dollaro. Se il dazio al 10% dovesse restare, comporterebbe un aggravio di spesa di quasi 800 milioni di euro per i cittadini USA, con ricadute sulle aziende italiane. Aumenta anche il rischio Italian sounding: gli USA sono in testa per la produzione di falsi Made in Italy, con un valore di oltre 40 miliardi, in particolare nei formaggi.
“È importante che l’UE trovi una soluzione diplomatica condivisa per evitare i danni delle guerre commerciali, ma è altrettanto essenziale affrontare i dazi interni che penalizzano le imprese”, sottolinea Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. Vincenzo Gesmundo aggiunge: “I dazi USA rischiano di avere un peso rilevante sull’economia nazionale. A pagarne le conseguenze potrebbero essere tutti i cittadini italiani”.
“L’evento di oggi è finalizzato a contrastare la riduzione delle esportazioni evidenziando come il cittadino americano sia sempre più interessato al nostro modello alimentare”, ha dichiarato Luigi Scordamaglia, AD di Filiera Italia. “La nostra dieta equilibrata è un toccasana contro le malattie non trasmissibili legate al consumo di alimenti ultraprocessati, tema al centro della strategia ONU di quest’anno”.
Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, i dazi imposti durante la prima presidenza Trump avevano portato a una diminuzione delle esportazioni tra il 2019 e il 2020: -15% per la frutta, -28% per carni e prodotti ittici lavorati, -19% per formaggi e confetture, -20% per i liquori. Anche il vino, pur non colpito inizialmente, aveva registrato un -6%.
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