Tra gli analisti geopolitici la questione della politica estera e della tutela degli interessi nazionali sembra essere tornata di attualità nei numerosi dibattiti degli ultimi tempi. Il mare è tornato ad essere centrale, e comincia ad essere diffuso il concetto, non si sa quanto accettato, del “valore nazionale” delle attività marittime. Un catena di valore (nazionale) che non ha colore politico ma deve essere di valenza politica.
I due principali anelli di questa catena, Marina Militare e Marina Mercantile devono tornare ad aver piena osmosi.
Un tempo c’era competizione, ma esistevano conoscenze e spesso radici comuni: tra questi fattori c’era per molti il passaggio del servizio di leva e l’appartenenza alle forze di complemento, l’aver condiviso spazi e vita nelle attività marittime.
Bisogna ricrearne le condizioni.
Un argomento di grande attualità soprattutto se correlato alle questioni che riguardano il mare come, per esempio, la necessità di assicurare la libertà di navigazione lungo le vie commerciali marittime e la crescente tendenza alla territorializzazione dei mari e degli oceani, fenomeno collegato alla sempre più accesa competizione per il raggiungimento e l’acquisizione delle risorse energetiche più intimamente custodite.
Una percentuale attorno all’85% degli scambi commerciali mondiali avviene attraverso il mare, e per l’ Italia questo sfiora un pericoloso 95%, considerato il fabbisogno energetico, senza tralasciare che il mare riguarda anche oleodotti e gasdotti e quella che oggi è la struttura moltiplicatrice dell’ economia, la rete cavi.
La preparazione della Marina ha anticipato queste esigenze, e ne ha affrontato per tempo le difficoltà.
Per la sua pressoché totale dipendenza dall’approvvigionamento di risorse e materie prime l’Italia è particolarmente esposta a eventuali azioni che interferiscano con la libera accessibilità delle vie di comunicazione marittime.
Negli ultimi anni , in media, ha viaggiato via mare il 79,3% delle merci italiane esportate nel mondo, percentuale che sale al 95,9 se si considerano solo i Paesi extra Unione Europea.
Senza la possibilità di importare le materie prime e di esportare i manufatti via mare l’economia italiana sarebbe, quindi, asfissiata in brevissimo tempo.
Di conseguenza, è chiaro come sia fondamentale tutelare i nostri interessi economici nazionali anche attraverso la sicurezza delle attività estrattive marine e dei traffici marittimi.
ll trinomio cantieristica/Marina Militare/trasporto marittimo quale base di un nuovo sviluppo industriale italiano, una necessità ma anche futuro e speranza per le nuove generazioni; il ritorno al mare, con questo trinomio (e la sua stretta interazione con lo spazio, almeno per la marina Militare) è fattore di crescita e sbocco per le nuove generazioni.
Per tale motivo, un interessante scenario potrebbe essere quello in cui il centro di gravità dell’industria italiana viene ripensato secondo schemi diversi da quelli tradizionali, evidenziando, in particolare, come il sistema integrato cantieristica/Marina Militare/trasporto marittimo possa costituire per l’intero Paese un potente complesso trainante, endogeno e stabile nel tempo, nonché generatore di lavoro e ricchezza.
Al riguardo occorre sottolineare come, all’interno di tale sistema, la Marina Militare sia l’unico elemento ancora sotto completo controllo nazionale.
Per la cantieristica tale controllo – che pure esiste – ha invece una prospettiva di medio termine, e solo a condizione che si adottino adeguate politiche di settore, mentre il trasporto marittimo, pur essendo un comparto essenziale per l’economia e lo sviluppo del Paese, sembra essere, ormai da tempo, sottratto al controllo nazionale, nonostante oggi esso sia, insieme alla sua indispensabile appendice terminalistica, parte di una logistica estremamente redditizia.
Occorre una politica di reshoring e di valutazione di rischi di cui la Marina militare può essere il fattore coagulante.
Si tratta quindi di ragionare, con modalità innovative ed efficaci, sull’intero sistema cantieristica/Marina Militare/trasporto marittimo e sull’integrazione dei suoi elementi componenti, nella consapevolezza che, in questo particolare momento storico, il suo rilancio può rappresentare la base da cui sostenere e rilanciare l’intera industria nazionale.
In tale sforzo si dovranno indurre i decisori a fare importanti scelte di settore, in grado di produrre i propri effetti nel breve periodo – tra cui la creazione di nuovi posti di lavoro – con oneri contenuti e comunque sostenibili, è certamente favorita dal già rodato binomio Cantieristica/Marina Militare, già risultato vincente in precedenti situazioni critiche.
Si tratta di considerare, preservare e potenziare adeguatamente tutte quelle forme di capitale – umano, produttivo, economico-finanziario, infrastrutturale e culturale – che rappresentano i pilastri su cui il suddetto sistema poggia, ma anche settori vitali in cui la Marina Militare non è un costo ma un investimento redditizio.
Questa serie di esercitazioni di lunga durata, di cui la manifestazione odierna rappresenta una minima sintesi, non è solo una spettacolare dimostrazione di capacità ed efficienza, è la dimostrazione che la marina è pronta, è pronta con la sua preparazione di anni, con i suoi sacrifici che devono avere solamente il giusto riconoscimento ed un contributo significativo, per gli impegni assunti dal Paese. nel personale ancor prima che nei mezzi, con leggi che devono essere rapidamente adeguate.
Ne va della sopravvivenza stessa del paese.
La Marina Militare ancora una volta non si esibisce, ma dimostra cosa fare e cosa si può fare. Si dimostra all’altezza delle necessità, speriamo che il paese, voltandosi dalle montagne al mare, lo consideri. Gian Carlo Poddighe
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