Brics: trofei e meriti

C’è un aspetto del possibile allargamento dei BRICS che sfiora in qualche modo l’Italia, e si riferisce al difficile equilibrio dell’Argentina, paese legato all’Italia molto più di quello che appaia (basterebbe pensare al voto argen.no delle circoscrizioni estere italiane ed al peso che ha avuto in alcune vicende italiane, con possibili manipolazioni) ed al peso che hanno le pensioni italiane nell’economia argentina.
L’invito BRICS, fortemente sponsorizzato dal Brasile, mette l’Argentina in una posizione difficile, sia nella “configurazione” attuale sia nel probabile riassetto (o rivoluzione) interna nelle prospettive delle imminente elezioni presidenziali, tra un mese esatto.
L’incandescente dibattito elettorale a Buenos Aires può anche essere una chiave di le+ura sia per le crescenA sfide del multi-allineamento sia per una nuova forma di colonialismo economico.
Quando i leader del gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) in occasione del 15^ vertice a Johannesburg hanno annunciato che avrebbero invitato sei nuovi membri ad unirsi al blocco, a prescindere dalle risposte più o meno posiAve dei “leader” dei paesi “presceti”, ciascuno degli invitanA, in un quadro che in Italia sarebbe da “codice Cencelli” , ha marcato le proprie aspirazioni di influenza (e per qualcuno di sopravvivenza).
Non proprio quel multi-lateralismo con cui si è poi ammantato l’eco mediaAco, meno ancora considerando un altro aspetto: la lunga lista di potenziali candidati BRICS (il sud del mondo ? qualche volta in condizioni più coerenti e valide degli a:uali) che non hanno ricevuto un invito.
Si è evidentemente tra+ato di una selezione di influenze, reali, da sfru+are, o imminenA, di sperata rapida crescita. Alcuni invitaA non rappresentano certo il Sud del mondo, e non è detto che aderiscano, ma sono stati uttuali per dare visibilità alle mosse.
Invitanti ed inviati hanno sfruttato una convocazione, per il momento tanto demagogica quanto priva di contenuti concreti (ossia economici e di sviluppo) in funzione della loro parAcolare posizione (e della rispettiva struttura di governo, visto che pochi tra gli invitati erano espressione di governi eleL, e democraAci nell’accezione occidentale).
Pur volendo concentrarsi sul caso più interessante agli effeL italiani, l’ArgenAna, sono importaA alcuni cenni sugli invitaA. (in un quadro non certo di pesi ed equilibri tra loro):
− per l’Iran l’ adesione sarebbe un’opportunità per uscire dall’isolamento, e l’invito a unirsi ai BRICS è stata subito citato un “risultato storico e una vi+oria strategica”;
− per l’Etiopia un inusitato riconoscimento, un insperato invito a tavola celebrato come un “grande momento” per la nazione dell’Africa orientale;
− per gli Emirati Arabi Uniti una possibilità di rivesAre un ruolo evidente e riconosciuto negli affari globali;
− per l’Egitto un riconoscimento ed una legiLmazione personale del presidente egiziano Abdel Fatiah al-Sisi, che si è subito candidato nell’ambito dei BRICS ad essere ” la voce del sud globale”, di fronte alla necessità di avere un megafono, di poter alzare la voce;
− per l’Arabia Saudita anche in questo caso si è sfru+ato l’invito come riconoscimento e legittimazione di figure e sistema contestati, facendo balenare i contributi che il paese potrebbe dare al gruppo (ma allo stesso frenando gli entusiasmi, evidenziando come il “governo” debba conoscere ed esaminare i de+agli prima di prendere una decisione finale;
− per l’ArgenAna, in bilico sia come debacle interna sia come credibilità internazionale, per lo scadente (in tempi e in qualità) presidente l’invito dei BRICS appare una “grande opportunità” che potrebbe “rafforzare” il suo paese.
Tu+o questo in un quadro dove i governi di EAopia, Iran, Arabia Saudita ed EmiraA Arabi UniA hanno il potere (non sempre democraAco) di aderire ufficialmente, ed a discrezione, al gruppo BRICS dal 1 gennaio 2024, mentre la situazione dell’ArgenAna è ben diversa e condizionata anche da altri fa+ori.
