Quando “politicamente corretto” è ridicolo

Un tweet assurdo pubblicato dall’account dello Stato di Israele accusava Roger Waters di avere «dissacrato la memoria di Anna Frank e dei sei milioni di ebrei uccisi nell’Olocausto». Come? Il musicista ha molto semplicemente indossato durante i concerti del tour This Is Not a Drill a Berlino (e altrove, beninteso, Milano compresa) la divisa del personaggio Pink che ricorda volutamente quella nazista, oltre ad avere inserito il nome di Anna Frank fra quelli delle vittime dei regimi d’ogni tempo. Poteva finire così, con un tweet manipolatore. E invece oggi è giunta notizia che la polizia tedesca avrebbe aperto un’indagine nei confronti del musicista per istigazione all’odio proprio per via dell’abito di scena che indossa durante In the Flesh nei concerti a Berlino del17 e 18 maggio scorsi. «Stiamo indagando su sospetti di istigazione all’odio», ha detto un portavoce della polizia, «perché gli abiti indossati sul palco potrebbero glorificare o giustificare il regime nazionalsocialista e disturbare la quiete pubblica».

È evidente che non c’è alcuna glorificazione del regime nazionalsocialista. In the Flesh è uno dei pezzi tratti da The Wall. Waters veste i panni della rockstar Pink che, disgustata dal pubblico (ma in fondo da se stesso) è in preda a un delirio nazistoide che si traduce nella rappresentazione scenica nella creazione di una sorta di regime rock fatto di divise che ricordano quelle delle SS, soldati in marcia, violenza, sopraffazione, omicidi. È il segno della deriva psichica del personaggio, ma anche una metafora del rapporto malato tra rockstar e pubblico, un tema che all’epoca era molto caro al musicista.
Era così nel film del 1982 che Alan Parker ha tratto dall’album, dove il personaggio di Pink era interpretato da Bob Geldof. Ed è così nelle rappresentazioni sceniche di The Wall che Waters ha portato in giro per il mondo.

“La mia recente esibizione a Berlino ha attirato attacchi in malafede da parte di chi vuole diffamarmi e mettermi a tacere perché non è d’accordo con le mie opinioni politiche e i miei principi”. Roger Waters ha pubblicato sui social un post di risposta alle autorità tedesche.

“Gli elementi della mia performance che sono stati messi in discussione sono chiaramente una dichiarazione contro il fascismo, l’ingiustizia e il fanatismo in tutte le sue forme. I tentativi di ritrarre quegli elementi come qualcos’altro sono falsi e politicamente motivati. La rappresentazione di uno sfrenato demagogo fascista è stata una caratteristica dei miei spettacoli sin da The Wall dei Pink Floyd nel 1980″, replica Waters.

“Ho passato tutta la mia vita a lottare contro l’autoritarismo e l’oppressione ovunque lo vedessi. Quando ero bambino, dopo la guerra, a casa nostra veniva spesso pronunciato il nome di Anna Frank, lei divenne un ricordo permanente di ciò che accade quando il fascismo viene lasciato senza controllo. I miei genitori hanno combattuto i nazisti nella seconda guerra mondiale, con mio padre che ne ha pagato il prezzo più alto. Indipendentemente dalle conseguenze degli attacchi contro di me, continuerò a condannare l’ingiustizia e tutti coloro che la perpetrano”, conclude.

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