Azzeccare previsioni e relativamente semplice, purché non riguardino il futuro.
Questa volta però una previsione la facciamo: non vi è alcuna possibilità che gli obiettivi fissati dall’aggiornamento della direttiva europea (RED III) per quanto riguarda le fonti rinnovabili possono essere raggiunti.
Almeno in Italia, ma gli altri Stati europei non stanno meglio.
L’obiettivo fissato è che al 2030 siano rinnovabili il 42 il 42,5% dei consumi finali di energia +1 obiettivo non vincolante ( cosa significa ?) del 45%.
Attenzione, questo obiettivo non riguarda la sola energia elettrica, se fosse così già quasi ci saremmo, ma il 42,5% di tutta l’energia
Quindi dobbiamo nello stesso tempo aumentare la quota di energia elettrica proveniente prodotta con le rinnovabili e aumentare la quota di elettricità sul totale di energia consumata.
La differenza è enorme.
L’elettricità, infatti, è oggi solo il 21,5% del totale dell’energia consumata.
Per capire di che cosa stiamo parlando è meglio cominciare dai consuntivi, che al contrario delle previsioni presentano numeri certi.
Nel 2022, secondo i dati del MISE, solo il 19% dei nostri consumi finali erano da rinnovabili, ossia
Sole, vento, Idro, geo, ma anche rinnovabili termiche compresa la legna da ardere e un po’ di biometano.
Nel 2014 era al 17,1%.
In otto anni siamo quindi cresciuti di due punti, ma nei prossimi sette dovremmo crescere di 23,5% punti, 12 volte in più del tasso di crescita registrato sino ad oggi.
Anche se facessimo oggi tutta l’elettricità con rinnovabili, cosa impossibile, ci fermeremo al 31,8%, più di 10 punti sotto l’obiettivo.
In Europa le cose vanno appena meglio.
Sono al 21% come valore medio, appena sopra l’Italia, grazie soprattutto ad alcuni paesi del Nord Europa, come Svezia Finlandia, ricchi di idroelettrico e legname.
Da noi in Italia la discussione è tutta centrata sulle rinnovabili elettriche, ma occorre capire che in realtà si tratta di perseguire un doppio obiettivo, come già evidenziato.
Non solo aumentare la produzione da rinnovabili, ma contemporaneamente aumentare di molto la quota di consumi energetici soddisfatti dall’elettricità.
Dal 21,5% di oggi al 29% del 2030.
Sembrano pochi otto punti, ma il combinato disposto tra due cose, più rinnovabili e più elettricità nei consumi finali di un tempo così breve, comporta obiettivi misure e sforzi irrealizzabili.
Stessa cosa per le altre rinnovabili termiche.
Diversi studi, TERNA, Confindustria, università di Padova, hanno fatto i conti e indicato cosa occorrerebbe fare , tra cui:
Bisognerebbe da oggi al 2030 installare 700.000 pompe di calore all’anno
Bisognerebbe immatricolare 1 milione di auto elettriche all’anno(Ammesso che siano veramente una soluzione e tutti i problemi, dall’autonomia, alla sicurezza, alle modalità di ricarica, allo smaltimento delle batterie, siano risolti)…. quando… nel 2022 ci sono state solo 50.000 nuove immatricolazioni di auto elettriche.
Bisognerebbe installare 120 GW di nuove rinnovabili, al ritmo di quasi 20 GW all’anno, da apportarsi contro i tre dell’anno scorso e almeno 120 GW/ora di sistemi di accumulo (altro aspetto disastroso, di assoluta dipendenza da forniture esterne, e quando esterne significa molto Cina)
Bisognerebbe aumentare di 15 volte la produzione di bio metano (ma andremmo, almeno, contro vegani e vegetariani…).
Naturalmente il mix può cambiare, ma siccome nessuno di questi obiettivi singolarmente ha serie possibilità di essere raggiunto le cose non cambiano e non cambieranno.
Non credo ci sia un solo esperto di problemi energetici che possa ritenere questi obiettivi come reali, realizzabili.
Rimane pertanto da capire perché l’Europa si ostini ad alzare l’asticella di obiettivi chiaramente non raggiungibili, creando solo frustrazione, mancanza di credibilità e costi elevati
C’è da chiedersi perché l’Italia, che pure ha fatto molti compiti a casa, non faccia presente che forse un po’ di realismo servirebbe.
Negli stessi giorni dell’approvazione della direttiva la presidenza spagnola ha predisposto un documento dai toni più che allarmistici sulla carenza di una serie di materiali necessari per soddisfare tutte le esigenze, con il rischio che i costi vadano le esterne e la dipendenza dalla Cina, come evidenzia il documento, raggiunga lo stesso livello di quella precedente sul gas dalla Russia.
Suona del tutto irreale l’adesione alle tesi “gretine” nonché il politicamente corretto imposto dalle minoranze ambientalistiche, con la ciliegina del commento del relatore tedesco Markus Pieper del PPE secondo il quale “questa direttiva dimostra che Bruxelles può essere poco burocratica e molto pragmatica “.
Il punto è che la UE è incastrata da sola ponendosi un obiettivo, quella delle zero emissioni al 2050, che la costringe a stabilire tappe intermedie altrettanto veterinarie.
L’unico risultato per il momento è la perdita di competitività dell’industria europea, la creazione di mercati, auto elettrica rinnovabili, per i produttori cinesi, l’aumento dei costi per imprese famiglie.
Nel frattempo, il contributo delle emissioni europee al totale mondiale continua a scendere soprattutto perché crescono per degli altri paesi che intendono seguire una politica di crescita e di benessere. CHICCO TESTA
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