Quest’ anno non ho nessuna voglia di pronunciarla, pur volendo stare vicino a amici, famigliari e parenti, in rigoroso ordine.
Quest’anno mi sento diviso tra pragmatismo, che prevale, e illusione e nemmeno speranza che nascondono la realtà.
Pragmatismo che mi fa ricordare che non siamo stati capaci di valorizzare la pace, che pur aveva pervaso tre generazioni, a cominciare dalla mia, dalla nostra, quella pace che avevamo giurato di difendere, noi prima generazione di guerra post guerra che sapevamo ancora che cosa fosse una guerra e quali rischi correvamo, e per questo è importante il saluto, soprattutto l’abbraccio che voglio condividere nella ricorrenza di Santa Barbara, nel ricordo di un giuramento solenne che oggi più che mai ha un valore, un valore superiore a qualsiasi espressione di auguri.
Non serve un’immagine sacra, serve il simbolo sul quale abbiamo giurato, e non solo per il periodo che abbiamo passato in servizio, ma per sempre.

Santa Barbara, una giornata – il 4 dicembre – da vivere in forma meno ilare e scanzonata di quelle che abbiamo vissuto, ma momento di vicinanza e condivisione
Oggi non è forse più ”di moda”, ma allora non erano esternazioni ma la consapevolezza di una voragine alle spalle e di un baratro che poteva aprirsi da un momento all’altro davanti anni, la necessità di rispettare un legato dei nostri padri e predecessori.
Non voglio partecipare, con figurine sorridenti, alberelli, omini vestiti di rosso, o stelle comete, ad un giro di messaggi sterili, auguri vuoti, nemmeno tradizione, ormai consuetudine, e non sentimento, meno consapevolezza di quanto è costato il benessere e di quanto debba essere mantenuto, a costo di qualsiasi sacrificio.
Azioni, comportamenti ripetitivi, che si riferiscono non tanto alle tradizioni ma un modo di vivere che è ormai insostenibile, per la perdita di valori, per rifuggire dalla realtà, per non riconoscere che siamo nuovamente divisi, pervasi dalla propaganda ed incapaci di riconoscere che siamo sull’orlo di un baratro che richiedere solidarietà, capacità di reazione e non sola attribuzione ad altri di colpe: tutti, od almeno i più, nel corso degli ultimi decenni hanno creduto all’illusione di una pace irreversibile, e per questo non meritata, un diritto e non una conquista, non più un valore da difendere.
Ancora una volta la pace è alle spalle, la minaccia davanti, ma l’ipocrisia, la cultura del “corretto” ci impedisce di accennare alle minacce di guerra…
Per questo, senza parlare di auguri, ma solo esprimendo la vicinanza, voglio chiudere quest’anno disgraziato, sperando che il prossimo non sia peggio, ringraziando e stando vicino a quei (pochi) che ancora stanno tutelando le illusioni di molti (irriconoscenti).
Questa è anche la mia vicinanza ed il mio affetto alle persone care a cui sto scrivendo, non un messaggio triste ma la volontà di lottare ancora, tralasciando ipocrisie ed illusioni. GIAN CARLO PODDICHE
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