Scurdammece ‘o Assad…

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrà una riunione d’emergenza oggi pomeriggio sulla Siria, in seguito alla caduta del presidente Bashar al-Assad, fuggito a Mosca con la famiglia, hanno dichiarato domenica diverse fonti diplomatiche all’AFP. Le consultazioni, che si svolgeranno a partire dalle 15 (le 20 GMT), sono state richieste domenica dalla Russia. Una coalizione di ribelli siriani, che va dai filoturchi ai jihadisti, ha preso il potere e costretto Assad a lasciare il Paese. Dopo aver preso Damasco, l’opposizione armata siriana controlla completamente la provincia di Latakia, dove si trovano le basi militari russe, ha riferito all’agenzia russa Tass una fonte nella provincia siriana. Secondo la fonte, gruppi armati sono entrati nel territorio di Tartus e Jebla quando l’opposizione ha annunciato la caduta del presidente siriano. “Da ieri l’opposizione controlla completamente la provincia di Latakia, comprese le città di Tartus e Jable. Le forze armate dell’opposizione non hanno invaso e non intendono invadere il territorio delle basi militari russe, che operano normalmente”, riferisce Tass. La bandiera dell’opposizione siriana con tre stelle rosse è stata issata sull’ambasciata della Siria a Mosca. La Turchia chiede che in Siria venga nominato un “governo inclusivo” che prenda in mano il Paese dopo la caduta del regime. L’appello è stato lanciato dal ministro degli Esteri Hakan Fidan. “Gli sviluppi degli ultimi giorni hanno rappresentato una luce di speranza. Invitiamo le Nazioni Unite e tutti gli attori coinvolti a sostenere la formazione di un governo inclusivo che prenda in mano il Paese in questa fase”, ha detto Fidan.

Dopo l’arrivo dei ribelli a Damasco, centinaia di persone, donne e bambini, sono corse alla prigione militare di Sednaya, fuori dalla capitale, chiamata “il mattatoio umano”, dove sono stati per anni torturati e uccisi gli oppositori del presidente in fuga Bashar al-Assad. Sui social media sono stati diffusi drammatici video di donne e bambini che urlano i nomi dei loro cari scomparsi dietro le mura di questa prigione, che adesso è stata aperta. Le guardie sono fuggite. Il numero delle persone scomparse in questi anni è superiore a centomila. Secondo le organizzazioni per i diritti civili, almeno trentamila persone sono morte in questo carcere a seguito di tortura.

In un’intervista alla tv iraniana di Stato, il ministero degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha criticato l’esercito siriano e detto che il rapido collasso del governo Assad lo ha colto di sorpresa. “Ciò che è stato sorprendente – ha detto – è l’incapacità dell’esercito siriano e la velocità dell’evolversi della situazione, due cose inattese, e non solo per l’Iran, ma per molti altri Paesi nella regione”. “La scorsa settimana – ha aggiunto – avevamo informato Bashar al-Assad del piano in corso ma sapevamo che i soldati erano ben addestrati e organizzati. Lo stesso presidente era stupito dallo stato del suo esercito e dalla mancanza di motivazione nei soldati”.

Forze israeliane intanto hanno oltrepassato il confine siriano nel monte Hermon per la prima volta in oltre cinquant’anni, riporta il New York Times, che cita due rappresentanti dell’amministrazione israeliana. I soldati sono penetrati nella zona demilitarizzata e lo hanno fatto per la prima volta, secondo il quotidiano americano, dalla guerra di ottobre del 1973. Lo sfondamento, che riguarda il lato siriano del monte Hermon, arriva dopo la conferma, sabato notte, dell’avanzata delle forze di difesa israeliane nelle Alture del Golan. La presa di controllo militare della zona cuscinetto lungo il confine con la Siria da parte di Israele è “limitata e temporanea”, ha assicurato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar sottolineando che si tratta di un passo fatto “per motivi di sicurezza”. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato ieri di aver ordinato all’esercito di “prendere il controllo” della zona dopo la caduta del presidente siriano.
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto che gli Stati Uniti “sosterranno gli sforzi internazionali perché il regime di Assad e i suoi fiancheggiatori” rispondano delle atrocità e degli abusi perpetrati ai danni del popolo siriano, incluso l’”utilizzo di armi chimiche e l’ingiusta detenzione di civili come Austin Tice”. Il riferimento è al giornalista freelance americano arrestato a Damasco il 14 agosto del 2012 mentre stava coprendo la guerra civile in Siria. Le forze Usa dispiegate nell’area nelle scorse ore hanno bombardato 75 obiettivi dell’Isis, che Washington ha dichiarato non intende lasciar ricostituire. Gli Stati Uniti “sostengono con forza la pacifica transizione di poteri” a un governo siriano dopo la presa del potere da parte delle forze ribelli, ha detto ancora Blinken. “Durante questo periodo di transizione – ha aggiunto – il popolo siriano ha tutto il diritto di chiedere che vengano preservate le istituzioni statali, la ripresa dei servizi chiave e la protezione delle comunità più fragili” Un centinaio di siriani ha celebrato la fine della dittatura di Bashar al-Assad, in un raduno a New York. La manifestazione si è svolta nel pomeriggio a Washington Square, in Lower Manhattan. Gli espatriati siriani e i loro sostenitori hanno intonato canti rivoluzionari e battuto i tamburi, molti tenendosi per mano e formando cerchi. Alcuni hanno urlato slogan contro l’ex presidente siriano e letto le notizie che confermavano la sua partenza da Damasco.

Filippo Borsani

Lascia un commento