Tragedia karmica

All’indomani del ritrovamento dei detriti del Titan e della morte dei suoi cinque occupanti, al dolore delle famiglie si uniscono le polemiche e gli attacchi sulla sicurezza, mentre la stampa rivela che gli Usa avevano già captato il segnale dell’implosione del sommergibile poco dopo la sua scomparsa, giorni fa.

Secondo il Wall Street Journal, era stato un sistema di rilevamento acustico top secret militare americano, progettato per individuare i sottomarini nemici, a rilevarlo vicino al luogo in cui sono stati individuati i detriti, sul fondo marino a 3.800 metri di profondità, nei pressi del relitto del Titanic, obiettivo della missione dei 5 ‘esploratori’.

A bordo c’erano il miliardario britannico Hamish Harding, noto per le sue imprese avventurose, Stockton Rush, ad della OceanGate, l’azienda che gestiva il Titan, Shahzada e Suleman Dawood, padre e figlio 19enne di una ricchissima famiglia pakistana, e il francese Paul-Henri Nargeolet, considerato uno dei massimi esperti al mondo sul Titanic.

Per ritrovarli, dopo che il piccolo sommergibile aveva perso i contatti domenica sera, si era scatenata una gigantesca caccia nei fondali dell’Atlantico settentrionale dove giace il relitto del transatlantico, affondato nel 1912 durante il viaggio inaugurale con oltre 1.500 persone a bordo.
A scandagliare le acque erano state impegnate imbarcazioni e robot che possono scendere fino a incredibili profondità, nella consapevolezza delle difficoltà estreme di un simile ambiente marino e delle riserve di ossigeno destinate a esaurirsi nel giro di poco.

Dopo giorni di ricerche, giovedì sera la notizia del ritrovamento di detriti compatibili con una “catastrofica implosione” del sommergibile, come ha spiegato la Guardia Costiera americana.

Unanime il cordoglio per la morte dei cinque occupanti del Titan. Harding “era unico nel suo genere e lo adoravamo. Era un appassionato esploratore, qualunque fosse il campo, che viveva la vita per la sua famiglia, i suoi affari e per la prossima avventura”, ha fatto sapere in una nota la famiglia del miliardario britannico. “Ciò che ha realizzato nella sua vita è stato davvero notevole e se possiamo trarre una piccola consolazione da questa tragedia, è che l’abbiamo perso mentre faceva ciò che amava”, hanno aggiunto.

Dal Pakistan è arrivato il “profondo dolore” della famiglia Dawood, esteso ai parenti delle altre vittime. E proprio dalla zia è arrivato il particolare agghiacciante che il 19enne Suleman era “terrorizzato” dal viaggio ma aveva acconsentito solo perché era importante per il padre, Shahzada, “ossessionato dal Titanic”.
E mentre sui social si alternano messaggi di cordoglio e polemiche per l’attenzione e gli sforzi impiegati per ritrovare il Titan, mentre si lasciano morire migliaia di migranti in mare, si è scatenato uno scontro a distanza tra il regista canadese James Cameron, autore del celebre film ‘Titanic’, e Guillermo Soehnlein, co fondatore di OceanGate insieme a Stockton Rush, morto nell’implosione del Titan. “Mi colpisce la somiglianza con il disastro del Titanic, dove il capitano fu ripetutamente avvertito della presenza di ghiaccio davanti alla sua nave, eppure si lanciò a tutta velocità in una distesa di ghiaccio in una notte senza luna, causando la morte di molte persone”, ha commentato il regista, puntando il dito contro gli “avvertimenti rimasti inascoltati”.

Pur sottolineando gli ottimi risultati in termini di sicurezza raggiunti nel settore negli ultimi decenni, Cameron ha sostenuto che “molte persone nella comunità erano molto preoccupate per questo sottomarino”, convinte che era “troppo sperimentale per trasportare passeggeri e che doveva essere certificato”.

Parole che hanno fatto infuriare Soehnlein, che ha difeso a spada tratta l’operato della OceanGate e la sua attenzione alla sicurezza. “Sono stato coinvolto nelle prime fasi del programma di sviluppo (dell’azienda), so per esperienza che eravamo estremamente impegnati nella sicurezza e che la mitigazione del rischio era una parte fondamentale della cultura aziendale”, ha affermato il co-fondatore, che ha lasciato l’azienda nel 2013, ricordando come lo stesso Cameron abbia visitato il relitto molte volte per produrre il suo successo planetario del 1997. “È ancora troppo presto per sapere cosa sia realmente accaduto”, ha aggiunto Soehnlein, “il modo migliore per preservare l’eredità di questi cinque esploratori è indagare, scoprire cosa è andato storto, imparare da esso e andare avanti”.

“Mi colpisce la somiglianza con il disastro del Titanic, dove il capitano fu ripetutamente avvertito della presenza di ghiaccio davanti alla sua nave, eppure si lanciò a tutta velocità in una distesa di ghiaccio in una notte senza luna, causando la morte di molte persone”. Il regista canadese James Cameron, autore del film con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet sul disastro del transatlantico nel 1912 e grande appassionato di spedizioni subacquee (ha dedicato documentari al relitto della Bismark e a quello del Titanic e a una catena montuosa sottomarina, la Dorsale Medio-Atlantica), ha dichiarato alla tv americana ABC News che o che il sommergibile Titan è stato fonte di preoccupazione nella comunità di esploratori oceanici e ha fatto un parallelo con l’affondamento del transatlantico del 1912, in cui morirono circa 1.500 persone. “Che una tragedia simile, in cui gli avvertimenti sono rimasti inascoltati, si sia verificata nello stesso identico luogo, con tutte le immersioni in corso in tutto il mondo, credo sia semplicemente stupefacente”, ha aggiunto.

Cameron – che nel 2012 è stato il primo a immergersi in solitaria nella parte più profonda dell’oceano, con un sommergibile da lui stesso progettato e costruito – ha dichiarato che il rischio di implosione di un sottomarino sotto pressione è sempre stato “al primo posto” nella mente degli ingegneri progettisti. “E’ l’incubo con cui tutti abbiamo convissuto” da quando siamo entrati nel campo dell’esplorazione profonda, ha detto, sottolineando gli ottimi risultati del settore in termini di sicurezza negli ultimi decenni. Ma “molte persone nella comunità erano molto preoccupate per questo sottomarino”, ha aggiunto. “Alcuni dei più importanti esponenti della comunità ingegneristica che si occupa di immersione in profondità – ha detto ancora Cameron – hanno persino scritto delle lettere alla compagnia, dicendo che quello che stavano facendo era troppo sperimentale per trasportare passeggeri e che doveva essere certificato”. Il regista hollywoodiano ha aggiunto di aver conosciuto personalmente uno dei passeggeri del sommergibile perduto, l’esploratore oceanico francese Paul-Henri “PH” Nargeolet. “Conosco molto bene il luogo del naufragio… Ho calcolato che ho trascorso più tempo sulla nave di quanto ne abbia trascorso il capitano all’epoca”, ha dichiarato.

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