Per chiarire la situazione degli Arsenali ed a fornire una base attendibile di informazioni, comunico che ieri è stato pubblicato il “quaderno strategico n.8 – Il ruolo degli arsenali nel quadro della strategia marittima nazionale” – https://www.academia.edu/s/0413ee8e11 – teso, almeno, a supportare l’allarme giustamente ed opportunamente lanciato dalla Marina.
Gli avvenimenti di questi ultimi tempi hanno ulteriormente evidenziato la conflittualità e la persistenza di interessi diversi da quelli che riguardano l’ammodernamento ed il potenziamento della funzione industriale della difesa, in un’ottica di “spezzatino” che – secondo alcuni interessi – dovrebbe portare non ad una ottimizzazione ma di fatto ad una cessione delle attività
Senza voler adagiarsi sulla scia delle decisioni di altre marine, e di altri Governi, è sempre opportuno valutare le esperienze altrui, ed ho segnalato, nel corso del dibattito, quale cambio di tendenza se non anche esempio “virtuoso” il “Shipyards Act” della US Navy, approvato dall’Amministrazione statunitense che prevede grandi stanziamenti, in un’ottica pluriennale, per i 4 arsenali navali, dopo esser giunti alla conclusione che la cessione delle attività tipiche degli arsenali alla cantieristica navale era costosa, controproducente, inefficace.
Non si tratta della riscrittura del Vangelo, ma di una valutazione che è opportuno effettuare e riportare alla nostra situazione e dimensione
Nel documento che – se il tema è di interesse – potrete scaricare al link indicato si accenna tra l’altro alla “fragilità della catena di approvvigionamento” tutto questo sarà parte di un nuovo lavoro, in corso, per il quale avrò bisogno del massimo dei contributi
Le motivazioni del “Shipyards Act” trattano ampiamente il tema dei giorni/nave di sosta non programmata né giustificabile delle unità della flotta, a scapito della minore efficienza e credibilità dello strumento navale, e questo deve essere ribaltato anche in un’ottica italiana.
Per parlare dei casi altrui, e non trattare certi spinosi aspetti nostrani, la Difesa USA in effetti aveva optato quasi totalmente sul trasferimento alle imprese private che hanno adottato il sistema di produzione just-in-time, sistema organizzativo che, per risparmiare sui costi di stoccaggio a magazzino, si basa sull’avere scorte minime di materie prime, semilavorati e pezzi di ricambio: e questo sta creando pesanti problemi di rinnovo delle scorte strategiche (mezzi, munizioni, componenti elettronici, ecc.) che oggi va visto ed interpretato anche alla luce frlls nuovsa situazione strategica globale con il caso lampante delle forniture di armi all’Ucraina (con il Parlamento Europeo che ha dovuto emanare un progetto di legge per aumentare la produzione europea di munizioni e missili!)
Tips di riflessione, ed opportuna documentazione, sia per chi ha passato una vita nelle nostre Forze Armate, sia per chi è ancora in servizio, sia per chi si occupa per mestiere di cose militari, sia infine per chi deve avere – se non grandissima competenza in materia di logistica – opportune basi decisionali
Gian Carlo Poddighe
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