La seconda nazione (per estensione) del Sud America andrà ad elezioni presidenziali il 22 o+obre e il successore di Fernández verrà insediato a dicembre e dovrebbe essere sua la responsabilità di acce+are l’invito del gruppo BRICS, in un momento in cui nel paese ci saranno instabilità e ben altre priorità.
Mentre il candidato del parAto di governo Sergio Massa (coalizione arrivata terza nelle recenA primarie, malgrado i copiosi intervenA del Governo e del vaAcano) seguirebbe certamente la dire+rice della dinasAa peronista di cui l’ulAma figura e non di rilievo è Fernández, Javier Milei e Patricia Bullrich – i candidaA le cui coalizioni sono arrivate rispeLvamente al primo ed al secondo posto nelle primarie – hanno immediatamente rige+ato l’invito.
Javier Milei, non proprio un alieno, un parvenu, poliAco e deputato di lungo corso, candidato populista, anAconformista ( quanto veramente di estrema destra è indefinibile ed incerto in Sud America, bas. pensare a preceden. in altri paesi e nella stessa Argen.na) cavalca un’onda anA-establishment, è almeno lucido nel riconoscere le criAcità dell’ArgenAna in poliAca estera e nell’asservimento economico; ha centrato la sua campagna nel mostrarsi ferocemente criAco nei confronA di Cina e Brasile, e conseguentemente nel criAcare categoricamente il gruppo BRICS, affermando: “Difendo la libertà. La Cina, Pu.n e Lula no”, senza dimenAcare che Milei non perde occasioni per dichiarare che la Cina ha un “governo assassino”.
Bullrich, candidata moderata più che di un indefinibile (nel quadro argenAno) centro-destra, ha promesso di respingere l’invito dei BRICS, citando sia la guerra in Ucraina che le travagliate relazioni dell’ArgenAna con l’Iran, nel contesto dell’a+entato del 1994 a un centro ebraico a Buenos Aires, irrisolto fino ad oggi per le protezioni accordate dalla conAnuità pseudo peronista (la di+atura di fa+o dei Kirchner), aggiungendo che l’ArgenAna ha ancora “una ferita aperta” con l’Iran.
Sarebbe facile liquidare il tu+o come facile retorica da spazzare via, affermando che si tra+a di taLche ele+orali.
La realtà è ben diversa, e ben condizionata da due fa+ori, l’ascesa ed il peso geopoliAco globale e non solo regionale del Brasile, verso il quale l’ArgenAna ha sempre preteso la ”parità”, e il peso, il condizionamento e l’assogge+amento alla Cina, parAcolarmente aLva nel “cono sur” che ha trovato porte spalancate dall’eterno disastro dell’economia argenAna.
Persino l’ex presidente argenAno Macri, oggi sostenitore di Bullrich, che nel 2015, in campagna ele+orale, aveva promesso di ridurre la dipendenza del paese dalla Cina, quando si è seduto alla Casa Rosada ha dovuto arrendersi alla realtà, riconoscere l’importanza insosAtuibile della Cina, ed essere accompagnato dalla stessa Cina, come un trofeo, “ospite” in un verAce BRICS nel 2018.
Un invito di adesione che pertanto non è nuovo, è l’esibizione di un trofeo, bisogna vedere a chi ne va a+ribuito proprietà, merito ed a quale prezzo.
Nell’immediato una posizione pro-BRICS da parte di qualunque dei candidaA dell’opposizione argenAna sarebbe, forse, un riconoscimento implicito del trionfo della (fallimentare) poliAca estera dell’a+uale governo, al quale resta solo di appellarsi alla lunga lista di candidaA del Sud del mondo a cui non è pervenuto un invito.
Una campagna ele+orale dove il “candidato insurrezionale” riesce a dominare la ribalta impostando temi e toni del dibaLto e costringendo gli altri a rispondere alle sue proposte, con la conseguenza che potrebbe essere naturale che Bullrich sia costre+a a prendere una posizione più dura sulla Cina, che è uno dei bersagli preferiA di Milei.
Tu+avia, mentre Bullrich potrebbe ripetere la svolta di Macri verso il pragmaAsmo, è improbabile che l’emergente Milei, qualora ele+o, faccia lo stesso: ha chiesto di abbandonare il peso argenAno e ado+are il dollaro USA, una posizione diametralmente opposta agli sforzi del gruppo BRICS per ridurre la rilevanza della valuta statunitense.
