Brics, alternativa, minaccia o tigre di carta?

In un mondo che affronta contemporaneamente crisi e fenomeni, compresi quelli ambientali continuamente ed eccessivamente strumentalizzati, occorre “pesare” avvenimenti e attori sulla scena e discernere tra realtà e propaganda.
Occorre pesare gli attori che vengono spinti sul palcoscenico da spregiudicati “buttafuori”, occorre tornare a porsi delle domande come ai tempi della guerra fredda.
Forse si tornerà alla guerra fredda, ma adesso dobbiamo affrontare, insieme alla doppia transizione energetica ed ambientale, il passaggio della deglobalizzazione, inevitabile, forse utile per i paesi occidentali, ma verso quale “ordine”?
Un mondo multipolare o un mondo a blocchi (due forse tre) ?
Nell’ultimo mese due avvenimenti in successione, sono stati oggetto ed opportunità di strumentalizzazioni, BRICS e G20, a cui si è affiancato una inusuale tessitura italiana di rapporti bilaterali, un ritorno di visibilità che mancava da tempo.
Certamente l’evento che più è stato utilizzato dalla propaganda, con estrema disinvoltura ed elasticità di pseudoanalisti e di media schierati, è stata la riunione dei BRICS. (Proprio quella dove c’è stata meno “presenza” italiana e più è stata magnificata dai media come “novità” ed opportunità straordinaria nei rapporti e negli equilibri globali) .
Pochissimi dei commentatori e grandi e piccole firme televisive e dei diversi media ha voluto o saputo pesare attori, aspiranti e postulanti di questi BRICS, in generale esaltandoli ed esaltandone influenza e capacità.
A mio parere è stata la fiera del nulla, dell’autocelebrazione, a maggior ragione per la scelta infelice della data (che dimostra l’inconsistenza dei BRICS) immediatamente precedente il G20.
Nel mio lungo peregrinare tra diversi paesi e molteplici incarichi, generalmente paesi in via di sviluppo e del terzo mondo, ho avuto modo conoscere da dentro molte della realtà che hanno avuto momenti di esaltazione a Johannesburg, a cominciare dal brasile di Lula, che non è a mio parere il Brasile reale.
Non anticipo i contenuti del mio articolo allegato, aggiungo solo che l’analisi di quello che io considero “fumo” deve essere la lente, lo strumento per cercare di capire dove e come deve andare il nostro Paese, che deve prendere in considerazione il terzo mondo ma deve in primo luogo non perdere il passo con i paesi di testa, e come evoluzione deve passare da una politica meramente mediterranea, peraltro fondamentale, ad una politica globale, aspirare al ruolo di partner globale, possibilità neppure troppo ambiziosa se consideriamo le modalità “mix and match” che sono alla nostra portata e ci permetterebbero di cavalcare e non solo sopravvivere nelle multiple transizioni sovrapposte.
Un ruolo di partner globale che ci impone di essere presenti ed attenti nell’indopacifico, per rimanere tra i protagonisti, e ci suggerisce di tantare di recuperare i rapporti con l’America Latina, come mercato naturale ma anche come diverso approccio all’ indoPacifico GIAN CARLO PODDIGHE

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