Credo, spero, che tutti si siano resi conto che nel giro di pochi mesi si sia nuovamente precipitati in quella guerra di informazione propaganda che ave caratterizzato il mezzo secolo della guerra fredda
Quali come e perché, è comunque evidente che – come nel passato – l’ Italia è crocevia di questa guerra, crocevia ideale per i preconcetti e gli schieramenti viziati dall’ideologia
Anche se va considerata attentissimamente la Cina, lL’aspetto più evidente, spesso truculento è quello di PUTIN e simpatizzanti nostrani, tra cui il prezzolatissimo ed onnipresente Prof Orsini
Sarebbe interessante entrare nella testa dei putiniani nostrani per capire come funziona il loro cervello.
Diamo pure per scontato il fatto che costoro disprezzino costituzionalismo, rule of law , pluralismo ( i «gioielli» dell’Occidente), che li considerino solo maschere, finzioni, ipocrisie.
Diamo anche per scontato che l’odio che provano per l’America sia così forte da togliere loro il respiro.
Talché il nemico dell’America, chiunque sia, è un loro amico.
Ma basta ciò per giustificare i trasporti per un regime come quello putiniano? Sarebbe più comprensibile se gli anti-occidentali di casa nostra simpatizzassero con la sola Cina scartando la Russia di Putin.
Anche la Cina è una dittatura, spietata con i dissidenti, ma, almeno, non è riducibile a un club affaristico-mafioso.
È un regime basato su un solidissimo partito- Stato che per di più ,sfruttando(a cavallo fra il mito e la realtà) il lascito di una antichissima civiltà, si propone al mondo come una forma di governo che valorizza merito e talenti(i mandarini e il sistema degli esami delle precedenti, gloriose, dinastie imperiali).
E’ altrettanto vero che la Repubblica popolare che Xi ha forgiato è ormai un attore geopolitico globale, piuttosto spregiudicato nel perseguire i propri obiettivi e interessato a poggiare le fondamenta del modello di governance globale idealizzato prima sulla BRI, acronimo della “Via della seta”, ed oggi – dopo i diffusi dubbi sulla BRI sulle attività totali di pseudo sistemi multilaterali come i BRIC, molto velleitari ma di poca sostanza, e facile strumento dei “leader”
Strana assonanza tra BRI e BRICS …. E molte similitudini
Per Pechino, quei Paesi fondatori e la lunga lista di coloro che vorrebbero un sostanziale allargamento del gruppo dovrebbero lavorare ancora di più insieme per fare appello ad avere maggiore voce e influenza negli affari internazionali, promuovere una riforma accelerata delle istituzioni finanziarie internazionali e opporsi alle sanzioni unilaterali e all’approccio “piccolo cortile, alto recinto”, così lo chiama il leader cinese — che quando usa certe espressioni trova un’ampia fetta di mondo concorde, orientata a salvaguardare insieme interessi comuni contro (magari è forte dirlo) le attività dell’Occidente e dei like-minded.
Tutti, Orsini voce cantante, a indicare e mitizzare l’alternativa, o quanto meno il punto di bilanciamento, dell’attuale G7?
Probabilmente una manipolazione, un’interpretazione poco corretta, se si considera che molti dei Paesi del gruppo e coloro che vi ambiscono a esserne parte hanno ottimi rapporti con il club dei Sette Grandi.
Persino alcuni studiosi occidentali ne hanno subito a tal punto il fascino da immaginare che la «meritocrazia» cinese (le virgolette sono d’obbligo perché non è vero che sia oro tutto ciò che luccica) sia una forma di governo superiore alla democrazia liberale occidentale.
Non lo è.
Non lo è per chi pensa che solo il governo limitato che alligna nello nostre terre possa permettere alle persone di disporre di un po’ di libertà.
La terza via, per l’appunto, fra anarchia e potere assoluto.
Un governo limitato che, per giunta , è in grado di mettere radici anche fuori dall’ Occidente. Come dimostrano i casi del Giappone, dell’India, di Taiwan o della Corea del Sud. GIAN CARLO PODDIGHE
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