Lo scorso 12 gennaio si è svolto presso la Camera dei deputati nella sala dei Gruppi Parlamentari un Seminario dal titolo, ENERGIA, MARE E LAVORO, Il nuovo Timone del Valore, organizzato da un gruppo di lobbisti riprendendo un tema a noi caro, lungamente trattato da alcuni di noi in vari convegni con molte opposizioni (e peggio, sino al limite degli attacchi personali), adesso assurto a slogan al pari di mediterraneo allargato
Colgo l’ occasione per segnalare un altro argomento, importante, e sempre oggetto di commenti caustici e relativo alle rinnovabili.
Nella lettura di due interessantissimi “libretti”, il fatto che dal 1992 al 2016 secondo gli studi dell’Authority per l’energia, gli italiani hanno pagato di tasca propria qualcosa come 6,5 miliardi di euro l’anno in Cip6, la voce in bolletta “dedicata” al finanziamento delle energie pulite che tradotto significa 30-40 euro per ciascuno.
Eppure, con tutti questi soldi “ci stanno scavando la fossa – replica Battaglia –. Pensi: per soddisfare solo l’un per cento del fabbisogno elettrico italiano col fotovoltaico bisogna spendere oltre 20 miliardi di euro. Coi quali, si potrebbero invece installare sei reattori nucleari e soddisfare il 25 per cento del nostro fabbisogno”.
E al danno si aggiunge la beffa, visto che: “dopo aver installato i pannelli (o le turbine eoliche) bisognerà lo stesso installare i reattori convenzionali (nucleari, a gas o a carbone), che devono esserci, pronti a partire, quando non brilla il sole o non soffia il vento sennò si va in black-out”. Insomma, sottolinea Battaglia, eolico e fotovoltaico non solo non sono alternativi, ma non sono neanche integrativi.
Sono invece “un grave ostacolo alla produzione di energia abbondante ed economica, necessaria per la sopravvivenza della nostra civiltà.
Un reattore nucleare costa tre miliardi; per erogare la stessa energia con eolico o fotovoltaico bisogna installare seimila turbine eoliche (sei miliardi) o 60 miliardi in pannelli fotovoltaici.
Tre, sei, sessanta: cosa è più logico ed economico?.
Nel 2017 usci un libro di Franco Battaglia, docente di chimica dell’ambiente all’Università di Modena dal titolo L’illusione dell’energia dal sole (21esimo secolo).
Un libro che non ha avuto la diffusione che merita (oggi è introvabile) forse per la presentazione da parte di un noto, quanto inviso, leader politico, che stigmatizzava come il volume fosse uno studio per “conoscere le potenzialità dell’energia solare” e fare “chiarezza su una materia fondamentale per la vita futura del Pianeta”.
La domanda che si poneva il leader politico era “Possono i pannelli fotovoltaici risolvere il grande dilemma energetico?”,
Franco Battaglia diceva di no ed oggi lo ribadisce e lo spiega con scienza e coscienza, senza rinunciare a smontare il grande bluff della politica cosiddetta ambientale, che condiziona pesantemente il consenso sociale e per essere – nello stesso tempo – liberi dalle suggestioni che quotidianamente ci impongono i tanti illusionisti dell’ecologismo.
Battaglia utilizza un titolo accattivante per il suo libro e spiega le ragioni che l’hanno spinto a scrivere questo saggio: “Che l’energia dal sole possa significativamente contribuire ai bisogni energetici dell’umanità è una grande colossale illusione. Tipicamente, essa nasce dall’osservazione che il sole invia sul pianeta un’energia che è diecimila volte maggiore di quella di cui l’umanità ha bisogno.
Purtroppo chi si illude e soprattutto cerca di illudere gli altri con argomenti di questo tipo non capisce che l’energia che usa l’umanità non deve essere:
- diluita nel tempo (potenza adeguata),
- diluita nello spazio,
- intermittente,
- inaffidabile.
un’energia erogata con una sola di queste caratteristiche è inservibile all’umanità”.
