Nel momento di decadenza del cosiddetto “sistema partitico” come strumenti di aggregazione e di propaganda come parte del movimentismo presero forma e furono un pò demagogicamente e con molta superficialità riconosciuti se non promossi i “centri sociali”.
Un precedente sfruttato a fini diversi, a dimostrazione anche di una sopravvenuta regia: nell’ultimo decennio si è registrata nel nostro Paese una diffusa proliferazione di associazioni di promozione sociale che, di fatto, però, hanno come funzione esclusiva o prevalente quella di gestire luoghi di culto per le comunità islamiche in immobili privi dei requisiti urbanistici, strutturali e di sicurezza, necessari per tale destinazione d’uso.
In particolare, la prassi, ormai invalsa in tutto il territorio nazionale, è quella di presentare una richiesta all’amministrazione comunale per poter usufruire di locali pubblici da adibire a centro culturale.
Una volta ottenuta la concessione, senza che sia necessario il cambio di destinazione d’uso e in assenza di modifiche ai piani urbanistici, i locali sono adibiti a luoghi di culto, conformemente alle norme vigenti.
Si tratta, in sostanza, di un escamotage che sfrutta le maglie di una normativa pensata per tutt’altro scopo.
Insomma, la legge è diventata ben presto il grimaldello utilizzato dalle comunità islamiche per insediarsi nel territorio italiano creando moschee e madrasse nella completa indifferenza delle istituzioni, in spregio alla legge e nella sostanziale impossibilità a intervenire da parte delle Forze dell’ordine.
GIAN CARLO PODDIGHE
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