Difesa nazionale ed europea: il consenso e l’urgenza

Prendendo spunto da un centrato fondo di Galli della Loggia, ci sono in giro tanti «comunicatori» (sia intellettuali tradizionali sia influencer del nuovo tipo) impegnati a negare che le minacce — incombenti anche sul nostro paese, quali il venir meno della protezione americana dell’Europa senza avere reali alternative, la pretese dell’imperialismo russo — siano di portata tale da obbligare l’Europa a cercare nuove strade per ricostituire proprie ed autonome condizioni di sicurezza.
Una moltitudine che sostiene che armarsi per difendersi sia, e sia sempre stato, solo un modo per scatenare le guerre
Accanto a una forte minoranza che ha capito quale sia la portata delle novità e si appresta ad accettare di vivere nelle nuove condizioni, c’è una maggioranza che, col conforto dei messaggi dei suddetti intellettuali/influencer, pensa che non ci sia alcun bisogno di rinunciare alle vecchie abitudini, la principale delle quali consisteva nella diffusa convinzione che la sicurezza fosse dovuta, al massimo un pasto gratis, un “sospeso” lasciato da un benefattore.
Dopo decenni di propaganda mirata a dimostrare che la sicurezza non dipendeva dalla deterrenza offerta dalle armi americane, ma dagli alti ideali di pace che guidano la raffinata civiltà delle eccellenze (sempre da dimostrare) in cui ci culliamo, risulta inevitabile che sia difficile far capire subito che non era così, che la sicurezza è fondamentale per vivere in pace e in democrazia e che se viene meno, è necessario intervenire (e investire) per ricostituirne a tutti i costi le condizioni
Prima o poi, la realtà, con le sue durezze, finisce per imporsi, ma bisogna vedere che non sia troppo tardi.
La pianificazione è preveggenza e precauzione, ed è quello che sembra mancare quando comunicatori e decisori parlano di “Esercito Europeo” o comunque di armi e armamento dell’Europa, ma necessità di sicurezza e di difesa dell’Europa sono per oggi (se non per ieri).
Per il momento non si cerca un vero consenso a livello nazionale, e blandamente a livello comunitario: al di là di dichiarazioni roboanti, si gioca sull’emergenza e si spera solo che l’urgenza si imponga grazie a pressioni ed interventi via via resisi necessari nelle condizioni internazionali, ogni giorno più assillanti ed impegnative.
Purtroppo, per assumersi responsabilità che potrebbero anche essere impopolari … si continua sperare nel peggio, ossia nel momento in cui la situazione sia talmente grave da imporre convergenze per la difesa del Paese che oggi sembrano inconcepibili, improponibili ai fini della popolarità e del consenso elettorale. Gian Carlo Poddighe

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