Non si tratta di essere pro o anti, se essere filoisraeliani o antisemiti, si tratta di riflettere anche su noi stessi, e cosa avremmo fatto o dovremmo fare. Siamo ben oltre il ritorno alla guerra fredda, che troppi stanno dimenticando come si sta dimenticando l’incubo di un attacco che risultava inevitabile ed è tornato con l’espansionismo di Putin e lo strabismo se non la compiacenza di molti, non si tratta di Israele, ma della nostra sicurezza, del nostro modo di essere, delle radici giudaico-cristiane dell’Europa: gli equilibri del mondo e una pace futura — non gli estremismi di Netanyahu e della sua coalizione — richiedono che a Israele il nostro sostegno non manchi. A Gaza e nei rapporti con l’Iran si gioca il nostro futuro, anche quello con Putin che -sornione – sta a guardare e soffia sul fuoco, attizzando anche il fuoco sotto la cenere mantenuto vivo con il movimentismo interno, tornato virulento come nella stagione di piombo del terrorismo. Negarlo potrebbe costare molto, in quanto siamo in prima linea senza volerlo riconoscere, e potrebbe costare molto all’intero Mediterraneo, ed ai suoi equilibri che sono la nostra condizione di sopravvivenza. Gian Carlo Poddighe
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