Arriva l’ultima notte Sanremo

Destino da Festival. I fiori che scintillano all’Ariston tra poche ore saranno appassiti, solo di alcuni resterà il profumo nella storia della più eccitante festa popolare italiana. Cosa resterà del Sanremo 2024, quinto e ultimo dell’era Amadeus, non si può prevedere. Sono le ore della vertigine: negli occhi e nelle orecchie tutto sembra necessario al dibattito del Paese, dal ballo del qua qua di John Travolta ai fischi e agli insulti social per Geolier. Cronaca o storia? Voltiamoci indietro, intanto, nella brace ancora ardente di fatti, personaggi, emozioni.
La prima serata – Il segno della croce di Amadeus apre la 74esima edizione. Marco Mengoni è il primo dei “co-co” a fianco del direttore artistico. Un contratto di lavoro di lusso per poche ore che il vincitore dell’anno scorso svolge spargendo talento sul palco anche se le gag non sono sempre brillanti. Imita, canta, balla: forse sta fiorendo proprio qui l’erede di Ama. E’ la mamma di Giovanbattista Cutolo, il musicista ucciso a Napoli a 24 anni, il primo schiaffo dalla realtà che arriva sulla festa. “Ti dicevo che un giorno anche tu avresti suonato su questo palco. Quel giorno è arrivato e sai perché? Perché sei bello dentro e fuori, vivi attraverso la musica che amavi e che ti fa essere eterno”.
Scorrono fino a notte i trenta cantanti in gara. I primi cinque secondo il voto della sala stampa sono Loredana Berté, nonostante qualche incertezza vocale, Angelina, Mango, Annalisa, Diodato e Mahmood. All’una di notte Dargen D’Amico travolge il pubblico con la sua onda alta. “In questo momento nel mar Mediterraneo ci sono bambini sotto le bombe senza acqua e cibo. Il nostro silenzio è corresponsabilità. La storia e Dio non accettano la scena muta. Cessate il fuoco”.
La seconda serata – Si accendono le polveri anche se l’inizio è dolce e struggente con la grazia di Giorgia accanto ad Amadeus e il ritorno al piano del Maestro Giovanni Allevi. “Sento che in me c’è qualcosa che permane ed è ragionevole che rimarrà e se le cose stanno davvero così…”. Si toglie il cappello e spuntano i suoi “nuovi, bellissimi capelli”, prima di accarezzare di nuovo il piano dopo un lungo ma fervido silenzio.
Poi arriva John Travolta ed è subito polemica. Fiorello lo coinvolge nel ballo del qua qua, l’attore rifiuta il cappello da papera, sui social monta la parola “umiliazione” e il meme finisce spedito in tutto il mondo. La polemica raddoppia quando si scopre che il logo della scarpe che indossa non è stato coperto dalla Rai. Pubblicità occulta?. La Rai promuove un’azione legale: si sente truffata dall’entourage dell’ospite illustre e precisa di avergli versato “solo un rimborso molto basso”. Quanto? “Non si può dire per ragioni di privacy”. Amadeus precisa che a ogni modo Travolta sapeva che avrebbe ballato come una papera. E la gara, certo. Entrano in campo le giurie delle radio e della tv. In testa Geolier, seguono Irama, Annalisa, Berté e Mahmood. John Travolta sapeva che avrebbe danzato con Fiorello sulle note allegre del qua qua. A Sanremo la polemica surreale è sempre in tavola ma stavolta sembra di gustarsi una scena alla ‘Pulp Fiction’ quanto ad assurdità. Amadeus lo ripete più volte nella conferenza stampa: Travolta sapeva tutto, “non c’è stato nessun tranello”, e appare molto scocciato per le accuse di umiliazione di un eroe del cinema e di avere giocato da sponda, seppure inconsapevole, a una presunta pubblicità occulta del marchio di scarpe che indossava.
Il conduttore e i rappresentanti della Rai danno la loro versione: è stato l’attore a chiedere di venire all’Ariston spiegando che gli avrebbe fatto piacere già che c’era visto che si trovava nelle vicinanze, in Francia, per girare uno spot proprio di queste scarpe; ha preso “solo” un rimborso spese (la Rai ha smentito la cifra di 200mila euro, senza precisare l’importo); alla sua domanda su cosa gli sarebbe stato fatto fare gli è stato raccontato per filo e per segno (Amadeus: “Sapeva dei balletti e che poi sarebbe uscito dal teatro e avrebbe ballato il qua qua”); nessuno si è accorto che indossasse un paio di scarpe con un logo in bella mostra ancor più dato che avrebbe ballato; la scelta di Travolta di non far andare in giro per il mondo il video della serata è precedente e non successiva a una presunta arrabbiatura per essere diventato un meme simbolo di goffaggine, proprio lui che per le sue doti di ballerino ha incantato il pianeta.
