La rivalità tra Cina e Stati Uniti in Asia e la guerra in Ucraina dominano i summit Asean di Phnom Penh. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha accusato gli Stati Uniti di volere dominare l’Asia-Pacifico, militarizzando la regione, con l’obiettivo di contenere gli interessi russi e cinesi, e ha incolpato gli Usa di avere un linguaggio “inaccettabile” sulla crisi in Ucraina, che ha impedito la presa di decisioni collettive all’East Asia Summit di ieri.
I summit Asean si sono conclusi senza un comunicato congiunto dei leader, ma solo con un comunicato del presidente che sottolinea l’emergere di “nuove questioni e sfide di comune interesse” e l’importanza di sostenere la ripresa globale post-Covid, tra “conflitti militari” in corso e “difficoltà geopolitiche”.
Viene ribadita, poi, l’importanza di rafforzare il ruolo delle donne, la cooperazione nell’energia e nello sviluppo sostenibile, ma non viene fatta menzione diretta della guerra in Ucraina.
Il duro giudizio di Lavrov sembra spianare la strada a uno scontro tra la Russia e l’Occidente al summit del G20 di Bali, che sarà preceduto dal summit di domani tra il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il presidente cinese, Xi Jinping.
Biden non vuole che le relazioni tra Cina e Stati Uniti virino verso il conflitto, e l’incontro con Xi sarà l’occasione per fare il punto sulle relazioni con Pechino e quelle “linee rosse” che né Washington, né Pechino vogliono che siano oltrepassate.
La rivalità di Cina e Stati Uniti in Asia è andata in scena anche a Phnom Penh, con gli Usa che vengono eletti a partner strategico globale dei dieci Paesi della sigla delle nazioni del sud-est asiatico, “al cuore della regione dell’Indo-Pacifico” che Biden vuole “libero e aperto, stabile e prospero, sicuro e resiliente”.
La nuova partnership permetterà di affrontare “le grandi questioni del nostro tempo”, ha detto Biden, che ieri ha incassato anche la vittoria in Nevada alle elezioni di midterm, e si presenterà più forte all’incontro con Xi. I summit di Phnom Penh hanno, però già dato un esempio delle diverse visioni di Cina e Stati Uniti a livello regionale, a cominciare dall’escalation missilistica nord-coreana. Usa, Corea del Sud e Giappone puntano a rafforzare la deterrenza verso il regime di Kim Jong-un, in un comunicato congiunto alla fine del summit trilaterale a margine dell’East Asia Summit di Phnom Penh, e la possibilità di ricorrere a una “forza schiacciante” nel caso in cui Pyongyang utilizzi il nucleare.
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