I temi chiave per l’economia energetica globale nel 2023 riguardano il riequilibrio dei troppi fattori del dilemma energetico, con la sicurezza energetica che assume un ruolo predominante, seguita dall’accessibilità, mentre la sostenibilità è certamente declassata, nel breve termine, a priorità inferiore.
Ciò è particolarmente evidente in Europa, dove la ricerca di idrocarburi per sostituire le importazioni dalla Russia è stata nell’ultimo anno la dominante della politica dei singoli stati e continuerà ad essere prevalente nel 2023, forse più coordinata.
Riequilibrio che può avere interpretazioni contrastanti nelle diverse regioni del mondo, con politiche diverse e spesso antitetiche in Cina, India e Africa.
Il 2023 era una scadenza ideologica, avrebbe dovuto essere una data fondamentale per perseguire l’agenda della transizione energetica in vista della COP28, con una diversa accezione e visione del mercato dell’elettricità, il futuro dell’energia nucleare, l’operatività dei “mercati volontari” del carbonio, lo sviluppo di norme sulle emissioni di gas a effetto serra e ulteriori affinamenti degli accordi sul clima.
Con queste premesse risultano un allarme, ancor più che importanti e sconcertanti, le recenti dichiarazioni della FED e della BCE, quali interventi al seminario sulle banche centrali organizzato a Stoccolma dalla Sveriges Riksbank all’inizio dell’anno.
La distanza tra America ed Europa si misura anche ascoltando i banchieri centrali.
Combattere l’inflazione dovrebbe essere l’obiettivo prioritario sulle due sponde dell’Atlantico, ma ambientalismo e transizione energetica si sono messi di traverso.
Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, si è smarcato con decisione dalla lotta al cambiamento climatico, che invece la presidente della Bce, Christine Lagarde, vuole portare al centro dell’azione dell’Eurotower.
La posizione della FED, i cui vertici difendono a spada tratta la propria indipendenza dalla politica, è diversa da quella della BCE, la cui indipendenza appare velata, pur essendo peraltro sancita dall’articolo 130 del Trattato sul funzionamento della UE,
La FED è portatrice della tesi che i vantaggi di una politica monetaria indipendente siano ben compresi e accettati ed evidenzia come il cambiamento del clima esuli dal suo mandato, avvisando dei rischi della tentazione di ampliare il campo d’azione per affrontare sia questa che altre importanti questioni sociali del momento.
Promuovere un’economia più verde o per raggiungere altri obiettivi basati sul clima non è compito delle banche centrali, e pertanto la FED stigmatizza che affrontare il cambiamento climatico richiede politiche che avrebbero «…effetti distributivi significativi e di altro tipo su aziende, industrie, regioni e nazioni…».
Sul fronte opposto la BCE si è distinta nel segnare la distanza dalla FED, ed in fondo anche la non chiara indipendenza della BCE da certi “poteri” o “presenze forti”: non è stata la presidente Lagarde, ma Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della stessa BCE.
Per l’economista tedesca, la BCE dovrebbe invece intensificare i suoi sforzi per rendere la propria politica monetaria più rispettosa del clima, possibilmente sfruttando al meglio gli strumenti a disposizione.
Peccato che la decrescita felice propiziata dall’ambientalismo e lo scarso contrasto tempestivo dell’inflazione metterebbero a repentaglio anche la stessa transizione verde.
Posizioni sconcertanti che lasciano perplessi in quanto di segno opposto, indici sotto un certo aspetto del radicalismo e dell’ isolamento europeo, tra l’altro blocco che si è mosso in materia in forma poco compatta .
Nel frattempo, le prospettive per l’offerta e la domanda a breve termine del mercato energetico, fossili quali petrolio e gas, rimangono critiche poiché i prezzi elevati continuano a pesare sull’economia globale.
Esiste il rischio che il confronto e la strumentalizzazione ideologica interferiscano sulla sostenibilità dei programmi, in piena crisi economica, sul percorso per rispettare gli impegni sul clima portando altresì alla riapertura di un pericoloso confronto tra il Sud ed il Nord del mondo, da una parte sul diritto ad un miglior “stile” di vita e dall’altra sulla responsabilità e sui risarcimenti (chi pregiudicato, di che e perché? quali perdite e quali danni, anche in questo caso quando, perché ed a opera di chi ?). Gian Carlo Poddighe
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