“Quattro italiani su cinque preferiscono rischiare di starsene a letto, a casa, piuttosto che vaccinarsi contro l’influenza”. A rimarcarlo è Matteo Bassetti, professore ordinario di Malattie Infettive all’Università di Genova che in un’intervista a La Stampa ha spiegato che questi sono i dati del 2023.
“Faccio il mio lavoro e leggo i dati, poi saranno sociologi e politici a dire perché e come si deve rimediare”, ha aggiunto Bassetti.
La mancanza di copertura vaccinale, denunciata proprio mentre parte la nuova campagna anti-influenzale, ha un costo: “Da ottobre 2023 a marzo 2024 un italiano su quattro ha fatto l’influenza, quindi 15 milioni di italiani sono rimasti a letto, inattivi, ovviamente con relativi costi previdenziali almeno per i lavoratori dipendenti”. “Questo”, ha aggiunto Bassetti, “nei casi meno gravi, senza pensare ai ricoveri e ai decessi”.
Secondo le linee guida fornite dal Ministero della salute la vaccinazione antinfluenzale è particolarmente raccomandata e offerta in modo gratuito
alle persone con più di 60 anni, alle donne in gravidanza e post partum,
ai ricoverati in lungodegenza, alle persone con malattie croniche come diabete, malattie cardiache e respiratorie o problemi al sistema immunitario,
ad alcune categorie di lavoratori come personale sanitario e socio-sanitario, forze di polizia e vigili del fuoco, allevatori o chi lavora a contatto con animali,
ai donatori di sangue, ai bambini non a rischio nella fascia di età 6 mesi – 6 anni
Una sola dose di vaccino antinfluenzale è sufficiente per i soggetti di tutte le età, con esclusione dei bambini al di sotto dei 9 anni di età, mai vaccinati in precedenza, a cui si raccomandano due dosi da somministrare a distanza di almeno quattro settimane. Va ricordato che in inverno circolano anche altri virus che provocano febbre e raffreddore, spesso scambiati per influenza. Contro questi virus il vaccino non è efficace, perché protegge solo da quelli influenzali.
A seconda dei casi, ci si può vaccinare:
presso il proprio medico di famiglia o pediatra di libera scelta
presso strutture sanitarie o ambulatori vaccinali e di prevenzione
nei casi in cui è previsto presso la sede di lavoro dal medico del lavoro
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