Neganyahu l’assassino di bambini

Nonostante i disperati appelli del mondo, a cominciare da quello di Papa Francesco, continua imperterrita la strage infinita che Israele sta perpetrando nei confronti dell’inerme popolazione di Gaza, mentre il leader e comandante in capo Bibi Netanyahu continua a negare che si tratti di genocidio. Almeno dieci persone sono state uccise e altre trenta ferite in una nuova ondata di bombardamenti israeliani in diverse parti della Striscia di Gaza durante la notte. Lo riferiscono i media palestinesi. Secondo l’agenzia di stampa Wafa, cinque persone sono state uccise e altre venti sono rimaste ferite in un attacco aereo su una casa nel quartiere Zeitoun di Gaza City.

Sempre secondo quanto riportato da Wafa, in dieci sono rimasti feriti in un altro attacco su una zona residenziale a nord-ovest della città. Infine, cinque giornalisti del canale televisivo Al Quds hanno perso la vita dopo che Israele ha bombardato il loro veicolo televisivo davanti all’ospedale Al-Awda a Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, secondo la stessa emittente. Le Forze di difesa israeliane (Idf), da parte loro, hanno confermato di aver effettuato un “attacco mirato” contro un veicolo appartenente a una cellula della Jihad islamica nella zona di Nuseirat durante la notte.

“Prima dell’attacco sono state adottate misure per mitigare il rischio di ferire i civili, compreso l’uso di munizioni di precisione, sorveglianza aerea e ulteriore raccolta di informazioni di intelligence”, ha riferito l’Idf spiegando che continuerà “a operare contro Hamas in difesa dei cittadini di Israele”.

Mentre il leader israeliano persevera nel negare la realtà, una neonata di tre settimane è morta congelata durante la notte nell’area di al-Mawasi, fuori da Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. A riferirlo all’agenzia Ap è stato Mahmoud al-Faseeh, padre della piccola vittima del freddo inverno a Gaza e delle privazioni causate dai blocchi e limitazioni al rifornimento di aiuti umanitari da parte di Israele, nel conflitto in corso contro Hamas. Il padre ha raccontato di aver avvolto la bambina in una coperta per tenerla al caldo, ma non è bastato.

Al-Faseeh, secondo quanto riportato anche da al-Jazeera, ha spiegato che la tenda in cui vivono non era sigillata dal vento e il terreno era freddo. La scorsa notte le temperature sono scese sotto i 9 gradi. “Ha fatto molto freddo durante la notte e noi adulti non ce la facevamo nemmeno. Non riuscivamo a stare al caldo”, ha detto, aggiungendo che Sila si è svegliata piangendo tre volte.

La mattina dopo, l’hanno trovata priva di sensi. “Era come un pezzo di legno”, ha concluso il papà. La neonata è stata subito portata in un vicino ospedale da campo, ma sono stati vani i tentativi dei dottori di rianimarla, quindi è stata dichiarata morta per ipotermia. Secondo fonti mediche locali citate da Associated Press, Sila è la terza bambina a morire di freddo in pochi giorni.

Massimiliano Orfei

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