Il ruolo ambiguo della Germania

Il conflitto in corso appare come russo-ucraino; la crisi di sicurezza è tutta europea, anzi euro-atlantica.

La difesa dell’Europa è incardinata nell’alleanza con Stati Uniti e Canada via NATO, una catena che ha assicurato a tre generazioni pace e prosperità nel continente che era sato dilaniato da due guerre mondiali nel corso di una sola generazione ….

Un modello che quando si sono manifestati nuovi venti di guerra ha spinto nazioni tradizionalmente neutrali a ripararsi sotto un ombrello sicuro: prima della pioggia Svezia e Finlandia, le nazioni neutrali periferiche si sono precipitate a chiedere di far parte della NATO, riconoscendone la validità, le nazioni neutrali “centrali”, in particolare Svizzera ed Austria sono comunque circondate e così garantite di fatto dalla NATO .

La neutralità che le aveva aiutate a superare la guerra fredda non basta più, la UE non è credibile e troppo fragile; meglio godere dell’articolo 5 del Trattato di Washington (un attacco contro uno è un attacco contro tutti).

Un ombrello, una scelta. non giustificabile con l’antiamericanismo che pur caratterizza alcuni dei paesi che più hanno goduto di tale protezione, un antiamericanismo che, a parte l’ingratitudine, non è una politica sensata per il paese che ne ha goduto sotto ogni aspetto, anche per le ridotte spese militari, la Germania; la sua endemica debolezza militare l’ha resa il maggiore fruitore dell’ Alleanza Atlantica, ma lo stesso vale, seppur in minor misura e per una politica più altalenante, per l’Italia.

Eppure oggi, neppure quando messa alla strette a Ramstein, la Germania “non ha ancora deciso”; non ha ancora ben deciso quale chiara posizione e quali misure siano veramente necessarie dopo un anno dall’aggressione russa all’Ucraina; “non decidere” è una scelta amletica, non è un travaglio pacifista, ma fa pensare ad una scelta meditata, per non precludere vantaggi, anzi benefici, sia da parte ucraina che russa, la politica dei due forni.

Un’ambiguità tedesca che delude Kiev e rallegra Mosca, che sancisce il ruolo della Germania quale battitore libero, cuneo inserito nella squadra occidentale (NATO, Unione europea, G7) che sostiene l’Ucraina, la possibilità di allungare i tempi, tempi che sono anche l’agonia della guerra, sono ulteriori morti e distruzioni.

Segnala però anche l’assenza di riferimenti, la mancanza di una vera e certa leadership militare da parte della nazione europea che ha preteso, che ha reclamato, la leadership in tutti gli altri aspetti di una UE che manca della coesione e della spinta iniziale, dell’identità di un’unione politica.

Senza leadership riconosciuta, senza una leadership interessata in quanto coinvolta, a caso quella tedesca, l’Europa non può giocare un ruolo determinante in una crisi che punta al centro dell’Europa, che può minare l’essenza stessa della UE.

La Germania deve chiarire il suo ruolo sia in ambito UE che NATO, e per far questo deve anche dimostrare di voler rivedere  a fondo il modello di sviluppo che, spesso venendo meno ad impegni, le ha permesso di crescere costantemente dopo il crollo del muro di Berlino, l’ha spinta in alto per tre decenni, anche a spese dei partner; oggi non è neppure una scelta da compiere, è un obbligo, in quanto il modello dei due forni adottato – per la sua forza relativa – dalla Germania non è più sostenibile, basato com’era su tre comode deleghe (se non speculazioni anche a danno dei Partners europei):

~   il gas alla Russia (speculandoci attraverso patti oscuri),

~  il mercato alla Cina,

~   la difesa agli Stati Uniti.

La Germania non può vivere sul mito del suo non-bellicismo, sul merito, ormai distante, della condanna , del distacco dal passato nazista, e su questo illudersi e tentare di illudere i partners e giustificarsi con gli stessi: per la sua storia dovrebbe essere la prima a rendersi conto che il passaggio dalla guerra al negoziato – sia bilaterale fra Russia e Ucraina che collettivo, cioè di tutti i paesi dello spazio euro-atlantico – si raggiunge solo attraverso il successo militare dell’Ucraina nel difendersi dall’attacco subito.

Altrimenti non sarà più sicurezza; sarà l’imposizione della legge del più forte: un passo indietro al 1939-40 di cui la stessa Germania è stata modello e protagonista.

Per arrivare ad una trattativa con la Russia da una posizione negoziale forte, che avvantaggia tutta l’ Europa, gli ucraini hanno bisogno se non di un vero successo militare di una sufficiente credibilità militare, di godere di una deterrenza che solo la sicurezza dell’appoggio euroatlantico le può conferire.

È proprio il concetto di deterrenza che i tedeschi sembrano non capire proprio giocando, solo esempio più evidente, sulla disponibilità o indisponibilità dei carri Leopard.

A questo serve la chiarezza, che comprende la cessione dei Leopard quale evidenza di una deterrenza per osmosi.

Berlino – che potrebbe anche non fornirli, ma almeno autorizzare altri a farli, tra l’altro svelando una clausola, un “inghippo” che ha falsato per molto tempo la credibilità della deterrenza occidentale – risponde che ci sono “pro e contro”, ma non spiega quali.

Viene il dubbio che non lo sappia ma preferisca illudersi ed illudere controparti e partners trincerandosi dietro la possibilità che bisogna prima “cercare soluzioni diplomatiche” (… e questo ricorda qualcosa di nostrano …) , anche se neppure queste sono chiare, e tanto meno discusse.

La stessa coalizione di governo tedesca è profondamente divisa sui temi della difesa.

Purtroppo, il tempo stringe con il rischio è che quando la Germania deciderà si saranno perduti giorni, settimane o mesi, che significano ulteriori morti e distruzioni, significano enormi spese, tempo inutilmente sprecato nel dare all’Ucraina la capacità di difendersi e nel far capire alla Russia che è ora di passare dalla guerra alla diplomazia.

La Germania ha trascorso gli ultimi decenni creandosi un mito di Paese pacifico e amichevole, lontano dalle aggressioni naziste: ha rinunciato alle aggressioni militari, alle invasioni sul terreno, ma non a quelle economico/monetarie, e ne sanno qualcosa i Balcani e la Grecia

La maschera del pentimento, dell’agnello, ha peraltro funzionato, ed in larga misura almeno con i paesi confinanti, con la riconciliazione storica con Francia, Paesi Bassi, Polonia e ne ha ricavato in cambio il regalo, fondamentale, delle condizioni per la riunificazione della Germania.

Tutto ciò oggi vene buttato alle ortiche, forse svelando un diverso aspetto del paese, evidenziando le sue ambiguità e la sua inaffidabilità

Un patrimonio sprecato, che in fondo apparteneva anche della stessa UE: i paesi confinanti, i paesi orientali non temono più il militarismo della Germania, temono il suo opportunismo, la inaffidabilità.

Temono le sue mire sul dopoguerra

Temono il suo evidente desiderio di non deteriorare le relazioni con la Russia nel dopoguerra. Temono la scelta opportunistica di allontanare la Germania dagli Stati Uniti, che oggi i tedeschi considerano  da  una  parte  concorrenti  dall’altra  in  declino  e  distratti,  anche  se  non  hanno alternative.

….e noi ? Gian Carlo Poddighe

Lascia un commento