Sinwar è morto

“Durante le operazioni delle Idf a Gaza, 3 terroristi sono stati eliminati. L’Idf e lo Shin Bet stanno verificando la possibilità che uno dei terroristi fosse Yahya Sinwar. In questa fase, l’identità dei terroristi non può essere confermata”. È quanto si legge in una nota delle forze di difesa israeliane. “Nell’edificio in cui sono stati eliminati i terroristi, non c’erano segni della presenza di ostaggi nella zona. Le forze che stanno operando nella zona e continuano a operare con la dovuta cautela”.
Un funzionario della sicurezza israeliana ha dichiarato all’Afp che l’esercito sta conducendo un test del Dna sul corpo di un militante per confermare se si tratta del capo di Hamas Yahya Sinwar.
Un alto funzionario israeliano ha dichiarato ai media ebraici che, secondo la valutazione attuale delle autorità di sicurezza, è molto probabile che il leader di Hamas, Yahya Sinwar, sia stato ucciso dalle forze di difesa israeliane. Secondo l’emittente Channel 13, l’assassinio di Al-Sinwar sarebbe avvenuto nella zona di Tal Al-Sultan, a Rafah. Canale 12 informa che i ministri del governo israeliano sono stati informati dell’assassinio di Sinwar.
“I nostri nemici non possono nascondersi. Li inseguiremo ed elimineremo”. Lo scrive su X il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant che cita una frase del Levitico: “Inseguirai i tuoi nemici ed essi cadranno davanti a te per la spada.” Gallant non fa cenno a Sinwar, ma pubblica le foto dell’ex capo militare di Hamas, Muhammad Deif, e del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, con delle X sopra, insieme a una terza foto oscurata, anche questa con una X che la attraversa.
Dopo la morte di Ismail Haniyeh, lo scorso luglio, Hamas ha scelto all’unanimità Yahya Sinwar come proprio leader politico. Sinwar è uno dei fondatori, al fianco del primo storico leader, lo sceicco Yassin, del movimento di resistenza palestinese della cui ala militare è stato comandante. Per 23 anni a capo dell’apparato di sicurezza di Hamas, dal 2021 e’ il numero uno di Hamas a Gaza. A differenza di altri leader come Haniyeh o Khaled Meshal, Sinwar non ha mai lasciato Gaza e la sua elezione dà un preciso segnale: ricompattare i ranghi e combattere. Nato nel 1962 nel campo profughi di Khan Younis, Sinwar cresce nel mito della resistenza e nella rabbia dell’ingiustizia vissuta dalla propria famiglia, originaria di Ashkelon ma costretta a migrare in uno dei campi profughi più popolosi e duri di Gaza.
Sempre a Khan Younis, non a caso, è nato Mohammed Deif, capo dell’ala militare di Hamas, fondatore delle brigate Ezzedin el Qassam, la cui morte e’ stata annunciata dall’esercito israeliano in un attacco a luglio di quest’anno, ma non confermata dal movimento islamico. Il primo arresto di Sinwar arriva nel 1982 e la detenzione dura solo un anno. A farlo finire in carcere è la vicinanza con Salah Shehadeh, uno dei leader storici di Hamas ed ex capo delle brigate Ezzedin el Qassam. Sinwar fa infatti parte di una unita’ antispionaggio della resistenza palestinese. Il primo arresto non impedisce a Sinwar di partecipare, sempre nel 1987, alla fondazione del movimento islamico di resistenza.
Nel 1988 arriva un secondo arresto e la condanna a 4 ergastoli per aver partecipato a un attacco in cui perdono la vita due militari israeliani. Ordina anche l’uccisione di quattro palestinesi accusati di collaborazionismo con lo stato ebraico. Rimane in carcere 23 anni, fino allo scambio del 2011 con il soldato Shalit, rapito dalle brigate Ezzedin el Qassam nel 2006. Passano quattro anni dalla sua liberazione e Sinwar entra nella lista internazionale dei ricercati degli Stati Uniti. Due anni dopo porta a termine la propria scalata all’interno del movimento e diventa numero due dell’ufficio politico, alle spalle di Ismail Haniyeh. Ma se Haniyeh per anni ha agito dall’estero e ricoperto ruoli di rappresentanza politica, e’ sempre stato Sinwar il vero capo di Hamas a Gaza, sul territorio. Potere mantenuto con il pugno di ferro nei confronti dei miliziani e tolleranza zero con i corrotti, come l’esecuzione del comandante di Mahmoud Ishitvi, reo di aver sottratto soldi al movimento.

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