I numeri della strage

Il Ministero russo per le situazioni di emergenza (MSE) ha riferito che il numero dei feriti nell’attacco di venerdi’ scorso in una sala da concerto alla periferia di Mosca è salito a 152. “Nell’attacco terroristico, sono state colpite 285 persone (8 bambini), di cui 133 sono morte (3 bambini). Il numero totale dei feriti a 152. Sono state ricoverate 114 persone, tra cui 4 bambini”, si legge nel messaggio del MSE citato dall’agenzia RIA Novosti.
Il presidente russo Vladimir Putin ha promesso di “punire” i responsabili dell’attentato e ha assicurato che i presunti autori sono stati arrestati mentre fuggivano in Ucraina, senza mai menzionare la rivendicazione dell’Isis.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, da parte sua, ha accusato Putin di voler “attribuire la colpa” all’Ucraina. “Vengono in Ucraina, bruciano le nostre città e cercano di incolpare l’Ucraina. Torturano e violentano il nostro popolo e ci incolpano. Hanno portato centinaia di migliaia dei loro stessi terroristi qui, sul suolo ucraino”, ha dichiarato Zelensky.
La rivendicazione dell’Isis
L’Isis ha rivendicato già venerdì l’attacco alla sala concerti Crocus City Hall, alla periferia di Mosca, affermando che “è stato compiuto da quattro combattenti” nel contesto della “guerra” contro “i Paesi che combattono l’Islam”. L’attentato, commesso prima di un concerto del gruppo rock russo Piknik, è il più letale commesso in Europa dall’organizzazione jihadista.

Putin lo ha definito un “feroce atto terroristico” e ha promesso di punire tutti i responsabili e ha decretato per domenica una giornata di lutto nazionale. Poco prima, il Cremlino aveva annunciato l’arresto di 11 persone, tra cui “i quattro terroristi direttamente coinvolti nell’attentato”. Questi, tutti “cittadini stranieri”, sono stati catturati nella regione di Bryansk, al confine con Ucraina e Bielorussia.
L’Fsb ha dichiarato che i sospettati avevano “contatti” in Ucraina dove avevano pianificato di fuggire dopo l’attacco, ma non hanno fornito prove di questo presunto collegamento nè fornito dettagli sulla sua natura. La direttrice dell’organo di informazione pubblica RT, Margarita Simonian, ha pubblicato video che mostrano le confessioni di due sospettati durante i loro interrogatori.
Il bilancio ufficiale delle vittime è salito sabato a 133 morti e potrebbe continuare ad aumentare, poiché le ricerche proseguiranno per diversi giorni tra le macerie dell’edificio, divorato dalle fiamme e il cui tetto è parzialmente crollato.
Finora le autorità russe hanno identificato solo 29 vittime. Gli aggressori hanno usato armi automatiche e hanno appiccato un grande incendio con liquido infiammabile, hanno detto gli investigatori.
Lo scontro in Siria e nel Caucaso
L’Isis, che la Russia combatte in Siria ed è attivo anche nel Caucaso russo, ha già commesso attacchi nel paese dalla fine degli anni 2010, ma non ha mai rivendicato la responsabilità di un attacco di tale portata.
La Casa Bianca ha affermato che lo Stato Islamico è un “nemico comune che deve essere sconfitto ovunque” e “ha condannato fermamente l’atroce attacco”.
Secondo i media russi, alcuni dei sospettati provengono dal Tagikistan, ex repubblica sovietica dell’Asia centrale, al confine con l’Afghanistan. Gli Stati Uniti avevano avvertito la Russia, all’inizio di marzo, di un possibile attacco “terroristico” in un luogo di Mosca con “grandi concentrazioni” di persone, ha rivelato la portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale a Washington, Adrienne Watson.
Lunghe file di attesa si sono formate davanti ad alcuni centri di donazione del sangue a Mosca, secondo le immagini dei media statali russi. Nel Paese sono stati cancellati diversi eventi pubblici, come l’amichevole in programma lunedì a Mosca tra la squadra russa e quella paraguaiana.

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