La “noblesse” di Vanzina

A nostro parere Enrico Vanzina sta subendo una piccola ingiustizia: ad oggi, ancora non gli è stata intestata una targa, una statua o una laurea ad honorem, fate voi, per essere stato ed essere ancora il Cantore più lucido e allo stesso tempo più divertente di quel decennio folle e ottimista, caciarone e generoso che sono stati gli anni 80, e che lui ha raccontato magistralmente insieme a suo fratello Carlo in una quarantina di film, da Arrivano i Gatti a Le Finte Bionde. E siamo lieti di celebrarne ancora una volta l’acume, dopo aver assistito ieri, al Circolo Canottieri Roma, alla presentazione del suo ultimo lavoro, che una volta ancora racconta le follie, gli eccessi e i paradossi di quegli anni (“Qui vedo appena un centinaio di persone, di solito sono abituato a folle oceaniche quando presento i miei lavori…” ha scherzato in proposito l’autore).

Non in un film, però, bensì in un libro. Proprio così: Enrico Vanzina debutta “letterariamente” con un libro comico dal titolo “NOBLESSE OBLIGE, una storia di miseria e nobiltà” (edito HarperCollins), in cui racconta le peripezie dello squattrinato principe Ascanio della Scaletta e del suo maggiordomo napoletano Gegè: i due cercano di ‘tirare a campare’ lanciandosi in una ‘caccia al tesoro’ attraverso l’Italia tra impresentabili cugine e ricchissime ma zotiche figlie di palazzinari conosciute a Cortina. “È un libro sull’amicizia ma anche su come stare al mondo; e ci si salva solo con la nobiltà d’animo, e oggi “ce n’è pochissima”, spiega l’autore, che ammette: “Mi piacerebbe che questa storia potesse arrivare in teatro o al cinema”, ma “escludo il formato seriale, ancora mi piace il cinema che dura 1 ora e 40 minuti perché condensa tutto meglio, al contrario delle serie che allungano sempre un po’ tutto”, dice Vanzina, che come protagonisti vorrebbe “Christian De Sica nei panni del principe e Vincenzo Salemme in quelli del maggiordomo”. Se NOBLESSE OBLIGE, dietro il suo ironico titolo, nasconde ancora (e noi ne siamo certi) la maestria di Carlo Vanzina nel raccontarci quel mondo sopra le righe e un po’ sbrindellato degli anni del “riflusso”, allora vale davvero la pena, in questi tempi preoccupanti, di sederci in poltrona a goderci riga per riga le sue 200 pagine.

Claudio Ricciardi

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