Nel momento in cui si sta lentamente profilando una presa di coscienza e un possibile distanziamento del necessario protezionismo e conservazionismo ambientale dal pernicioso radicalismo green, ed i primi a rendersene conto ed a dare un segnale sono i grandi gruppi finanziari, che si sono resi conto dello spreco di denaro, per pochi, invece di dedicarlo a grandi programmi, per molti, compresa la tanto reclamata sanità, vale la pena di risalire agli inizi ed alle motivazioni di questa deriva, dell’ubriacatura dell’ideologia green che permette alla politica di non assumere vere responsabilità, la colpa è sempre degli altri, del cambio climatico, delle cattive abitudini individuali ….
Nel corso di una ricerca sulle amministrazioni USA, ho rintracciato un interessante trafiletto, che voglio condividere, e bisogna risalire ad un altro periodo storico molto agitato, con un politico molto osannato, in questi giorni della sua scomparsa, dimenticato che si trattò di uno dei peggiori governanti occidentali, uno che sbagliò sempre, rovinando ogni cosa di cui si occupava. (anche la democrazia, con il centro che porta il suo nome, che ha fornito sempre lo scudo per le elezioni truccate che hanno portato alle peggiori dittature, in particolare in Sud America)
La dittatura pseudo ambientalista, l’odio per la società del benessere trasformata in società dei consumi, risale a quasi mezzo or sono, al 15 Luglio 1979.
Si era nel pieno della drammatica crisi energetica che investì gli Stati Uniti, a causa del vertiginoso aumento del prezzo del petrolio e della riduzione delle esportazioni di greggio verso l’Occidente da parte dei paesi dall’Opec: il candido, inadeguato presidente Carter – uno che aveva ostacolato in tutti i modi lo sviluppo dell’energia nucleare e la costruzione di nuove centrali, per puntare solo sulle insufficienti fonti alternative green – si rivolge alla nazione, che aspettava, con trepidazione risposte dal presidente, in un famoso discorso televisivo, che passerà alla storia, purtroppo, come il discorso del malessere.
Il triste e mediocre Carter, anziché rassicurare i cittadini proponendo le sue soluzioni al superamento della crisi energetica, accuserà, invece, colpevolizzandoli, gli americani, a causa del loro stile di vita e delle loro eccessive pretese.
“Troppi di noi – dice Carter – ora tendono ad adorare il consumismo e non si preoccupano delle conseguenze delle loro azioni. L’identità umana non è più definita da ciò che si fa, ma da ciò che si possiede. Ma abbiamo scoperto che possedere e consumare cose non soddisfa il nostro desiderio di significato”.
E propone come soluzione il cambiamento delle proprie abitudini:
“Vi chiedo per il vostro bene e per la sicurezza della vostra nazione di non fare viaggi inutili, di condividere i viaggi in auto o i mezzi pubblici ogni volta che potete, di lasciare parcheggiata la vostra auto un giorno in più a settimana, di non alzare troppo i termostati per risparmiare energia. Ogni atto di conservazione dell’energia come questo è più del semplice buon senso: vi dico che è un atto di patriottismo. Quindi, la soluzione della nostra crisi energetica può anche aiutarci a vincere la crisi dello spirito nel nostro Paese; può riaccendere il nostro senso di unità”.
Questo lugubre discorso fece sprofondare gli americani nella più cupa depressione; ma alimentò anche la rabbia e le divisioni, nella stessa società americana, ma anche tra primo, secondo e terzo mondo, i livelli e le divisioni su cui si muoverà il centro da lui fondato, che arrivò persino a proporre per il Nobel il dittatore Chavez, dopo averne validato elezioni farsa.
Poco valse che la stessa rabbia, le stesse divisioni sociali portassero, di lì a poco, un anno dopo, alla cacciata dell’ingenuo, stolto Carter, a robuste pedate nel sedere dalla Casa Bianca, per sostituirlo con un presidente ottimista, pragmatico e con una visione chiara del futuro, che consentirà al Paese di uscire dalla crisi con poche, semplici soluzioni: tra le quali, anche, il ricorso all’energia nucleare.
“La mia amministrazione – dirà Reagan nel 1981 – è impegnata nell’uso dell’energia nucleare come elemento cruciale nell’enorme compito di soddisfare il fabbisogno energetico dell’America. L’industria americana ha sviluppato una solida base tecnologica per la produzione di elettricità dall’energia nucleare e dobbiamo alla nostra gente rendere possibile l’uso di questa tecnologia per migliorare la propria vita”.
I politici propongono soluzioni e risolvono problemi.
Non accusano i cittadini per il loro stile di vita, prospettando scenari apocalittici. Gian Carlo Poddighe
Lascia un commento