Col 47% dei voti Paolo Truzzu, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Sardegna, resta in testa, quando sono state scrutinate 522 sezioni su 1.840, pari al 28,3% del totale. Alessandra Todde (Campo largo del centrosinistra) segue col 44%, mentre Renato Soru (Coalizione sarda) è all’8% e Lucia Chessa (Sardigna R-esiste) resta all’1%. Manca ancora gran parte dei dati definitivi delle principali città, fra cui Cagliari, Sassari, Nuoro, Olbia, Oristano e Quartu Sant’Elena, comune della Città metropolitana di Cagliari e terzo centro dell’isola per numero di abitanti, pur non essendo capoluogo di provincia.
Lo scrutinio lumaca è ormai una deplorevole tradizione consolidata in Sardegna, così come lo sono la lentissima trasmissione e condivisione dei dati ufficiali delle elezioni regionali. Nel 2019, a distanza di giorni dalla domenica del voto, ancora il quadro dei voti ottenuti dai singoli consiglieri non era ancora definitivo e non si conosceva la composizione del nuovo Consiglio regionale. Nel 2014 le cose non andarono meglio. Anche in quel caso, quando si impose il centrosinistra, a conferma dell’alternanza fra gli schieramenti, si collezionarono ritardi e polemiche. Cinque anni fa non tutte le allora 1840 sezioni comunicarono regolarmente i risultati dello scrutinio, cominciati come quest’anno alle 7 del lunedì successivo al voto, e da concludere entro 12 ore, cioè alle 19 al più tardi. A ridosso del voto di domenica 25 febbraio, però, il direttore di Servizio Sergio Loddo ha precisato ai 377 comuni della Sardegna che il termine finale delle operazioni di spoglio nei seggi va considerato “meramente indicativo”.
“Pertanto, salvo che intervengano cause di forza maggiore, gli Uffici elettorali di sezione”, si legge nella nota inviata dalla Presidenza della Regione e destinata ai presidenti di seggio, “sono tenuti a completare tutte le operazioni di competenza”. La nota della Presidenza sulla possibilità di scrutinare anche oltre le ore 19.
Quest’anno, peraltro, si vota con la stessa formula del 2019, cioè con la doppia preferenza di genere, inserita nella legge elettorale del 2013 solo quattro anni più tardi e col voto disgiunto. Nel 2014 passò quasi un mese prima della proclamazione ufficiale dei 60 eletti, incluso il candidato presidente vincitore, Francesco Pigliaru: le elezioni vinte dal centrosinistra si tennero il 16 febbraio 2014, l’ufficio elettorale regionale costituito alla Corte d’appello di Cagliari ufficializzò i nomi dei nuovi consiglieri soltanto il 12 marzo e la Giunta fu presentata da Pigliaru il giorno successivo. Nel 2014 il Consiglio regionale si è insediato il 20 marzo, oltre un mese dopo il voto, per il giuramento di consiglieri regionali e presidente eletto e per la designazione dell’ufficio di presidenza. Le commissioni si sono costituite il 16 aprile successivo. Nel 2019 il presidente eletto del centrodestra, Christian Solinas (Psd’Az) completò la Giunta a metà maggio, mentre il nuovo Consiglio regionale aveva tenuta la prima seduta il 4 aprile: le elezioni si erano tenute la domenica 24 febbraio precedente. E a distanza di 10 anni si prospettano tempi lunghi per sapere chi siedera’ nell’Assemblea sarda. Il nome del candidato vincitore, invece, dovrebbe essere ufficializzato in serata, seppure con dati che potrebbero restare parziali per giorni.
Col 46,5% dei voti Paolo Truzzu, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Sardegna, è in testa quando sono state scrutinate 436 sezioni su 1.844, pari al 23,5% del totale. Alessandra Todde (Campo largo del centrosinistra) segue col 44,5%, mentre Renato Soru (Coalizione sarda) è all’8% e Lucia Chessa (Sardigna R-esiste) è allo 0,9%.
Gli elettori – suddivisi in 1844 sezioni nelle 8 circoscrizioni (Cagliari, Medio Campidano, Carbonia – Iglesias, Oristano, Nuoro, Ogliastra, Sassari e Olbia-Tempio) – sono stati 1.447.761, di cui 709.840 uomini e 737.921 donne. Fra i 1416 candidati saranno eletti i 60 consiglieri che andranno a comporre la diciassettesima legislatura del Consiglio Regionale della Sardegna.
La percentuale dei votanti, scarsa, è stata:
Cagliari 55,32%;
Carbonia-Iglesias 42,2%;
Medio Campidano 39,9%;
Nuoro 47,9%;
Ogliastra 43,6%;
Olbia-Tempio 43,5%;
Oristano 43,1%;
Sassari 45,5%.
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