Quando il tavolo scotta

Scotta per i tanti dossier “caldi” il tavolo del ministro dell’economia Giorgetti. L’allarme di ieri del ministro sul rialzo dei tassi (“Ci saranno 14-15 miliardi in più di interessi”) ha di fatto stoppato sul nascere chi già preparava in Parlamento un assalto alla diligenza sulla legge di bilancio. Perché è vero che ogni anno il governo mette le mani avanti sulla manovra, ma l’input arrivato dall’esecutivo alle forze politiche di maggioranza è quello di evitare anche la presentazione di emendamenti. Invito recapitato a deputati e senatori dai vertici di partito delle forze politiche che sostengono l’esecutivo. “Tanto anche quest’anno – spiega un esponente dell’esecutivo – l’invito verrà disatteso…” Gli spazi restano stretti. Si lavora sui contenuti: oltre che sul taglio del cuneo fiscale, si punterà sulla sanità, sulle misure per le famiglie e sulla detassazione delle tredicesime, anche per i pensionati, anche se occorrerà capire come si tradurranno nero su bianco le misure.
Intanto resta alta l’attenzione su come si comporteranno i mercati. La tesi di possibili imboscate ai danni dell’Italia fa breccia anche in Transatlantico. “Il pericolo potrebbe arrivare se qualcuno giocasse a far schizzare lo spread”, dice un esponente dell’esecutivo. “Vogliono metterci in crisi di liquidità”, osserva un altro big della maggioranza. “Per la manovra servirà più deficit? Adesso valuteremo, la situazione è difficile, si deve fare di tutto per non aumentare il debito” ma – ha detto il vicepremier Tajani da New York – “siamo di fronte a un’emergenza che è indipendente dalla responsabilità dell’Italia. In Europa troveremo la giusta comprensione. Bisogna – ha rimarcato – essere ottimisti e lavorare con determinazione ma non cadere nel panico e nell’allarmismo.

MASSIMILIANO ORFEI

Lascia un commento