Usa contrari alle operazioni di Israele

E’ sempre più critica e preoccupante la situazione in Medio Oriente. E’ salito a 1.600 il numero degli attacchi condotti da aerei israeliani in un giorno contro obiettivi di Hezbollah in Libano. Secondo una dichiarazione delle Forze di Difesa Israeliane, riferita dal quotidiano Times of Israel, gli ultimi raid aerei in tutto il Libano hanno colpito siti di lancio, posti di comando e strutture militari utilizzate da Hezbollah. L’esercito israeliano ha detto che un “gran numero” di membri di Hezbollah è stato ucciso e che in totale l’operazione denominata “Northern Arrows” ha colpito “circa 1.600 obiettivi terroristici nel sud del Libano e nella valle della Bekaa”.
In un video, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che partirà per New York alla mezzanotte di mercoledì 25 settembre per tenere venerdì il suo discorso alle Nazioni Unite, ha raccomandato alla fine della giornata che i libanesi “stiano lontani dalle aree pericolose” fino alla fine dell’”operazione”. Il suo omologo libanese, Najib Mikati, invece ha denunciato l’esistenza di “un piano per distruggere” il suo Paese. Oggi le scuole resteranno chiuse.
Intanto, per ogni ora che passa sale il tributo umano: “Gli attacchi hanno causato il martirio di 492 persone, tra cui 35 bambini e 58 donne, e il ferimento di altre 1.645”, ha detto il Centro operativo di emergenza del ministero della Salute libanese in un nuovo conteggio.
Hezbollah, comunque, non è rimasto a guardare. Ha sparato circa 20 razzi contro il nord di Israele in tre salve separate, con tutti i proiettili intercettati – stando all’Idf – dai sistemi di difesa aerea o caduti in aree aperte. Secondo quanto riferito dal quotidiano Times of Israel, Hezbollah ha rivendicato l’attacco notturno che ha attivato le sirene di allarme nelle comunità del nord del Paese, affermando di aver lanciato razzi contro diverse basi militari e campi d’aviazione.
Intanto, il sito di notizie Ynet ha fatto sapere che non è ancora chiaro se Tel Aviv abbia davvero intenzione di intraprendere una guerra totale contro il gruppo terroristico libanese. Fonti dicono che alla luce del gabinetto di sicurezza di ieri sera, Israele sia disponibile a un allentamento delle tensioni con Hezbollah se quest’ultimo, a sua volta, fosse disposto a raggiungere un accordo.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è detto “seriamente preoccupato” per il numero di vittime civili nel sud e nell’est del Libano bombardate dall’esercito israeliano in un momento in cui la comunità internazionale teme che questa escalation tra Israele e il movimento di Hezbollah, sostenuto dall’Iran, possa trascinare la regione in una spirale incontrollabile. “Siamo sull’orlo di una guerra totale”, ha sottolineato il capo della diplomazia europea, Josep Borrell.
Da New York, dove si tiene l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha annunciato che Parigi chiederà la convocazione di una “riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza sul Libano questa settimana”.
Gli Stati Uniti, nel frattempo, sono al lavoro per proporre “soluzioni concrete” per alleviare la crisi in Libano, mentre esprimono la propria contrarietà a qualsiasi invasione di terra israeliana per colpire Hezbollah. “Abbiamo alcune idee concrete che discuteremo con alleati e partner questa settimana per cercare di capire la via da seguire”, ha detto, sotto la garanzia dell’anonimato, un alto funzionario degli Stati Uniti, mentre i leader mondiali si riuniscono a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Gli Usa vogliono trovare una “via d’uscita che impedisca prima di tutto un’ulteriore escalation dei combattimenti”.
La speranza è che le proposte americane “riducano le tensioni e si trasformino in un processo diplomatico che consenta alle comunità su entrambi i lati del confine – su entrambi i lati della Linea Blu – di tornare a casa in sicurezza nel prossimo futuro”. Il funzionario non ha voluto svelare in dettaglio le idee concrete, ma ha affermato che il segretario di Stato Antony Blinken e altri alti funzionari statunitensi ne discuteranno durante i suoi incontri all’Assemblea Generale.
Di sicuro agli Usa non piace l’idea di una invasione di terra da parte di Israele: “Non crediamo che un’operazione simile in Libano possa contribuire a ridurre le tensioni nella regione, a prevenire un’escalation di violenza, e questo è in parte il motivo per cui siamo così concentrati nello sfruttare questa settimana per esplorare queste idee e vedere se possiamo sviluppare questa via d’uscita”, ha concluso il funzionario.

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