Elezioni Usa: soldi, soldi, soldi

Rompo, a tratti, il mio proposito di astenermi dal seguire e commentare le elezioni USA per completa distanza da personaggi come gli attuali candidati, tutti, compresi i “vice”, ma sono stato solleticato da uno scritto molto efficace e obiettivo del mio spesso citato amico e compagno di analisi con cui condivido le analisi geopolitiche e avevo condiviso anche l’analisi delle scorse campagne elettorali USA
Nessuna traccia di programmi e impegni in un mondo in bilico, eppure il 90% dei media italiani si è ovviamente schierato “pro-Harris” , subito santa, dipinta come l’eroina in chiave anti-Trump e che viene fatta passare come salvatrice della patria sottolineando anche le centinaia di milioni di dollari piovuti sulla sua campagna quasi a dimostrazione di un plebiscito in suo favore.
Ci si dimentica troppo facilmente che a pagare sono le aziende, le lobby, quelli che sperano in futuro favori … parlando di importi, e di distanza anche nell’etica e nelle valutazioni, eppure sono gli stessi media che da mesi battono il tema di un Toti (personaggio incauto, senza preprazione né cultura politica, del tutto sbagliato per non aver capito che si trovava nel posto giusto e nel momento giusto PER FARE e non per dire fare cassa di risonanza),andato nei guai per “forse” 50.000 euro pur versati ufficialmente al suo comitato elettorale…
Per tutto questo viene da sorridere.
Negli USA è infatti tutta una questione di soldi e quando sentite in TV di grandi donazioni credo che la gran parte dei lettori non abbia un’idea di cosa significhi la petulanza delle richieste che da noi sarebbero chiamato “stolking”.
Il mio amico cita come esempio la sua esperienza di quattro anni fa, quando molto apertamente e sinceramente inviò una breve mail allo staff degli allora candidati Biden e Trump chiedendo di essere informato sulla loro campagna elettorale e per ricevere programmi più dettagliati.
Per tutta la durata della campagna (e anche dopo) nessuno spedì mai uno straccio di programma o dichiarazione politica, ma da allora iniziò a ricevere da entrambi richieste di finanziamenti in modo ossessivo.
Quattro anni dopo lo staff di Trump è per ora rimasto silenzioso e così quello di Biden fino al giorno in cui la Harris ha avanzato la sua candidatura.
Da quel momento in poi ogni giorno è ripreso il bombardamento da parte delle persone più strane del partito democratico: da sconosciuti parlamentari, al governatore del Michigan che vende cappellini e chiede soldi per la Harris. Scrivono perfino Obama, Bill e Hillary Clinton, ma loro reclamano offerte da 25 dollari in su.
Ovvio che sono email-standard, oggi personalizzabili grazie al diffuso impiego dell’AI, spedite a milioni di persone, ma in nome del “dio-denaro” tutto fa brodo, anche nella proiezione internazionale dell’immagine (e ben venga in Italia come modello..)
Interessante come venga ben specificato che i contributi non possano essere dedotti dalle imposte, che sono congiuntamente versati al “Fondo Harris Victory” e ai vari comitati statali democratici, e che “I contributi saranno usati in connessione con le elezioni federali, ma possono essere spesi per qualsiasi attività come ogni comitato determina a sua esclusiva discrezione” Come dire “pagate, poi noi ci facciamo quello che vogliamo”.
Strano che solo con l’avvento della Harris sia contestualmente iniziata la pioggia di richieste segno della disponibilità automatica di indirizzi (privacy??) cui evidentemente il comitato di Biden precedentemente non aveva accesso, quasi che i democratici – o almeno la loro macchina propagandistica – avessero tenuto in serbo l’artiglieria pesante per l’inizio della campagna della vice-presidente …..sannnnta subito… e modello replicabile …. programmi e risultati possono attendere, quello che importa è demonizzare l’ avversario …. ci ritroviamo qualcosa di nostrano? Gian Carlo Poddighe

Lascia un commento