Per Battaglia l’energia che proviene dal sole o dai venti ha tutte e quattro quelle caratteristiche:
- diluita nel tempo (bassa potenza),
- diluita nello spazio (richiede l’impiego o di vasti territori),
- intermittente (il sole non brilla sempre né il vento non soffia sempre),
- inaffidabile (il vento non ci preavvisa quando smette di soffiare)
È incontrovertibile che il sole abbia alimentato l’umanità al 100 per cento fino a tre secoli fa (quando il pianeta era popolato da meno di mezzo miliardo di anime), ma oggi, a dispetto di tutte le nuove tecnologie, il contributo del sole ai bisogni energetici dell’umanità è inferiore al 9%, che va interpretato e discriminato:
7% dovuti all’idroelettrico (una tecnologia che usa l’energia dal sole)
1% dovuto, inaspettatamente, alla legna da ardere (altra forma di energia solare);
1% attribuibile al totale di eolico, fotovoltaico, solare termico, solare termodinamico, biocarburanti.
Battaglia sostiene la tesi che l’energia dal sole è l’energia del passato.
Un passato che mai più ritornerà, a meno che la popolazione del mondo torni a quel mezzo miliardo di tre secoli fa, cioè a meno che sei miliardi dell’umanità non si risolva a morire.
Ovviamente le osservazioni di Battaglia non trovano il consenso né in primo luogo degli speculatori né, soprattutto, con enorme influenza mediatica, “degli pseudo-scienziati di complemento, dei disinformatori mass-mediatici in servizio permanente effettivo, e inusuale alle orecchie della gente comune, disorientata e male informata”, per dirla con Renato Angelo Ricci presidente emerito della Società italiana di fisica che ha curato la prefazione al libro e condivide con Battaglia il vertice dell’Associazione Galileo 2001 che fornisce “supporto scientifico ai responsabili politici e agli organi di informazione allo scopo di evitare che le leggi e i testi di fisica, chimica, biologia, medicina e di scienza in genere, vengano riscritti nelle aule dei parlamenti, prima, e dei tribunali, poi”, come si legge nel sito dell’associazione stessa.
Secondo Ricci, infatti, “Battaglia usa un’arma che è scomoda e sgradevole”, quella della “verità”. In ogni caso, prosegue Ricci, “Battaglia ci dice, prove scientifiche e dati tecnici alla mano, che il contributo possibile di tecnologie che trasformino l’energia solare corrente o di combustibili e carburanti da essa generati è marginale e tale resterà”.
Dal 1992 al 2016, secondo gli studi dell’Authority per l’energia, gli italiani hanno pagato di tasca propria qualcosa come 6,5 miliardi di euro l’anno in Cip6, la voce in bolletta “dedicata” al finanziamento delle energie pulite che tradotto significa 30-40 euro per ciascuno.
Eppure, con tutti questi soldi “ci stanno scavando la fossa – replica Battaglia –. Pensi: per soddisfare solo l’un per cento del fabbisogno elettrico italiano col fotovoltaico bisogna spendere oltre 20 miliardi di euro. Coi quali, si potrebbero invece installare sei reattori nucleari e soddisfare il 25 per cento del nostro fabbisogno”.
E al danno si aggiunge la beffa, visto che: “dopo aver installato i pannelli (o le turbine eoliche) bisognerà lo stesso installare i reattori convenzionali (nucleari, a gas o a carbone), che devono esserci, pronti a partire, quando non brilla il sole o non soffia il vento sennò si va in black-out”. Insomma, sottolinea Battaglia, eolico e fotovoltaico non solo non sono alternativi, ma non sono neanche integrativi.
Sono invece “un grave ostacolo alla produzione di energia abbondante ed economica, necessaria per la sopravvivenza della nostra civiltà.
Un reattore nucleare costa tre miliardi; per erogare la stessa energia con eolico o fotovoltaico bisogna installare seimila turbine eoliche (sei miliardi) o 60 miliardi in pannelli fotovoltaici.
Tre, sei, sessanta: faccia lei cosa è più economico”.
Ma chi c’è allora dietro tutto questo “affannarsi” per rincorrere le energie pulite?
“Dietro c’è la grande torta che alcuni intendono confezionare e spartirsi a nostro danno.
Si ricordi – conclude Battaglia –: tre miliardi oppure sei miliardi oppure 60 miliardi per ogni GW-anno di energia elettrica prodotta”. Gian Carlo Poddighe
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