Sale ancora il numero delle vittime delle scosse di terremoto in Turchia e Siria. Il bilancio, purtroppo ancora provvisorio, supera i 5000 morti con 3.549 decessi nel primo paese e 1.712 nel secondo. Cifre destinate inevitabilmente a salire, mentre si scava tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti. Ieri la Turchia è stata colpita da due scosse di terremoto di grado 7,7 e 7,6 nella provincia di Kahramanmaras e altre due scosse di grado 6,6 e 6,5 nella provincia di Gaziantep, nel sud est del Paese. A
Per Catherine Smallwood, responsabile delle emergenze per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità i morti potrebbero arrivare finanche a 20 mila. Questo perché, come ha spiegato ad AFP, “c’è sempre la possibilità che si verifichino altri crolli. Purtroppo – ha osservato – con i terremoti si verifica sempre la stessa cosa: i rapporti iniziali sul numero di persone morte o ferite aumentano in modo significativo nella settimana successiva”.
Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato 7 giorni di lutto nazionale e le scuole di tutto il Paese rimarranno chiuse fino al prossimo 13 febbraio. Due terremoti, quattro scosse di grado compreso tra 6,4 e 7,7 hanno fatto tremare dieci diverse città in quello che Erdogan ha definito “il terremoto più disastroso dal 1938”.
Un sisma che è subito entrato nella sinistra classifica dei 10 terremoti più letali che hanno colpito la Turchia dal 1930 a oggi. Il Paese è attraversato da due faglie, la anatolica e la africana, a nord e a sud, generate dalla spaccatura della placca arabica che coincide con il sud est del Paese.
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