Tornano (bene) Ligabue, Silvestri, Articolo 31 ed Emma. Riaccogliamo con gioia un Ligabue con un pezzo azzeccato come non ce ne faceva ascoltare da tempo; e mentre Daniele Silvestri ci serve un gustosissimo entrée del suo prossimo disco, gli Articolo 31 spoilerano il brano con cui apriranno le prossime feste live. Bene Emma, benissimo Lo Stato Sociale con Mobrici, sempre una garanzia il lavoro di Giovanni Truppi, così come quello di Noyz Narcos.
Ligabue – “Riderai”
Riderai. Imperativo assoluto sul futuro di chi ascolta. Riderai. Credici. E siccome è un pezzo assai bello, per certi aspetti un po’ la “Avrai” di Ligabue, ugualmente autentica pur non toccando certi apici, tu ascolti e ci credi. Si, rideremo, anche se magari mentre ascolti il pezzo non c’hai proprio niente da ridere, stato d’animo piuttosto comune dati i tempi, lo sappiamo, ma Ligabue a sto giro butta sul tavolo, finalmente, era ora, il peso dei suoi anni, nel brano si percepisce la sua maturazione, l’autenticità del rocker di Correggio che non fa più finta di restare stupito dinanzi alla vita, ma che ha superato quella linea per cui ha la libertà, il diritto, secondo noi anche il dovere, di accompagnare chi lo segue da oltre trent’anni, e con le sue splendide canzoni è cresciuto, oltre quella soglia in cui tutto è spaventoso; la vita che si fa vita. Il fatto che rideremo, perché il nostro Luciano ce lo ha detto con un brano così azzeccato (e non ne azzeccava da un bel pezzo), risulta confortante, una carezza al cuore. Ci voleva proprio.
Daniele Silvestri feat. Fulminacci, Wrongonyou, Frankie Hi-NRG MC, Franco126, Selton, Davide Shorty, Eva, Giorgia ed Emanuela Fanelli – “Intro X”
Avete presente quando nei ristoranti stellati o con ambizioni stellari vi servono l’entrée? Ecco, quello che Silvestri ci offre oggi è esattamente un entrée, un’idea tutt’altro che vaga di quello che ci aspetta nel suo prossimo disco, ci indica la direzione, ci fa percepire la scelta, con un brano definito, a ben ragione, “orgiastico”, in cui vengono coinvolti tutti insieme gli artisti (e che artisti!) che poi parteciperanno al “Disco X”. Personalmente abbiamo l’acquolina in bocca.
Articolo 31 – “Filosofia del Fuck-Off”
Questo ritorno degli Articolo 31, tra Sanremo e le megafeste organizzate per l’estate, non è un’operazione nostalgia, nonostante, è chiaro, quando si parla di una band talmente significativa per un’intera generazione è impossibile tenere lontana la nostalgia per dei tempi che purtroppo, semplicemente, non ci sono più. “Filosofia del Fuck-Off” lo dimostra e senza mezzi termini, gli Articolo 31 sono un’entità ben definita, diversa anche dalla proposta solista di J-Ax; per l’amor di Dio, gli anni passano, e questa, ahinoi, è una regola che vale per tutti, ma questo nuovo pezzo infatti ci restituisce il duo che abbiamo tanto amato, quello di quella perla di “Così com’è”, solo ragionevolmente più maturo, meno spregiudicato, il che vuol dire anche, e si sente forte, più artigianale nella forma e nella proposta, evidentemente sapendo dove arrivare e come arrivarci. Non sarà una dichiarazione da gangsta rap duri e puri, ma vi vogliamo bene ragazzi.
Emma – “Mezzo mondo”
Probabilmente uno dei migliori brani dell’intera discografia di Emma, che la smette di inseguire struggenti e plastificate evocazioni romantiche per concentrarsi su un prodotto, un buon prodotto, centrato, netto, radiofonico fino al midollo, e non sia intesa come accusa, e particolarmente efficace. Funziona la struttura del testo (tra gli autori anche Nesli), le immagini sono messe tutte al posto giusto, come un puzzle completato con ragionevolezza e, soprattutto, con ottime intuizioni in termini di sound, che devia da quel pop dritto, liscio, piatto, televisivo, noioso e poco credibile per concedersi (e concederci) colori più vivaci e, soprattutto, autentici. La percezione poi è che anche il carattere di Emma venga fuori in maniera più onesta, più esplicita, meno “voglio farti emozionare a tutti i costi” e più “guarda cosa mi emoziona”. Una bella boccata d’aria. Molto meglio.
Lo Stato Sociale feat. Mobrici – “Per farti ridere di me”
Non sappiamo come sarà e cosa rappresenterà nella storia de Lo Stato Sociale il loro nuovo album; sappiamo, perché è stato ampiamente dichiarato, che la volontà è quella di ritrovare quell’essenza che gli ha permesso di ottenere il seguito che serviva ad ottenere quell’attenzione che poi, in qualche modo, così come raccontano, li ha, in qualche modo, fregati. Il nostro parere è che i regaz abbiano una sensibilità, no, scusate, cinque diverse sensibilità, che li hanno comunque sempre tenuti al sicuro dallo snaturamento più totale, uno snaturamento che loro comunque hanno percepito; ci chiediamo in questo senso quale sarebbe stata l’accoglienza verso gli ultimi lavori, degnissimi di nota a nostro parere, se “Una vita in vacanza” non avesse creato un’aspettativa pop, radiofonica, che in realtà rappresentava una deviazione da quella essenza di cui sopra.
In “Per farti ridere di me”, cantata insieme a Mobrici e con la produzione di Andrea Appino (quindi proprio una bella riunione tra i famigerati rivoluzionari indie), si ritrova quella scoordinazione romantica, sbilenca, per questo meravigliosa in tutta la sua umanità, di brani che abbiamo amato come “Niente di speciale” o “Te per canzone una scritta ho”, il che ci fa presupporre che nel disco ritroveremo il loro satirico impegno politico e sociale, la loro voglia di mettere le loro idee, come persone, dinanzi alle logiche, ormai noiose, obsolete, estremamente dannose, della discografia italiana. Come tutti dovrebbero sempre fare, non come forma di ribellione a qualcuno o qualcosa, ma perché è il modo più intelligente per non tradire se stessi e, contemporaneamente, crescere e durare.
Noyz Narcos – “Traphouse” / “The Mayor”
Due nuovi singoli per allungare la vita di “Virus”, splendido album di Noyz Narcos uscito ormai molti mesi fa; nel primo duetta con Massimo Pericolo per una traccia che dovrebbe fare scuola, dovrebbe insegnare ad una fungata di giovani rapperini di plastica che giocano a fare i gangster che certi argomenti devono necessariamente essere declinati in forma di protesta sociale e supportati con gusto, anche musicale, così come succede in “Traphouse”, che altro non è che la descrizione di un crocevia di vite che determinano una situazione di disagio che si desidera illustrare con maturità e senza machismi fini a se stessi. “The Mayor” è un gioiellino di rap alla vecchia maniera, in cui alle barre di Noyz, certamente tra i più credibili e preparati esponenti della scena, si mescolano i suoni street che in pochi sanno riportare in musica come TY1, che lo ha prodotto. Dalle nostre parti si dice: “Ci ‘nsignasti l’educazione”.
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