Ballal coi lupi…

Una nuova vergognosa azione del governo israeliano e dei coloni estremisti israeliani si aggiunge alle tante già perpetrate a danno del popolo palestinese. Le forze israeliane hanno arrestato Hamdan Ballal, uno dei co-registi del film-documentario premio Oscar “No Other Land”, mentre era in cura in un’ambulanza a Massafer Yatta (Cisgiordania occupata), perchè aggredito e picchiato da un gruppo di coloni. Lo ha riferito il produttore del film.

“Un gruppo di coloni ha appena linciato Hamdan Ballal. Lo hanno picchiato. Lui ha ferite alla testa e allo stomaco. I soldati hanno preso d’assalto l’ambulanza che aveva chiamato e lo hanno portato via. Da allora non c’è più traccia di lui”, ha denunciato Yuval Abraham, il co-regista israeliano del film, sul suo account X.

Secondo la società di produzione del film, gli eventi si sono verificati intorno alle 18 di lunedì 24 marzo quando una dozzina di coloni israeliani ha attaccato il villaggio palestinese, Susiya, di Masafer Yatta, ferendo persone e distruggendo proprietà.

“Il gruppo di assalitori è arrivato con manganelli, coltelli e almeno un fucile d’assalto; molti erano anche mascherati. Cinque attivisti ebrei americani si sono recati sul posto per documentare l’attacco e sono stati violentemente aggrediti dai coloni, che hanno anche usato pietre per distruggere il loro veicolo con gli attivisti all’interno”, si legge nella nota. Durante l’attacco, Ballal è stato ferito “tra sangue e gonfiore” e mentre i paramedici lo curavano, le forze israeliane lo hanno arrestato insieme a un altro palestinese. La casa di produzione non sa dove si trovi Ballal e se stia ricevendo cure mediche.

“No Other Land” copre cinque anni di registrazioni (2019-2023) a casa del giornalista palestinese Basel Adra nel gruppo di villaggi di Masafer Yatta, nella Cisgiordania occupata, che mostrano le demolizioni di case, scuole, pozzi d’acqua e strade da parte dell’esercito israeliano e che continuano ancora oggi.

Il 3 marzo il film ha vinto l’Oscar per il miglior documentario e da allora il gruppo di attivisti israelo-palestinesi Standing Together ha organizzato proiezioni a Tel Aviv e in altre città del paese, dopo che il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha chiesto ai cinema israeliani di non proiettare il film.

Massimiliano Orfei

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