80 anni, tre generazioni di supposta pace

La difesa, italiana ed europea, dei valori e degli ideali prima ancora che del territorio, con l’Ucraina, specchio delle nostre incertezze su etica e valori da tutelare, Gaza ed Israele richiamo alla realtà dei rischi che incombono. I media mettono spietatamente in evidenza il diverso approccio di britannici e francesi da un lato e di tedeschi e italiani dall’altro di fronte all’aggressione russa ed alla determinazione di un autocrate, Putin, prodotto, frutto, di ben altra educazione, del culto di altre tradizioni.
Il ruolo delle opinioni pubbliche: nel mondo del benessere assistiamo ad una frattura, nella maggior parte dei casi senza averne la percezione (l’opinione pubblica non coltivata né educata e facilmente manipolabile da chi ha ben chiari gli obbiettivi che vuol raggiungere): una frattura che vede da una parte i “vincitori di una fase”, che sanno di aver dovuto pagare un prezzo per esserlo, ed hanno continuato ad investire nel tempo per continuare ad esserlo, e vede dall’altra parte, opposta, i perdenti che hanno solo pagato una tantum la sconfitta ma per la condiscendenza dei vincitori hanno anche fatto tesoro di benessere gratis ed ambiguità.
Sono mancati l’educazione e – perché no – il culto delle tradizioni nazionali, quelle che contano e pesano nell’orientare le opinioni pubbliche, un culto che “poteva essere” senza demagogia, un culto di valori prima di tutto famigliari, da trasmettere direttamente. (qualcuno dirà perché è mancata la famiglia, ma non è vero, perché questo varrebbe anche dall’altra parte della frattura) .
È mancata l’educazione al costo ed al sacrificio (consapevolezza del costo del benessere): ci si è cullati su questa gratuità che è irresponsabilità e, in tre salti generazionali , è subentrata l’assuefazione e la voglia di dormire, tranquilli, costi quello che costi, tocchi agli altri quello che noi vogliamo dimenticare, soprattutto non vogliamo vedere.
Nel mondo che incombe, nelle incognite che si presentano e ci attendono al varco, nel momento del culto delle demagogie più bieche ed aggressive, non ce lo possiamo più permettere.
Ci culliamo in beghe da cortile, tra supposte destre e supposte sinistre, rispolverando aspetti desueti, fascismo ed antifascismo, togliendoli di volta in volta dal tombino invece di lasciarli scaricare definitamente nelle fogne, invece di svegliarci e correre dal cortile in strada, perché dall’altra parte della strada c’è un incendio immane, che non è solo del vicino, del dirimpettaio, ma ci riguarda… Gian Carlo Poddighe

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