Quando una strage è meglio che pagare

Un debito con il fisco che temeva di non riuscire a onorare: è questa la pista su cui stanno indagando i carabinieri di Alessandria per dare un senso alla tragedia del 27 settembre, quando l’ingegner Martino Benzi, stimato professionista, ha sterminato a coltellate la sua famiglia – la moglie Monica Berta, il figlio Matteo e la suocera Carla Schiffo – prima di togliersi a sua volta la vita.

Un’indagine che ha solo l’obiettivo di chiarire in contorno una vicenda altrimenti inspiegabile: il reato commesso, infatti, è estinto per la morte del reo, come prevede il codice. È quindi sulla traccia di un debito con il fisco che Benzi pensava di non poter onorare che si stanno muovendo gli inquirenti.

Secondo quanto si è appreso, infatti, l’uomo avrebbe ricevuto, due giorni prima della tragedia, una cartella esattoriale. Si riferirebbero a questo le poche righe lasciate scritte dall’ingegnere in un biglietto ritrovato nell’abitazione di famiglia: “Sono rovinato, è solo colpa mia”.

Nella stessa casa i carabinieri avevano trovato i corpi di Monica e Matteo, uccisi di prima mattina, poco dopo le 7, e prima che Martino raggiungesse in una casa di riposo la suocera, la sgozzasse, e poi si tagliasse a sua volta la gola. Le indagini proseguono, ma questa sembra essere la pista privilegiata dagli investigatori, che avrebbero escluso altri possibili moventi, come ad esempio vicende di usura.

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