Ma le operazioni erano state già avviate, non senza difficoltà, anche se il generale Abdel Fattah al-Burhan, attualmente il leader del Paese, ieri mattina avesse promesso di facilitare le operazioni di evacuazione di diplomatici e cittadini di Gran Bretagna, Cina, Francia e Stati Uniti.
L’ambasciata americana, però, ha alzato il livello di allerta “dovuto a una situazione di incertezza nella capitale Karthum e alla chiusura dell’aeroporto”. Nella notte trascorsa le FSR del Sudan, forze para militari, hanno dichiarato che stanno aiutando le truppe americane a evacuare l’ambasciata di Washington nella capitale Khartoum.
“Il Rapid Support Forces Command si è coordinato con la U.S. Forces Mission composta da 6 aerei, per evacuare i diplomatici e le loro famiglie domenica mattina”, si legge in un tweet del gruppo paramilitare, che da una settimana combatte l’esercito regolare sudanese in un conflitto che ha già ucciso centinaia di persone.
Anche altri Paesi, tra i quali l’Italia, si stanno muovendo per riportare a casa il personale diplomatico presente in Sudan. Una portavoce del ministero degli Esteri francese ha detto di non poter confermare il trasferimento di diplomatici e cittadini francesi. Stessa posizione espressa dal ministero degli Esteri britannico. Le dichiarazioni confermano i segnali di confusione e di tensione che in questo momento sono dominanti in Sudan, precipitato nel conflitto interno il 15 aprile tra due fazioni che si contendono il controllo del Paese.
Almeno quattrocento persone sono rimaste finora uccise nei combattimenti. Di queste, 256 erano civili. Un numero imprecisato di abitanti di Karthum ha lasciato la capitale, sottoposta a bombardamenti, per trovare rifugio in periferia o negli Stati confinanti. Più di quindicimila persone si sono trasferite in Chad. Le oganizzazioni umanitarie hanno dichiarato di non essere più in grado di operare in Sudan, a causa del conflitto. Biden, nel comunicato in cui ha annunciato l’evacuazione dell’ambasciata Usa a Khartoum, ha chiesto anche lo “stop” alle violenze “insensate”. Anche l’ambasciata cinese in Sudan ha iniziato a organizzare l’evacuazione dei propri cittadini residenti nel Paese africano. In un breve messaggio pubblicato questo sul suo sito ufficiale, la legazione a Khartoum ha chiesto ai cittadini cinesi di compilare il giorno stesso un modulo indicando se desiderano essere evacuati dal Paese. “Si prega di continuare a monitorare da vicino la situazione e mantenere un alto livello di allerta, rafforzare le precauzioni di sicurezza e garantire la propria sicurezza personale”, ha aggiunto l’ambasciata cinese.
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