A condizione che Milei non abbandoni molte delle sue promesse ele+orali radicali, con precedenA illustri, interni o in paesi affini, come il Venezuela, la sua vi+oria sposterebbe l’ArgenAna su un asse più occidentale (l’ArgenAna è un paese con naturali abitudini e forme di vita europee) e probabilmente
porterebbe il nuovo governo a declinare platealmente l’invito ad aderire al blocco dei BRICS – un colpo all’ambizione di Pechino per tale raggruppamento, quella di trasformarlo in strumento un nuovo ordine anA dollaro e incentrato sulla Cina, nonché una ba+uta d’arresto per il Brasile, che ha fa+o pressioni a favore dell’adesione dell’ArgenAna.
Lasciando da parte la geopoliAca, quali sono i meriA della proposta per l’ArgenAna stessa?
L’invito un po’ inaspe+ato ad aderire al gruppo BRICS ha portato a un vivace dibaLto tra gli analisA di poliAca estera sui vantaggi e sui cosA di diventare un membro.
Ovviamente secondo analisA affini all’a+uale governo l’invito è un’opportunità, l’adesione tra i BRICS aiuterebbe l’ArgenAna a impegnarsi in un “bilanciamento morbido” contro gli StaA UniA, ad ada+arsi a un mondo mulApolare dandole modo di elaborare una strategia che le consenta di essere in buoni rapporA sia con l’Occidente che con il resto, la sorta di trucco che il Brasile creato per primo dal Brasile. Per miAgare l’opposizione, altri analisA propugnano la (debole) tesi che i BRICS “non sono un’alleanza anA-StaA UniA” mentre l’adesione aiuterebbe l’ArgenAna a prepararsi per un mondo più “plurale ed eterogeneo”.
Gli analisA, o influencers filogovernaAvi, o nella linea dell’ex foro di Sao Paulo ed oggi Grupo de Puebla, fanno leva sul fa+o che oltre il 40% delle esportazioni argenAne nel 2022 è dire+o verso i paesi membri dei BRICS, sopra+u+o in Cina e Brasile, con lo specchie+o che l’ArgenAna piu+osto che assogge+arsi al FMI o+errebbe notevoli benefici dall’accesso ai fondi della Nuova Banca di Sviluppo (quale, quanto concreta, come e perché?).
Un piccolo inciso al riguardo, ed all’indefinizione di questo strumento, a cui ha puntato anche la Germania: risale al 2001 il fa+o che Goldman Sachs prevedesse che qua+ro paesi, Brasile, Russia, India e Cina avrebbero avuto a brevissimo tempo un impa+o significativo sull’economia globale.
Con abile e lunga campagna la stessa Goldman Sachs, con Jim O’Neill, nel 2006 lanciò un fondo di invesAmento BRIC ancorato alla crescita in queste qua+ro nazioni.
Un acronimo ed una intelligente campagna che captarono l’interesse globale per tali potenze emergenA all’epoca, sfru+ato nel 2009 dai leader dei qua+ro paesi per trasformarlo in un raggruppamento poliAco a conclusione di un loro primo verAce, con la successiva adesione del Sudafrica, a distanza di un anno. Il mondo è cambiato, e non tu+o nelle previsioni di Goldman Sachs, e forse gli indirizzi si sono spostaA dalla finanza alla geopolitica ed all’esercizio del potere, a conseguire la rappresentaAvità del sud del mondo (da parte di paesi che in fondo non ne fanno parte).
Per questo i BRICS potrebbero affrontare, se non già affrontano, una resa dei conA: qualche altro analista, per esempio, vede nell’allargamento un segno non della forza del gruppo, ma solo della crescente influenza della Cina (e nel caso dell’ArgenAna di un Brasile che vorrebbe condividerne, solo condividerne, una nicchia).
ArgenAna caso a parte, ma specchio dei dilemmi; influenza se non dipendenza combinata da Cina e Brasile: argomenA sufficienA per Bullrich e Macri (non si sa quanto condivisi nel fondo da Milei) per sostenere con enfasi contrarietà all’adesione al blocco; non si tra+a solo dei rischi di impegnare l’Argentina a unirsi al gruppo, data l’invasione russa dell’Ucraina e l’ingresso dell’Iran, ma della sottomissione di un paese. Gian Carlo Poddighe

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