“Habemus Candidatum…”

Una due giorni a “porte chiuse” per preparare la sfida delle elezioni europee. Con questo obiettivo la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga ha mobilitato i deputati dem, chiamati a un conclave di due giorni a Gubbio, giovedì e venerdì. Un appuntamento sul quale ‘pende’ l’incognita della candidatura della segretaria Elly Schlein. Il gruppo dirigente dem continua a studiare le mosse della leader, dividendosi fra chi ‘sconsiglia’ una discesa in campo di Schlein, chi non vedrebbe nulla di male in una corsa che porterebbe a una “sana polarizzazione con Meloni” e chi dice: “Se si candida, lo deve fare per andare in Europa”. Il ‘partito’ maggioritario rimane ancora quello del No alla candidatura di Schlein. A guidarlo è il governatore dell’Emilia-Romagna e presidente del Pd, Stefano Bonaccini, che si fa interprete delle preoccupazioni di altri amministratori a scadenza di secondo mandato come lui. Fra questi, Michele Emiliano. Alla base del No di Bonaccini c’è il fatto che una candidatura di Schlein in tutte le circoscrizioni toglierebbe spazio ad altri candidati e candidate e sarebbe in controtendenza rispetto alla tradizione e ai valori del Pd, partito che ha sempre evitato candidature civetta messe in campo al solo scopo di attrarre voti. Il sospetto di fonti della maggioranza interna, tuttavia, è che quella di Bonaccini sia una strategia per portare Schlein a una posizione più morbida rispetto a una eventuale revisione della regola dei due mandati, con l’ipotesi di estendere la possibilità di essere rieletti per i governatori e i sindaci dei grandi Comuni. Un nervo scoperto, questo, anche all’interno del centrodestra con governatori come Giovanni Toti e Luca Zaia alla scadenza dei mandati a disposizione. A scandagliare fonti parlamentari dem, l’impressione che ricavano deputati e senatori è che la segretaria sia determinata ad andare avanti con la propria candidatura alle europee, senza escludere la possibilità di trasferirsi a Bruxelles una volta fatto il pieno dei voti. Una ipotesi sul tavolo, anche se di difficile realizzazione: con i gruppi parlamentari nati da liste non disegnate da Schlein in prima persona, buon senso – nonché alcuni precedenti di segretari lontani dal Parlamento, come quello di Nicola Zingaretti – vorrebbe che la segretaria rimanesse a Roma. In ogni caso, fra i deputati del Partito Democratico circola la convinzione che non sarà a Gubbio che Schlein scioglierà la riserva sulla sua eventuale candidatura. Se lo farà, sarà davanti a una platea più ampia di eletti, dirigenti, militanti ed elettori, è il ragionamento offerto. Al Park Hotel ai Cappuccini, i deputati si confronteranno per 24 ore sui temi europei e di politica internazionale.

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