Ci sono vari argomenti, che si sovrappongono, ma tutti riguardano l’investimento sul futuro e non spese improduttive e demagogiche
Futuro ed impiego dovrebbero essere gli argomenti prioritari, trainanti.
Alla luce di quanto è avvenuto, e di una coperta che doveva essere ampia ed adesso diventa stiracchiata, c’è da chiedersi se il PNRR sia veramente un investimento, e non una toppa ormai evidente (con varianti, addentellati, programmi paralleli ecc ecc).
Forse diventa logico chiedersi cosa succederebbe se ABBANDONASSIMO IL PNRR ?
Non è una delle mie solite provocazioni, ma un ragionamento che andrebbe seriamente affrontato: credo che all’Italia più che firmare nuovi debiti europei convenga progressivamente ridurre invece gli interventi del PNRR, rinunciando ad una parte di questo nuovo indebitamento e selezionando molto più drasticamente gli interventi finanziati e finanziabili con i soldi europei.
Oggi la situazione è ben diversa da tre anni fa.
C’è un po’ di ripresa, l’occupazione è cresciuta così come la fiducia, ma il PNRR crea debiti che vanno restituiti e sui quali si pagano interessi, oggi molto più onerosi di qualche anno fa.
Soprattutto il PNRR (e non è chiaro a tutti, anzi lo è per pochi) ) NON è stato finalizzato solo per lavori pubblici importanti, strategici, decisivi per il rilancio del paese, ma purtroppo quei fondi si stanno prosciugando in una miriade di bonus e lavori pubblici forse utili, ma certamente non indispensabili e soprattutto non strategici.
Con il PNRR si dovevano fare autostrade, ferrovie, ospedali, interventi energetici importanti, mobilità urbana…
Piastrellare la piazza del comune anziché asfaltarla, rinforzare il muro di un cimitero di campagna come sto vedendo in periferia (… se no si perdono i soldi …) è sicuramente utile, ma non porta lavoro o modernità indotte, così come non è strategico rimodernare un asilo infantile quando non ci sono più bambini che lo frequentano oppure costruire uno stadio nuovo, che sembra la priorità (elettorale?) di molti comuni con il caso limite di una città la cui “squadra utente” a sui sarebbe destinato non è più nemmeno in serie A, ed è incuneata in un territorio che non ha spazi da sprecare.
Il caso di Venezia è lampante: ci sarebbero tantissime iniziative strategiche da studiare per salvaguardare, rilanciare e tutelare questo luogo unico al mondo e che può generare enormi vantaggi con il suo indotto turistico per tutta la nazione, ma la “priorità” veneziana è diventata il nuovo stadio di calcio.
Pensando ai debiti che graveranno sui nostri nipoti mi viene spontaneo pensare che sia meglio fermarci o almeno rallentare in questa assurda corsa alla spesa.
Gian Carlo Poddighe
Lascia un commento