“A me la gag è piaciuta tantissimo e non solo a me, anche a tanti sui social da come vedo” chiarisce Amadeus all’inizio dell’incontro con la stampa all’Ariston, poi via via si innervosisce (qualcuno arriva ad alludere che abbia detto a un certo punto ‘Don’y worry, be happy’ richiamando uno dei motti dell’azienda di scarpe) fino a non sembrare lui, sempre sereno e pacifico anche rispetto alle critiche.
“Tutto questo dramma su Travolta sta succedendo perchè sta andando tutto bene, allora ci si è chiesti: dove possiamo trovare la stronzata per polemizzare? Parliamo di Allevi, del cast di ‘Mare fuori’, delle cose belle. Se sul momento la gag che gli era stata annunciata non piaceva a Travolta non è colpa mia. Non è colpa mia se non si è divertito come pensavamo facesse. è stato avvisato di tutto, nessuno lo ha costretto a non fare niente. Stiamo creando un caso che non c’è”.
Difende Fiorello “il più grande show man che abbiamo” e la scelta del qua qua. “Fa parte di un tipo di comicità, anche di un grande come l’americano John Fallon, invitare persone molto importanti a fare qualcosa che apparentemente non farebbero mai. Anni fa Fiorello fece fare il delfino a Travolta”.
Si è tolto il cappello da papera? “Può essere che in quel momento abbia cambiato idea sul mettere o meno il cappellino o non abbia più gradito o non abbia avuto un’espressione adeguata ma non è un problema del festival di Sanremo. Pensavamo che la gag potesse funzionare dieci e ha funzionato otto”.
Sull’accusa di presunta pubblicità occulta, Federica Lentini della Rai ammette che ‘c’è stato un errore nell’inquadrare il logo ma non eravamo consapevoli” e tira in ballo, è il caso di dire, “una disattenzione dell’assistente di studio”. Aggiunge poi che “il marchio non è molto familiare” anche se è leader mondiale nelle scarpe anti-infortunistiche e vanta tra i testimonial Diletta Leotta e Charles De Clerc.
La terza serata – Coi trattori e la mucca Ercolina arrivati a Sanremo e gli echi del qua qua sullo sfondo, ecco il duo Amadeus – Teresa Mannino. Eros Ramazzotti fa un appello pacifista festeggiando i 40 anni di ‘Una terrra promesa’, Stefano Massini e Paolo Jannacci ammutoliscono con la canzone sui morti sul lavoro.
Russel Crowe fa quello che sa fare, a differenza di John Travolta, che non è solo l’attore ma anche il cantante blues. Si prende anche lo sfizio di imitare il verso della papera evocando John. “Ama, se avessimo scippato due anziani fuori dalla posta ci avrebbero insultato meno” Fiorello prova a far sorridere l’amico accigliato sul tema. Anche Gianni Morandi, che qui sta con la scioltezza e l’allegria di uno di casa, evoca la guerra con ‘C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones’. La seconda classifica radio e tv consegna una nuova cinquina: Angelina Mango, Ghali, Alessandra Amoroso, Il Tre, Mr. Rain.
La quarta serata – Serata cover, la più spensierata e amata, di solito e invece. Succede che tra i trenta duetti si infilino una serie di gemme. I social e l’Ariston si si sciolgono per Angelina Mango che con ‘La rondine’ del padre riusce ad apparire sia intensa sia sobria. Ma piacciono tanto anche Ghali che fa l’”italiano vero”, i Santi Francesi e gli Skin in ‘Hallelujah’, Mahmood di classe in ‘Com’è profondo il mare’ di Dalla.
Sanremo, conto alla rovescia per il gran finale. Da Travolta ai fischi a Geolier, cosa è successo finora
Tutti o quasi si aspettano Mango in vetta e in invece radio, sala stampa e televoto premiamo il medley napoletano di Geolier. L’ Ariston che per Mango ha vissuto un innamoramento fulminante la prende male: molti fischiano, alcuni addirittura si alzano e se ne vanno.I social scoppiano di commenti, alcuni musicali altri che toccano tasti poi definiti “inaccettabili” anche dalla Rai che li fa rimuovere dai suoi profili. Molti basati sulle origini napoletane del giovane artista. La classifica vede Geolier con Gué, Luché e Gigi D’Alessio in cima, Mango col quartetto d’archi dell’Orchestra di Roma secondi, Annalisa con La Rappresentante di Lista terzi in uno scatenato ‘Sweet dreams’, Ghali e Ratchopper quarto con ‘Italiano vero’, Alfa e Roberto Vecchioni quinti con ‘Sogna ragazzo sogna”.

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