Vista la mia storia, esperienza ed in fondo coinvolgimento emotivo personale, ho cercato di trattare il tema sudamericano lanciando pochi segnali, evitando che si potessero interpretare come schieramenti di parte.
Sotto certi aspetti mi sono avvitato anch’io nella spirale del politicamente corretto che spesso è antitetico alla realtà.
Ho ricevuto molte notizie, dirette, ed alcune analisi, una particolarmente attendibile da parte di un (ex) parlamentare che ha trattato e vissuto per decenni la politica estera ed i rapporti con l’ America latina ed ho sempre apprezzato per la misura con cui valutava e valuta, con conoscenza “da dentro”, la politica locale ed i rapporti con l’Italia.
Faccio pertanto da cassa di risonanza le sue valutazioni, che condivido pienamente.
Da domenica 8 gennaio tutte le fonti di stampa denunciano l’assalto ai palazzi del potere di Brasilia paragonandolo – ovviamente – a quello di Capitol Hill, ma pochi raccontano altri particolari che sono invece importanti nel panorama politico brasiliano, prendendo atto che sino a mercoledi 11 da Rai News erano stati diffusi 35 commenti alla crisi brasiliana TUTTI con una sola versione e NESSUNA che desse spazio alle opinioni locali, almeno del 49% dei brasiliani che non hanno votato l’attuale presidente, decine di milioni di persone la gran parte assolutamente non violente, ma di cui nessuno sembra interessato a conoscere il parere.
Se poi consideriamo anche la parte moderata che ha votato per Lula solo come punizione alla sciocca politica di Bolsonaro parliamo della stragrande maggioranza del Paese.
Aggiungo di mio che l’America latina tutta, ed il Brasile in particolare, è lo specchio dell’ascensore sociale, opportunità che ha caratterizzato l’emigrazione europea, in particolare quella italiana, ma che sulla fine del 900 ha caratterizzato tutta la società, autoctona e mista non solo l’emigrazione.L’ ascensore sociale, e la diffusione di una classe mista costituisce la differenza tra l’America latina (anche se non tutta) dal resto dei paesi in via di sviluppo
Sulla fine del 900, i fenomeni ammantati erroneamente dallo slogan “socialismo del XXI secolo” che hanno avuto origine in Venezuela ed argentina per poi diffondersi attraverso il foro di Sao Paulo, hanno contaminato ed in pratica annullato la caratteristica del merito dal fenomeno dell’ ascensore sociale.
È subentrato il fenomeno dell’ affiliazione, dell’ elargizione di prebende, licenze (di razzia e corruzione legate ad incarichi) e sussidi legati all’ affiliazione, gli aspetti peggiori ed esplosivi del voto di scambio.
Non solo ha cancellato la meritocrazia, ma ha cancellato lo stesso potere dei movimenti operai. Si tratta del fenomeno che ha caratterizzato e snaturato il PPT, il partito fondato da Lula, nel suo passaggio al potere, e la screscita incontrollabile di fenomeni corruttivi e la loro blindatura nei centri di potere (… conosciamo anche noi fenomeni del genere, ma data la caratteristica dei governi latinoamericani e dei poteri loro concessi ci sono meno antidoti ed anticorpi …)
Premesso che la condanna di ogni violenza deve essere inappellabile e sincera, i fatti di Brasilia si inquadrano però in una situazione torbida perché se Lula ha vinto (ma ad oggi non si è ancora espressa la Commissione di vigilanza sulla regolarità dei risultati) è altrettanto vero che la maggioranza dei deputati e degli Stati gli è contraria e il risultato delle elezioni per il Parlamento brasiliano ha sancito che la maggioranza dei seggi è tuttora nelle mani del PL (per intenderci quello che ha suo tempo aveva appoggiato la candidatura di Bolsonaro, ma che oggi non definirei il partito di Bolsonaro …).
squilibri tra i poteri, che i Brasile sono acuiti da una particolare struttura federale, hanno fatto si che malgrado il quadro sopra evidenziato, la vittoria di Lula, contestata e comunque risicata nei voti, sia stata annuciata, quasi definita, immediatamente, senza neppure aspettare la proclamazione ufficiale.
Attore della scelta (contestatissima, ma da noi nessuno lo riconosce o almeno lo cita) Alexandre De Moraes, presidente del Tribunale Supremo del Brasile (TSB), la persona più potente, politicamente, dell’intero Paese, lo stesso che sfruttando gli eventi ha subito chiesto l’arresto dell’ex ministro della giustizia, del capo della polizia ecc.ecc.
De Morales ha sempre favorito il PT di Lula anche con decisioni apertamente discutibili.
Cui prodest ? perché il governo appena eletto, Lula come presidente federale, ha lasciato correre, non ha almeno lanciato allarmi contro la protesta che stava apertamente montando? parliamo almeno di allarmi, anche se aveva strumenti di prevenzione che non ha evidentemente utilizzato, se non come repressione .
Attenti quindi perché prendendo per scusa alcune centinaia di violenti facinorosi (questi sì che vanno arrestati) ci si è subito accaniti contro decine di migliaia di dimostranti che in pace chiedevano in tutto il paese correttezza nelle elezioni.
Il rischio è che si voglia sfruttare l’episodio per forzare le cose in una specie di “contro-golpe preventivo” che rischia di spaccare ancora di più il paese pur di bloccare quell’opposizione a Lula che ha peraltro la maggioranza in parlamento.
il neo-presidente non è quel santo che si vuol fare apparire: non è stato assolutamente prosciolto dalle accuse di corruzione, sarebbe stato ineleggibile ma alla fine le condanne sono state annullate solo perché si è sostenuto che la corte competente fosse Brasilia e non Curitiba…
Ma chi sa queste cose in Occidente? Meno ancora chi le evidenzia in Italia? corrispondenti da Parigi e New York che coprono a distanza (concettualmente abissale, non solo fisica, chilometrica) gli avvenimenti… opinionisti, non corrispondenti, meno ancora analisti …?
Attenzione anche perché se Lula ha vinto, o avesse vinto, tutti gli stati brasiliani “produttivi” del centro e del sud (il Brasile è una Federazione, ricordiamocelo) gli hanno comunque votato contro pur turandosi il naso con Bolsonaro e – se esistesse un controllo sul “voto di scambio” – non ci potrebbero essere dubbi che Lula ha vinto proprio in questo modo, dopo aver distribuito per anni decine di milioni di “pacchi dono” ai poveri sia per alleviare la loro spaventosa crisi economica, ma anche per riceverne poi i voti, mentre il deficit statale saliva alle stelle.
Per questo la situazione brasiliana sta diventando caotica ed è a rischio di una escalation di violenze inarrestabili che possono portare ad una disintegrazione dello Stato, con una divisione profonda del paese che si allarga sempre di più.
… non aggiungo altri commenti, ma vorrei generare qualche meditazione nostra, interna, su quanto siamo distanti politicamente ed ideologicamente dai due fenomeni comunicativi che si evidenziano… Gian Carlo Poddighe
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