In mare aperto

Le attuali crisi, quella bellica alle porte di un’area, quella europea che credevamo indenne da nuovi confronti bellici, e la crisi energetica, hanno amaramente risvegliato il Paese, un paese che faticosamente scopre che la sua sicurezza dipende essenzialmente dal mare occorre riparlare di marittimità, e l’ esecuzione di esercitazioni complesse come quella in corso, la Mare Aperto 2 2022, la seconda di quest’anno, prima di tutto una manifestazione di efficienza che ve impegnata in mare, per l’evento e per concomitanti missioni, la stragrande maggioranza della flotta è anche una dimostrazione di credibilità del Paese.

Una dimostrazione di credibilità ed una interpretazione della marittimità, quella marittimità che il nostro paese ha progressivamente perso dagli ormai lontani anni del miracolo italiano postbellico, un miracolo economico che molto deve al mare.

In questi decenni abbiamo assistito ad un’evoluzione costante del principio di marittimità, purtroppo nel nostro paese ad un’involuzione, visto che abbiamo continuato a guardare prevalentemente a nord, come provincia continentale dell’Europa, e non a sud come hub marittimo dell’Europa.

L’attuale crisi energetica ci ha dimostrato come i soggetti politici marittimi siano quelli destinati a esercitare un potere più ampio di quello terrestre.

Si tratta di proiezione e soprattutto unione con il concetto di commercio funzionale
I principi alla base non mutano: lo Stato, grazie alla sua Forza navale, dovrà sempre garantire la sicurezza delle linee di traffico marittime e della flotta mercantile, ma questo non è sufficiente.

Ma dove si fonda una dottrina navale? Su una Marina integrata.

La Marina è una sola come diceva negli anni 60 dello scorso secolo l’Ammiraglio Spigai, non solo Marina Militare adeguata ed efficiente, ma costante disponibilità ed agibilità di sbocchi sul mare, adeguata capacità di proiezione, mezzi efficienti, visione strategica, con la massima attenzione al presente ma con lo sguardo rivolto al futuro.

Il dominio del mare è l’obbiettivo ambito dalle principali nazioni, difficile da raggiungere e consolidare: significa garanzia di libertà di uso del mare.

Non esiste paese, potenza globale o regionale, che non debba costantemente competere e tutelare i propri interessi vitali ad antagonisti sempre più agguerriti, facendo bene attenzione ad assicurarsi il sostegno delle nazioni dove si dirigono le sue navi.

Il dominio del mare si esercita in tempo di pace, svolgendo compiti di diplomazia navale, di polizia marittima, di vetrina per le eccellenze produttive nazionali: chi detiene il dominio del mare, chi è in grado di esercitare un fattivo Potere Marittimo secondo la bidimensionalità spazio-temporale, possiede la supremazia necessaria al conseguimento dei propri obiettivi strategici, siano essi economici, politici, di hard e soft power.

I presupposti del dominio del mare si evidenziano e si stabilizzano essenzialmente in tempo di pace, non soltanto con la costruzione di flotte, quanto con il mantenimento di legami commerciali, economici e finanziari.

Per una nazione come l’Italia è lo strumento che il potere politico può usare.

Ed oggi, non a caso, e lontano da qualsiasi considerazione di schieramento si torna a parlare di Ministero del mare, alla pari quanto da tempo adottato da altri Paesi Corretto, adeguato, da modulare, è comunque una presa di coscienza, un passo avanti per salvaguardare gli interessi generali del paese nell’ambito delle alleanze, dei trattati e degli organismi internazionali.

La Marina che state conoscendo in questi giorni ha plasmato la sua crescita e la sua strategia sia assicurando il compito bellico, sia sviluppando ed adeguando la visione verso teatri in cui, presenza, sorveglianza, interdizione, deterrenza, proiezione navale volta alla sicurezza delle Sea Lines Of Communication, unitamente al contrasto alla pirateria e al terrorismo e al controllo dei flussi migratori e agli interventi umanitari.

 Si tratta di un supporto concreto, immediato ed efficace degli interessi nazionali. Il nostro paese, di fatto, sta riscoprendo l’importanza di una concreta geopolitica del mare, dove protezione e supporto al commercio diventano espressione pulsante del Potere Marittimo.

Un servizio per il paese, logorante, in silenzio, che ha avuto episodi di grande importanza, che spaziano dal Golfo di Guinea, dove si devono tutelare fonti energetiche fondamentali per il Paese, all’Oceano Indiano essenziale per la libertà dei traffici, per il commercio estero del nostro Paese.

Una Marina che sa stare sugli Oceani, e distinguersi, basterebbe ricordarsi degli interventi contro la pirateria somala, non ultima la dimenticata azione di Nave Etna nel settembre del 2011, che ha costituito un modello anche per altri Paesi, nell’ottica della crescente multidimensionalità e multidisciplinarietà delle Marine, si senta parlare sempre più spesso di «forze marittime» piuttosto che «forze navali», un concetto ampio ispirato a principi di «mercantilismo» e quindi inclusivo di flotte reali e reti commerciali, cantieristica, portualità e basi avanzate.

Il mare rappresenta, quindi, l’elemento catalizzante di molteplici aspetti. Il Potere Marittimo conserva, infatti, quella particolare poliedricità di espressione da trovare naturale sbocco ed opportunità al Sistema Paese (altro termine abusato e male interpretato).

L’esercitazione di oggi rappresenta una sintesi di queste molteplici capacità, l’integrazione con la Marina Mercantile e la capacità di intervenire, quando serve con una fulminea azione militare, ma anche, con la stessa rapidità ed efficacia per salvare vite umane, basta ricordare l’operazione che poco più di due anni or sono porto al salvataggio, con evacuazione aerea, di 289 persone dalla Norman Atlantic.

Un dimostrazione di credibilità di proiezione dal mare e dall’aria, non solo un colpo di mano, ma un’azione sempre più probabile per protegge vite ed interessi italiani ed europei, per permettere l’evacuazione di personale indifeso in situazioni di grande instabilità.

La Marina si prepara a questo da tempo, con preveggenza, una Marina per la quale il Paese deve pensare quanto sia capace malgrado che non abbia ricevuto tutte le attenzioni necessarie in un mondo cangiante, la prima delle quali riguarda il personale: la Marina deve tornare ad essere riferimento per il Paese ma soprattutto richiamo e sbocco per i giovani, il cluster di cui Marina Mercantile e Marina Militare sono la massima espressione e speranza e sviluppo, sono un appetibile futuro, un futuro che deve essere conosciuto.

Gian Carlo Poddighe

Lascia un commento