Attenti a quei due (guerrafondai)

E’ ormai chiaro che Trump e Netanyahu procedano a braccetto e abbiano visioni comuni e piani ben precisi riguardo i nuovi assetti del Medioriente. E il giorno dopo l’operazione Midnight Hammer cercano di convincere l’opinione pubblica che il loro agire sia corretto e giustificato. “Tutti i siti nucleari in Iran hanno subito danni monumentali, come mostrano le immagini satellitari. Annientamento è un termine esatto”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a 24 ore di distanza, sente il dovere di tornare sugli effetti del bombardamento americano avvenuto nella notte tra sabato e domenica ai danni di siti nucleari iraniani.

E lo fa proprio mentre molti media americani stanno sollevando dubbi sull’efficacia di tali attacchi. “I danni maggiori si sono verificati molto al di sotto del livello del suolo” scrive sul suo social network Truth, quasi a rassicurare chi invece, proprio analizzando le immagini satellitari, ipotizzava un impatto quasi irrilevante dei bombardamenti.

Ma la tensione resta alle stelle e, secondo fonti citate dal New York Times, diversi funzionari militari e di intelligence americani avrebbero rilevato segni che le milizie sostenute dall’Iran si stanno preparando ad attaccare le basi statunitensi in Iraq.

I parlamentari israeliani hanno dovuto interrompere le riunioni della commissione all’interno della Knesset per rifugiarsi nelle aree protette, dopo aver ricevuto avvertimenti dal Comando del Fronte Interno. Le sirene stanno attualmente suonando a Gerusalemme e in numerose altre città dopo i lanci di missili dall’Iran. Lo riferisce il Times of Israel.

La Cina ha esortato l’Iran e Israele a ridurre l’escalation per prevenire la “ricaduta” della loro guerra, mentre i combattimenti tra i due nemici infuriano per l’11 giorno. “La parte cinese esorta le parti in conflitto a prevenire la ripetuta escalation della situazione, evitare risolutamente le ricadute della guerra e tornare sulla strada della risoluzione politica”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun.

“Respingiamo qualsiasi tentativo di organizzare un cambio di regime con la forza. Crediamo nel diritto dei popoli all’autodeterminazione e abbiamo fiducia nel popolo iraniano, che ha resistito eroicamente contro il regime di cui abbiamo denunciato le azioni, per decidere del proprio futuro, per scegliere autonomamente il momento e le circostanze in cui cambiare regime. Sarebbe illusorio e pericoloso pensare che con la forza e le bombe si possa provocare un tale cambiamento”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, al suo arrivo al Consiglio Esteri.

“Oggi l’Europa può mettere a disposizione la propria esperienza, competenza e conoscenza approfondita di tali questioni per aprire uno spazio di negoziazione che porti a un inquadramento delle attività destabilizzanti dell’Iran. È quanto abbiamo dimostrato venerdì scorso a Ginevra, con la Germania e il Regno Unito, dove abbiamo avviato un dialogo con le autorità iraniane. Dialogo che auspichiamo possa proseguire per giungere a una soluzione definitiva di tali questioni e a una risoluzione attraverso la negoziazione dei problemi che riguardano la nostra stessa sicurezza”, ha concluso.

L’Idf ha attaccato sei aeroporti iraniani nell’ovest, nell’est e nel centro del paese. Lo ha riferito il portavoce dell’esercito israeliano, il quale ha aggiunto che gli attacchi aerei hanno danneggiato piste, recinti sotterranei, un aereo di rifornimento e 15 caccia ed elicotteri F-14, F-5 e AH-1 appartenenti al regime iraniano.

Il nuovo capo dell’esercito iraniano, il maggiore generale Amir Hatami, ha detto che “ogni volta che gli americani hanno commesso crimini contro l’Iran, hanno ricevuto una risposta decisiva, e anche questa volta accadrà lo stesso”. Lo riporta l’agenzia di stampa Fars.

Israele ha commesso un “grave errore” e “deve essere punito”. Lo si legge in un account social associato alla guida suprema iraniana Ayatollah Ali Khamenei, in quelli che sarebbero i suoi primi commenti da quando gli Stati Uniti si sono uniti alla guerra di Israele.
Nel post pubblicato su X si legge: “Il nemico sionista ha commesso un grave errore, ha commesso un grande crimine; deve essere punito e verrà punito; viene punito proprio ora”.
Il post è accompagnato da un’immagine di un teschio con la stella di Davide, in cima a una città oscurata con missili che piovono dal cielo.

Nella notte l’esercito israeliano ha dichiarato di aver effettuato attacchi contro “obiettivi militari iraniani”, tra cui siti di lancio e stoccaggio di missili (circa 20 jet da combattimento e oltre 30 munizioni), e allo stesso tempo sono stati intercettati alcuni missili iraniani da Israele. Le sirene d’allarme sono risuonate a Tel Aviv, a Gerusalemme e in buona parte di Israele.

I prezzi del petrolio sono balzati aggiungendo il livello più alto da gennaio, dopo l’attacco Usa in Iran che ha alimentato i timori per l’approvvigionamento. Hanno segnato prima un rialzo del 4% poi hanno ripiegato. Sui circuiti asiatici il Brent ora passa di mano a 77,90 dollari al barile in progresso dell’1,16%. I future sul WTI avanzano dell’1,18% a 74,71 dollari.

Secondo Goldman Sachs, il Brent potrebbe raggiungere un picco di 110 dollari al barile se il flusso di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz venisse dimezzato per un mese, per poi rimanere in calo del 10% nei 11 mesi successivi. La banca d’affari continua a non prevedere interruzioni significative dell’approvvigionamento di petrolio e gas naturale. Dall’inizio del conflitto tra Iran e Israele, il Brent e’ aumentato del 13% mentre il WTI ha guadagnato circa il 10%.

Non va infatti dimenticato che l’Iran produce circa 3,3 milioni di barili di petrolio al giorno: è il nono produttore mondiale di petrolio. Di questo, ne esporta poco meno della metà (1,5 milioni di barili). Ma è soprattutto la limitazione o l’interruzione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz a mettere in allarme gli operatori del mercato.

Giorgio Cavalli

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