Non è una domanda nuova, che ha avuto risposte diverse nel tempo, sempre positive.
Oggi serve più che mai ad una paese che ha disperatamente bisogno di marittimità, che ha scoperto, forse senza essere del tutto consapevole, una enorme fragilità, che sta cominciando a riflettere che la soluzione di molti degli attuali problemi viene e verrà ancor di più dal mare.
La Marina è la sintesi e l’espressione percepibile della marittimità, è lo strumento che assicura e rassicura, che fornisce quella credibilità e quel potere contrattuale, che garantisce prima di tutto la sopravvivenza e auspicabilmente porta a sviluppo e crescita.
Abbiamo vissuto per decenni, praticamente dall’ormai lontano miracolo economico, su molti miti, dal consideraci una propaggine di un blocco continentale, guardando a nord ed alle montagne come barriera da superare per ogni possibile integrazione, agli strumenti terrestri, l’automotive, come principale attività nazionale ed indice di sviluppo (e ricchezza)
L’integrazione, europea e soprattutto globale passa invece dal mare …
Oggi con la crisi energetica, e con minacce terrestri alle porte di casa, ci stiamo rendendo conto che il mare è la soluzione, la coperta larga che possiamo stirare e con la quale possiamo proteggerci.
Cosa ha fatto la Marina?
Da sempre, e mai come negli ultimi decenni, la Marina ha guardato avanti, ha studiato, intuito e progettato, si è preparata alle nuove sfide, ed anche le esercitazioni di questi giorni ne sono una dimostrazione, come sono la dimostrazione delle difficoltà che deve affrontare ed è capace di superare.
La Marina ha guardato il mare, alla superficie come ai fondali, allo spazio, e le risposte alle crisi che sono esplose erano pronte, dai trasporti energetici da assicurare e proteggere, sia rigidi con i gasdotti sottomarini che flessibili con le navi, alle reti sottomarine essenziali per la nostra vita quotidiana; risposte che oltre ad essere coerenti ed immediate, hanno dato credibilità e potere contrattuale ai decisori.
Agendo su mari lontani, proiettandosi sulle aree dove sta aumentano la conflittualità la Marina non è velleitaria (come vorrebbe una interessata campagna) ma previdente, previdente anche nel comprendere ed anticipare la fine della globalizzazione ed il ritorno ai blocchi economici con le conseguenti azioni di riposizionamento (che dovranno essere accompagnate da azioni di reshoring della cantieristica e dell’armamento nazionale, una nuova visione ed una nuova generazione di imprenditori, con nuove prospettive occupazionali e di crescita, l’investimento sul futuro.
Cos’è la Marina?
La Marina è una sola, le attività legate al mare, sopra e sotto la superficie, la possibilità di collegarci e ricevere quanto abbiamo bisogno, inviare quanto produciamo, attrarre investimenti e lavoro (tra cui il turismo), renderci appetibili …
Renderci appetibili, sia per amici che per avversari ed anche per nemici, e la parte della Marina che è la Marina Militare è il fattore tutelante, il collante di tutto il “sistema mare”, capace di intervenire non solo come guardiano della porta, ma ovunque ed adeguatamente sia necessario.
Capace di intervenire ma anche di guardare lontano: la Marina opera oggi ma si prepara e prepara il domani; da sempre la Marina, ed in particolare la Marina Militare, con i suoi studi e la simbiosi con la cantieristica, intesa come industria capillare e non come semplice scalo, è stata il centro dell’innovazione, ma anche il grande motore occupazionale.
Senza considerare il turismo, che trova nel mare il principale polo di attrazione, oggi le attività legate alla marina, Mercantile e Militare ed industria marittima, costituiscono il maggiore generatore di impiego, superiore a quello dell’industria aeronautica, enormemente più elevato di quello dell’industria automobilistica.
Cosa serve alla Marina?
Come ad una madre più che un’amante tradita serve comprensione, prima ancora che risorse materiali serve il ritorno emotivo, serve il riavvicinamento alle e dalle nuove generazioni.
Serve comprendere che la Marina, in tutti i suoi aspetti, la marittimità nella sua interezza, è un’opportunità per i giovani, come identificazione ma anche come sicurezza occupazionale, possibilità di crescita.
Nella marittimità di un paese le interazioni sono molteplici, non solo possibili ma opportune e necessarie, e questo rappresenta una grande opportunità per i giovani.
Il ritorno al mare, per le nuove generazioni, la vecchia professionalità con le nuove conoscenze, è la prima necessità della Marina, quella che è una sola, dalla marina Mercantile a quella Militare, come maggiore dedizione, all’industria marittima con l’off-shore quale nuova e maggiore intensità.
Cosa possiamo fare per la Marina?
La Marina, nella sua interezza e nei suoi molteplici aspetti, è il vero e solo attore globale del nostro paese.
Come Forza Armata, l’unica in grado di presidiare ovunque e comunque; va assegnato personale, in un’ottica di impegno globale e commisurato allo stesso, e vanno costantemente rinnovati i mezzi.
Il personale serviva da ieri, ed oggi si sopravvive grazie al sacrificio ed alla dedizione di chi veste l’uniforme, ma il paese ed decisori devono comprendere ed agire di conseguenza, e subito, a correzione di inaccettabili errori del passato.
La stessa dotazione di mezzi che deve essere continuamente aggiornata ed adeguata ai nuovi impegni, quale intensità, spazio di azione ed alleanze, è un investimento redditizio, visti i risultati ed i ritorni in termini di promozione, emulazione, ed acquisizione di Marine estere.
Anche questo è parte della proiezione globale del paese.
La Marina è troppo piccola, soprattutto troppo sacrificata anche per le sole ambizioni di media potenza, e di credibilità, che sono le aspirazioni del nostro Paese, come membro della UE ma anche come attore globale che deve rimanere. Gian Carlo Poddighe
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