Ormai anche sulla stampa generalista, e da parte di opinionisti ed influencers (che sono il fronte ed il retro dello stesso vuoto …) cominciano ad insinuarsi dubbi sulla corsa verso il baratro che era stata avviata e guidata da gruppetti radicali, senza il minimo dibattito e controllo di una classe politica impreparata ed accecata da opportunismo e demagogia.
Non siamo neppure al “politicamente corretto”, ma di fronte alla corsa al suicidio – in particolare dell’ Europa – cominciano ad alzarsi segnali – e speriamo poi picchetti – dettati da quella logica dimenticata della fattibilità e della sostenibilità che sinora era stata di pochi Don Chisciotte
Non mi stancherò ma di citare e fustigare l’opinionismo, un fenomeno sempre più diffuso (e purtroppo accettato e persino osannato nei suoi mentori) che sta avvelenando la società civile.
Solare, eolico, auto elettrica: il mantra di una classe di pochi imb … urlanti (e l’urlo in politica si è rivelato dominante) che ci ha trascinato verso una crisi generale sotto l’icona sempre più appannata di Greta e del suo codazzo di gretini…
La logica della sostenibilità è anche delle risorse, del denaro, e delle priorità da assegnare a queste risorse per il vero benessere dell’umanità, tutta, e non di pochi “bio-ambientalisti”….
Oggi su una delle “grandi testate” persino uno dei tuttologi (altra branca dell’opinionismo) segnala come la transizione verso un’economia più sostenibile, meno carbonica, è entrata in crisi (di credibilità), zona di turbolenze come la definisce .
Questa volta mi accodo, e prendo spunto proprio dalla sua scoperta, dalla sua folgorazione sulla strada delle logica e delle sostenibilità…
La corsa a investire nell’energia solare ed eolica perde velocità: la «finanza verde» – i cosiddetti investimenti ESG – è entrata in crisi quando le mode non hanno trovato riscontro nella redditività e sostenibilità: le vendite di auto elettriche ristagnano in diversi mercati fondamentali (non ci volevano dei geni per capire che gli utenti aspettano che “comincino” gli altri, e cominciano a fare i conti con le proprie tasche e gli inesistenti vantaggi, senza nemmeno affrontare il più profondo e insostenibile tema dei benefici).
Le cause sono di varia natura: economiche, tecnologiche, geopolitiche.
Tutto questo non significa che la transizione ambientale ed energetica (ci si dimentica che i due aspetti sono legati) sia stata bloccata: si conmincia però a considerare il fattore gradualità nell’ottica della sostenibilità.
Lo spostamento dalle energie fossili verso le rinnovabili può continuare, soprattutto grazie alla spesso dissennata politica proibizionista dei governi: i vincoli normativi e i finanziamenti pubblici sono determinanti, prevalgono anche sulla convenienza dei cittadini.
Perino i demagoghi sembrano aver letto le previsioni (non certo recenti) della IEA che preconizzavano non meno di 40 anni di evoluzione (un po diversa dalla transizione) e ormai anche i nuovi “maggiori esperti” del settore invitano ad essere realisti: la transizione non sarà rapida, petrolio e gas naturale continueranno ad avere un ruolo nelle nostre economie almeno fino al 2050 (facendo però di ogni erba un fascio: tra i fossili ci sono i più ed i meno contaminanti, il gas è per esempio enormemente diverso dal petrolio..)
“maggiori esperti” che si buttano su una trattazione minima, fossili contro rinnovabili e rinnovabili contro fossili, quando il vero obiettivo deve essere energia pulita, abbondante e sicura per TUTTI, e l’unico lumicino in fondo al tunnel rimane l’energia nucleare di ultima generazione, ormai molto più di una speranza e di un mito.
Idroelettrico e nucleare, che molti esperti giudicano le rinnovabili da rilanciare, non godono del favore degli ambientalisti occidentali (ma sono obbiettivi di Cina e India, anche nelle loro pretese di guidare il Sud del mondo).
Quale transizione, pertanto, e verso quale meta (possibilmente senza conflitti aperti) ?
Le rinnovabili stanno mostrando i loro limiti, e non solo per i problemi finanziari e di elevato che possono portare ad una gravissima crisi del risparmio gestito indebitamento.
Alcuni dei protagonisti del settore delle rinnovabili (investimenti sicuri e redditizi, sul futuro, che si sono rivelati – come sempre – una favola, uno specchietto per le allodole…) stanno registrando centinaia di milioni di perdite, con il fenomeno nelle principali borse di pesanti cali delle quotazioni dell’industria verde.
Gli utenti si rendono conto che senza sovvenzioni cadono i vantaggi economici e l’equazione finanziaria evidenzia come le rinnovabili non siano competitive. ….
