Quando è arrivato in Spagna per la prima volta fu subito ribattezzato Re Carlo, d’altronde allenava il Real Madrid e il re in carica all’epoca era Juan Carlos. Chissà se qualcuno poteva immaginare che dopo l’addio di nove anni fa Ancelotti sarebbe tornare e avrebbe vinto altre due Champions League diventando così il primo allenatore capace di vincere cinque Champions League, diventando così Carlo V, imperatore di ‘un impero sul quale non tramontava mai il sole’, un po’ come la carriera di Carletto sulla quale il sole non è tramontato mai. Carlo V d’Asburgo, figlio di Filippo ‘il Bello’ è stato imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, arciduca d’Austria, re di Spagna e principe sovrano dei Paesi Bassi. Considerando i territori conquistati tramite le colonie letteralmente sul suo Impero il sole non tramontava mai. Era stato pure re d’Italia. Parlava tante lingue e ognuna la usava per una determinata situazione: “Parlo in latino o in spagnolo con Dio, in italiano con le donne, in francese con gli uomini e in tedesco col mio cavallo”. Poliglotta è pure Ancelotti, che ha vinto titoli dovunque: Italia (Roma/Milan), Francia (PSG), Inghilterra (Chelsea), Germania (Bayern) e Spagna (Real Madrid). Parlando una sola lingua: quella del calcio. Un numero di trionfi impressionante (ai quali vanno aggiunti pure quelli da calciatore). Ancelotti in Champions League si è sempre esaltato, lo ha fatto con il Milan con cui ha vinto la coppa nel 2003 (nella finale con la Juventus) e nel 2007 (nella rivincita con il Liverpool) e poi ancora con il Real Madrid: in modo rocambolesco contro l’Atletico nel 2014 e di misura contro il Liverpool due anni fa. E ora ko è finito il Borussia Dortmund. Cinque Champions League. Nessuno come Carlo, V, imperatore del calcio che l’anno prossimo proverà magari a diventare, con Mbappé in squadra, Carlo VI, che fu un Re di Francia.
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