La delusione e la disaffezione verso le rinnovabili trovano il loro specchio nel mercato delle auto elettriche: il mercato dei «radical chic», dei «tecno-entusiasti» e degli «ambientalisti ricchi», di chi voleva esibirsi e poteva usufruire di più veicoli, appare già saturo: chi voleva l’auto elettrica ce l’ha. Per convincere “gli altri” occorre competitività, prezzi più bassi, modelli migliori, ed evoluzione ed economicità nei servizi correlati, dalla facilità di ricarica, al costo dell’energia alle reti per la ricarica.
Un esempio, quello dell’auto, perché la mobilità è l’indice del progresso e del benessere della nostra società, ma lo stesso vale per gli altri impieghi delle rinnovabili, sia domestici che industriali ( sinora considerati ossessivamente in termini assoluti, la conversione generale, indiscriminata )
La transizione si sta finalmente riconsiderando sotto la pressione delle implicazioni economiche, ma è risultata ed è più importante un’altra lezione: l’energia non è solo benessere, è sicurezza!
Il conflitto ucraino ha innescato un percorso virtuoso, di consapevolezza: la transizione verso la sostenibilità è stata minata dagli shock geopolitici degli ultimi anni, da veri e propri ricatti da parte dei paesi “tenutari” cominciando dalla Russa che per l’invasione dell’Ucraina aveva scommesso sull’acquiescenza di un occidente totalmente dipendente dalle sue forniture energetiche .
Il tema della sicurezza ha riconquistato attenzione in tutto l’Occidente: qualunque sia il mix di fonti energetiche auspicabile per rallentare il cambiamento climatico, bisogna anche evitare di essere alla mercè di ricatti da parte di superpotenze ostili.
Questa considerazione apre un altro spinoso capitolo, con una nuova e diversa consapevolezza: la Cina.
Il momento di pausa anche se non ancora una vera consapevolezza ha messo in luce il gioco della Cina che aveva puntato tutto sulla dipendenza dell’Occidente per le forniture relative alla transizione energetica; l’unica nazione che sembra voler continuare a mantenere un ritmo elevato di investimenti nelle rinnovabili pur rischiando di creare una «bolla» le cui conseguenze riguardano pericolosamente l’Europa.
La questione cinese sta crescendo in importanza e soprattutto in attenzione, malgrado la macchina propagandistica messa in atto da tempo: da un lato la Cina punta su crescita e benessere propri, ben al di là di qualsiasi adesione a trattati “benefici” propugnati dall’occidente, anche se la Cina continuerà ad essere per molto tempo la più grande fonte di CO2, senza la minima intenzione di cessare la costruzione di centrali a carbone (sul proprio territorio o in altri paesi emergenti), dall’altro i suoi investimenti nelle rinnovabili sono enormi, tali da creare delle situazioni di semi-monopolio e di sovraccapacità, che si scaricano sulle economie occidentali.
Un dominio cinese sulle rinnovabili del quale l’Europa paga il conto: nel 2022 gli investimenti cinesi nelle tecnologie delle rinnovabili (cioè pannelli solari, pale eoliche, batterie) valevano il 90% del totale mondiale creando di fatto un monopolio.
La Cina ha puntato tutto sull’acquiescenza e la dipendenza occidentali, con il risultato di un eccesso di capacità produttive quando il mercato occidentale ha cominciato a frenare.
Al contrario degli Stati Uniti che ha adottato una serie di misure protezionistiche (orientate al reshoring) l’Europa rimane uno dei pochi grandi mercati dove i alcuni dei componenti della transizione non sono protetti da dazi all’importazione, e così è soprattutto l’Europa che la Cina sta invadendo con merce scontatissima, ed è così la dipendenza europea da Pechino sta aggravandosi, in contraddizione con l’obiettivo proclamato di costruire una maggiore autonomia, favorendo il paese più contaminante al mondo e facilitandone scelte e sviluppo. Quasi autolesionismo occidentale (europeo) fatto di sacrifici e tensioni.
Obiettivi, in primo luogo la dipendenza, per i quali la Cina ha la capacità di investire a lungo termine, vendendo anche – al momento – sottocosto non solo per rimanere a galla ma per la sua possibilità/capacità di pianificazione a lungo termine
La COP28 di Dubai si avvicina, e questi problemi non dominano ancora lo scenario, ma premono dietro il sipario : il problema è come i pentiti possano salvare la faccia … il rischio è che per salvare la faccia perseverino negli errori, facilitando il gioco di coloro, che come la Cina, per loro natura sono in grado di programmare a lungo termine. L’energia è sicurezza, soprattutto per i paesi che sono pressoché privi di risorse autonome, ed è per questo che va considerata negli scenari, oggi non solo mediterranei ma necessità di proiezione e presenza nell’indopacifico. Gian Carlo Poddighe
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